Il Tirreno

Tutti licenziati all'Intermare

Alessandro De Gregorio
Alcuni lavoratori licenziati, a sinistra Ugo Tarchi della Cgil
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Alcuni lavoratori licenziati, a sinistra Ugo Tarchi della Cgil

Niente preavviso, solo lettere consegnate a mano La Cgil: «Non si fa così, prima le procedure di mobilità o sarà guerra»

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MONTESCUDAIO. Licenziati. Dal giorno alla notte. Senza preavviso. E' quanto è capitato a una quindicina di dipendenti della Intermare Srl, cantiere nautico di Poggio Gagliardo. Quindici quelli che hanno ricevuto nei giorni scorsi altrettante lettere di licenziamento «per cessazione attività».
Ma già altrettanti erano stati tagliati a gennaio. Con diversa motivazione («riduzione del personale»), ma sempre senza preavviso. Gente che lavorava in quel cantiere da anni, si sentiva garantita da contratti a tempo indeterminato. E che ora si ritrova senza stipendio.
Anzi, ad alcuni di loro lo stipendio manca già da un paio di mesi, come confermano all'ufficio vertenze Cgil. «Abbiamo già impugnato i primi licenziamenti e faremo altrettanto con questi perché non ci si può comportare così, ci sono procedure da rispettare» dice Antonella Di Giambattista, responsabile dell'ufficio. Rincara la dose Ugo Tarchi, (Filcem Cgil): «Chiederemo il ritiro dei licenziamenti e l'avvio delle procedure, o sarà guerra».
Intanto i lavoratori sono disperati. Nella cassetta hanno trovato lettere choc. Sei righe e mezzo firmate dall'amministratore unico di Intermare Srl, Odivio Giusti: «La presente per comunicarle che, in ragione della grave crisi di settore nel quale la scrivente opera e in ragione della conseguente completa assenza degli ordini di produzione, la scrivente società si è trovata costretta a cessare l'attività aziendale. Al momento infatti, dopo lungo periodo di riduzione del lavoro, siamo arrivati a un'assenza totale di commesse e nell'impossibilità presente e futura di occupare proficuamente i lavoratori. Ci vediamo costretti, nostro malgrado, a comunicarle il licenziamento con effetto immediato dalla data odierna (30 giugno). Lei è pertanto esonerato dal prestare attività durante il periodo di preavviso, la cui indennità sostitutiva le sarà corrisposta insieme agli emolumenti spettanti per legge».
Lettere alla mano, i lavoratori si sono rivolti alla Cgil. Per la seconda volta. «A gennaio un primo gruppo di lavoratori - spiega Di Giambattista - ci aveva portato queste lettere di licenziamento, senza preavviso, motivate con la riduzione del personale per far fronte alla crisi. Bisogna anche aggiungerne altri di licenziamenti, una decina. Quelli di una ditta collegata, la Naval Supporti, che operava nello stesso capannone della Intermare ed era gestita dai figli di Giusti. Dal 2008 è in liquidazione. Liquidatore è stato nominato Fabio Giusti, figlio di Odivio. Quest'ultimo lo incontrai un mese fa all'ufficio provinciale del lavoro. Gli chiesi se fossero vere le voci secondo le quali l'Intermare avrebbe portato i libri contabili in tribunale. Mi rispose sarcastico: "Garberebbe a tanti....". Ammise che l'azienda era in crisi ma smentì ogni voce su fallimenti e chiusure. Ora veniamo a sapere che l'azienda cessa l'attività. Ci dispiace, ma ci dispiace soprattutto per questi lavoratori che non hanno avuto nemmeno il paracadute degli ammortizzatori sociali: cassa integrazione, mobilità. Eppure la legge parla chiaro: nel caso in cui si superino i cinque licenziamenti nell'arco di 120 giorni devono scattare le procedure. Ecco perché impugneremo anche questi. E ovviamente, per gli stipendi arretrati, scatteranno i decreti ingiuntivi».
«Da giorni cerco invano di mettermi in contatto con Giusti - dice Tarchi - ma dovremo vederci in tutti i modi. Pretendiamo il ritiro dei licenziamenti e l'avvio delle procedure. Non si possono trattare così i lavoratori. Confidiamo nella collaborazione dell'azienda, altrimenti agiremo per vie legali».

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