Finanza
Fiume in agonia: è allarme acqua
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Due scorci del fiume Cecina all’altezza del ponte sull’Aurelia Poca acqua torbida e tante alghe Ecco come si presenta oggiAMBIENTE I pescasportivi ormai emigrano in Bocca d'Arno «Solo promesse, ma così il Cecina muore»
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CECINA. Ci risiamo. Ormai ad ogni inizio estate si ripete come un mantra l'allarme ambientale per il fiume Cecina. Pensavamo che l'autunno piovoso avesse iniettato ossigeno nei 79 km del corso del fiume che dal massiccio delle Cornate si accompagna fino a Marina di Cecina. Invece basta affacciarsi dal ponte sull'Aurelia per assistere ad uno spettacolo desolante.
Il fiume si è ristretto, l'acqua è torbida, verde, grigia e gialla, su quel che resta delle sponde si sono formate alghe ed escrescenze vegetali che, col caldo, marciscono. E anche gli ultimi affezionati pescatori che fino a qualche settimana fa avevano gettato le loro canne a mulinello nelle acque del fiume, oggi hanno fatto le valigie.
Da tempo devono emigrare in Bocca D'Arno o presso altri lidi toscani i pescatori dell'Aps Cecina. Alcuni soci hanno lasciato, perchè qui non è più possibile pescare. Altri resistono, fra mille fatiche. «E mille promesse», ci racconta uno di loro, deluso anche se non rassegnato. «Ci avevano rassicurato, ci avevano promesso i laghetti della Magona. Invece....». Invece il fiume è sempre più malridotto, malato terminale più per l'incuria di chi dovrebbe occuparsene ed i massicci prelievi a cui viene sottoposto a scopo industriale, che per le stesse peculiarità di sorgente a carattere torrentizio.
Si estende per 900 km quadrati, abbraccia quattro provimce (Livorno, Pisa, Siena e Arezzo) e due ambiti territoriali. Ha una portata massima di 1030 metri cubi al secondo che si riduce drasticamente, nei momenti di sccita, a 0,01 mc/s. L'acronimo dell'agonia del Cecina è Mdv: sgnifica minimo deflusso vitale, e qui c'è da capire quale sia la soglia minima per capire se il Cecina è vivo, malato o moribondo. A guardarlo oggi, anche gli occhi di un profano non possono che constatarne il suo precario stato di salute. Soprattutto a monte dell'Aurelia l'alveo si è asciugato, l'acciottolato di pietre e sassi è cresciuto mentre il Cecina ha assunto un coloro verde e giallastro, riempendosi di alghe. Gli esperti rassicurano: eutrofizzazione. Col termine si indica più genericamente il fenomeno per cui, essendo il corso d'acqua carico eccessivamente di sostanze nutrituve (azoto, fosforo, zolfo), si formano essenze vegetali al suo interno. Quelle stesse che si vedono formarsi lungo le due sponde, dove al posto dell'acqua sono nati, qua e là, anche piccoli isolotti di limo.
Inquinato e soffocato, nonostante qualcosa si sia fatto soprattutto in questi ultimi anni per contenere i prelievi e migliorare alcuni impianti produttivi insediati lungo il corso del fiume (pensiamo alla riconversione delle celle a mercurio dell'Altair con le meno inquinanti celle a membrana). Ma non basta. Affacciattevi sul ponte e guardate come sta il Cecina. E siamo solo a fine giugno, con un'estate da venire.
A.R.
Il fiume si è ristretto, l'acqua è torbida, verde, grigia e gialla, su quel che resta delle sponde si sono formate alghe ed escrescenze vegetali che, col caldo, marciscono. E anche gli ultimi affezionati pescatori che fino a qualche settimana fa avevano gettato le loro canne a mulinello nelle acque del fiume, oggi hanno fatto le valigie.
Da tempo devono emigrare in Bocca D'Arno o presso altri lidi toscani i pescatori dell'Aps Cecina. Alcuni soci hanno lasciato, perchè qui non è più possibile pescare. Altri resistono, fra mille fatiche. «E mille promesse», ci racconta uno di loro, deluso anche se non rassegnato. «Ci avevano rassicurato, ci avevano promesso i laghetti della Magona. Invece....». Invece il fiume è sempre più malridotto, malato terminale più per l'incuria di chi dovrebbe occuparsene ed i massicci prelievi a cui viene sottoposto a scopo industriale, che per le stesse peculiarità di sorgente a carattere torrentizio.
Si estende per 900 km quadrati, abbraccia quattro provimce (Livorno, Pisa, Siena e Arezzo) e due ambiti territoriali. Ha una portata massima di 1030 metri cubi al secondo che si riduce drasticamente, nei momenti di sccita, a 0,01 mc/s. L'acronimo dell'agonia del Cecina è Mdv: sgnifica minimo deflusso vitale, e qui c'è da capire quale sia la soglia minima per capire se il Cecina è vivo, malato o moribondo. A guardarlo oggi, anche gli occhi di un profano non possono che constatarne il suo precario stato di salute. Soprattutto a monte dell'Aurelia l'alveo si è asciugato, l'acciottolato di pietre e sassi è cresciuto mentre il Cecina ha assunto un coloro verde e giallastro, riempendosi di alghe. Gli esperti rassicurano: eutrofizzazione. Col termine si indica più genericamente il fenomeno per cui, essendo il corso d'acqua carico eccessivamente di sostanze nutrituve (azoto, fosforo, zolfo), si formano essenze vegetali al suo interno. Quelle stesse che si vedono formarsi lungo le due sponde, dove al posto dell'acqua sono nati, qua e là, anche piccoli isolotti di limo.
Inquinato e soffocato, nonostante qualcosa si sia fatto soprattutto in questi ultimi anni per contenere i prelievi e migliorare alcuni impianti produttivi insediati lungo il corso del fiume (pensiamo alla riconversione delle celle a mercurio dell'Altair con le meno inquinanti celle a membrana). Ma non basta. Affacciattevi sul ponte e guardate come sta il Cecina. E siamo solo a fine giugno, con un'estate da venire.
A.R.
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