Il Tirreno

In quel night non ci si prostituiva

Ballerine tra i clienti di un night club
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Ballerine tra i clienti di un night club

Nessuna prostituzione. E nemmeno impiego di manodopera clandestina ai fini dello sfruttamento sessuale. L'unica attività che si svolgeva al Charlie Brown era quella di un normale night club: bevute in compagnia di belle ragazze

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ROSIGNANO. Nessuna prostituzione. E nemmeno impiego di manodopera clandestina ai fini dello sfruttamento sessuale. L'unica attività che si svolgeva al Charlie Brown era quella di un normale night club: bevute in compagnia di belle ragazze. Tutto a pagamento, ma tutto lecito. E' quanto ha stabilito la Corte d'appello di Firenze, che ha assolto il settantenne Guido Rota.
Rota era finito in un'inchiesta condotta a cavallo tra il 2004 e il 2005. L'allora gestore del locale vadese si era fatto un mese di carcere alle Sughere. Moglie e figlio, messi agli arresti domiciliari, ne erano già usciti puliti. Rota no: il tribunale lo aveva condannato a due anni e otto mesi. Ora i giudici fiorentini lo hanno assolto con formula piena, accogliendo l'appello presentato dai suoi avvocati Guglielmo Ciulli e Cristiano Spadoni. Unica condanna, quella per l'aver impiegato personale senza contratto di lavoro: diecimila euro di contravvenzione, cancellati dall'indulto.
L'indagine. Risale al 2004 l'"Operazione sirenetta". Fu firmata dal sostituto Roberto Pennisi e partì a Livorno da un controllo sui libri contabili dell'associazione culturale "Amici della musica". Si estese a mezza Toscana. Le accuse: sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. In associazione per delinquere. Nel 2005 carabinieri e finanzieri misero i sigilli a otto night, identificarono 130 clienti, denunciarono i gestori, alcuni li arrestarono. Come Rota.
Condannato. Nel gennaio 2007, al processo di primo grado il tribunale aveva condannato Rota a due anni e otto mesi di reclusione e al pagamento di diecimila euro di multa, assolvendolo dall'accusa di associazione a delinquere. Assoluzioni piene per il figlio e la moglie.
Assolto. La Corte di appello ha chiuso del tutto questa vicenda, per quanto riguarda l'impresario. Osservano infatti i giudici che, a proposito del reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, «nessuna delle ragazze venne sorpresa in atteggiamenti sessuali coi clienti, fuori o dentro il locale, ma solo intenta a svolgere i normali compiti propri delle ballerine o entraineuse. Anche dal contenuto delle telefonate intercettate nell'agosto 2004 intercorse tra il Bianchi (Stefano Bianchi, amministratore di fatto degli Amici della musica, ndr) e il Rota, si fa solo riferimento all'avvio al lavoro di tre ragazze rumene presso il night club del Rota, come entraineuse. Altro non vi è a carico del Rota in relazione a tale reato, se non l'illazione del tutto indimostrata del tribunale secondo cui "è fatto notorio che i frequentatori di questo tipo di locali siano disposti a pagare profumatamente le consumazioni di alcolici solo se ciò consente loro di conoscere donne con le quali sperano poi successivamente di avere rapporti sessuali a pagamento". Ne deriva che manca del tutto la prova della sussistenza del reato de quo, da cui quindi il prevenuto va assolto con ampia formula».
Quanto poi al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per fini di sfruttamento sessuale, i giudici concludono che «essendo stata esclusa la sussistenza di ogni attività di prostituzione, fuori o dentro il locale del Rota, viene meno la sussistenza anche di tale reato per mancanza di detto elemento essenziale». (adg)

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