Il Tirreno

Lo studente, a bordo di uno scooter, morì in un incidente stradale sulla vecchia Aurelia tra Rosignano e Vada

«Ora basta, voglio la verità su mio figlio»

Mario Moscadelli
Michael Ghimenti Studente del Nautico di Livorno era tifoso della squadra amaranto
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Michael Ghimenti Studente del Nautico di Livorno era tifoso della squadra amaranto

Nella sua cameretta ora spicca una "A" gigante contornata di amaranto. Sono stati i suoi fratelli, Alex e Chantal, a volere che la stanza dove Michael cullava i suoi sogni di appena maggiorenne continuasse a vivere, continuasse ad esprimere vita.

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ROSIGNANO. Nella sua cameretta ora spicca una "A" gigante contornata di amaranto. Sono stati i suoi fratelli, Alex e Chantal, a volere che la stanza dove Michael cullava i suoi sogni di appena maggiorenne continuasse a vivere, continuasse ad esprimere vita.
Continuasse ad esprimere tutta la passione e l'attaccamento che il giovane aveva per il Livorno.
È passato un anno dalla tragedia che ha tolto la vita a Michael Ghimenti. Era il 5 luglio del 2008 e Michael, in sella al suo scooter, stava raggiungendo l'albergo dove lavorava, l'hotel Quisisana di Vada. Ma in quell'albergo non c'è mai arrivato. Fatale lo scontro con un fuoristrada. Tanti gli amici che in questi giorni sono tornati sul luogo del dramma. Accanto alla lapide - realizzata vicino alla casa cantoniera dell'Anas - sono stati appesi nuovi striscioni, lasciate delle dediche, dei ricordi. Ma alla madre Barbara non basta. Vuole sapere di chi sono le responsabilità di quell'incidente e soprattutto sapere cosa è accaduto in quel maledetto tratto di Aurelia. «È passato un anno dalla morte di Michael - dice Barbara Ghimenti - e ancora non sappiamo niente di certo sull'incidente. Io so soltanto che il fuoristrada che si è scontrato con mio figlio viaggia liberamente, mentre lo scooter e il casco di Michael sono ancora sotto sequestro. Sapevo che i tempi giudiziari fossero lunghi, ma nessuno ci ha mai fatto sapere niente delle indagini. Solo silenzio. Non so nemmeno se esiste un verbale ufficiale redatto dalla polizia municipale».
A un anno di distanza da quel dramma, Barbara - che ha ceduto il negozio di bomboniere a Livorno e ora sta cercando lavoro a Rosignano - ha ristampato altri 50 manifesti attaccati tra Solvay, Vada e Castiglioncello. «Questa volta non è un appello, perché credo che ormai se c'era un testimone si sarebbe fatto avanti. Ho voluto rendere pubblica questa ricorrenza perché voglio la verità sulla morte di mio figlio. Non riuscirò a darmi pace fino a quando non saprò come e perché è avvenuto quell'incidente». Barbara attacca anche l'Inail. «Mi hanno detto che non avrò nessun risarcimento, perché Michael sì stava andando a lavoro ma non aveva una famiglia a carico».

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