Finanza
Il sindaco uscente lascia al suo delfino e rende onore al rivale
Pacini, l'ultima vittoria
Alessandro De Gregorio
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Il sindaco uscente Paolo Pacini2 MINUTI DI LETTURA
CECINA. E' la «sua» ultima vittoria. Dopo due mandati lascia la poltrona di sindaco al suo delfino, con cui ieri pomeriggio ha seguito i risultati di un ballottaggio combattuto fino all'ultima sportellata. Rende onore all'avversario e ostenta sicurezza. Ma sotto sotto, Paolo Pacini ha trepidato. Anche se non lo ammette.
Pacini, alla fine è andata come sperava...
«Sì, ed è una soddisfazione anche personale. Il lavoro di questi anni è stato premiato e ha vinto Stefano, il mio braccio destro. Il compianto Alberto Mazzoncini lo ha sempre affettuosamente chiamato il mio delfino».
Ma se l'è vista brutta, dica la verità.
«No. Ero convinto di vincere, parlando con la gente ho percepito tanta fiducia. Ci ha un po' penalizzato l'astensionismo, al ballottaggio va a votare meno gente. Cecina però ha mantenuto una delle più alte percentuali con quasi il 64% di votanti».
Alla prima sezione scrutinata era in vantaggio Barabino.
«Ma conosco a menadito le sezioni e sapevo ad esempio che Palazzi, una delle nostre roccaforti, avrebbe portato tanti voti a Stefano. E' stata una competizione agguerrita, stavolta il centrodestra ha schierato un candidato valido. Non ci scordiamo poi che siamo partiti con otto candidati. Essere usciti vincitori vale il doppio».
La destra a Cecina ha ottenuto un risultato storico.
«Ripeto, è stata una campagna serrata. Ma sempre corretta. Averci portati al ballottaggio per loro è stata già una vittoria, li ha caricati di entusiasmo. E hanno messo in campo un'organizzazione perfetta».
Una gioiosa macchina da guerra, come disse Occhetto?
«Sì, un'organizzazione sul modello del vecchio Pci».
Matteoli ha reso onore a Benedetti.
«E io faccio altrettanto con Barabino: è stato veramente all'altezza».
Dia un consiglio a lui e al nuovo sindaco.
«A Stefano dico solo di stare con la gente e ascoltarla».
Metodo Pacini?
«Metodo che paga».
E a Barabino?
«Suggerisco un'opposizione costruttiva per la crescita della città. E sono convinto che sarà così».
Quando lascia il suo ufficio?
«Domani (stamani, ndr). Con i pacchi, come nei film americani».
Commosso?
«No, tranquillo. E soddisfatto».
E prossimo assessore provinciale al turismo.
«Non so ancora niente. Dico solo che ho accumulato un bagaglio di esperienza e mi piacerebbe metterlo a disposizione di tutti».
Pacini, alla fine è andata come sperava...
«Sì, ed è una soddisfazione anche personale. Il lavoro di questi anni è stato premiato e ha vinto Stefano, il mio braccio destro. Il compianto Alberto Mazzoncini lo ha sempre affettuosamente chiamato il mio delfino».
Ma se l'è vista brutta, dica la verità.
«No. Ero convinto di vincere, parlando con la gente ho percepito tanta fiducia. Ci ha un po' penalizzato l'astensionismo, al ballottaggio va a votare meno gente. Cecina però ha mantenuto una delle più alte percentuali con quasi il 64% di votanti».
Alla prima sezione scrutinata era in vantaggio Barabino.
«Ma conosco a menadito le sezioni e sapevo ad esempio che Palazzi, una delle nostre roccaforti, avrebbe portato tanti voti a Stefano. E' stata una competizione agguerrita, stavolta il centrodestra ha schierato un candidato valido. Non ci scordiamo poi che siamo partiti con otto candidati. Essere usciti vincitori vale il doppio».
La destra a Cecina ha ottenuto un risultato storico.
«Ripeto, è stata una campagna serrata. Ma sempre corretta. Averci portati al ballottaggio per loro è stata già una vittoria, li ha caricati di entusiasmo. E hanno messo in campo un'organizzazione perfetta».
Una gioiosa macchina da guerra, come disse Occhetto?
«Sì, un'organizzazione sul modello del vecchio Pci».
Matteoli ha reso onore a Benedetti.
«E io faccio altrettanto con Barabino: è stato veramente all'altezza».
Dia un consiglio a lui e al nuovo sindaco.
«A Stefano dico solo di stare con la gente e ascoltarla».
Metodo Pacini?
«Metodo che paga».
E a Barabino?
«Suggerisco un'opposizione costruttiva per la crescita della città. E sono convinto che sarà così».
Quando lascia il suo ufficio?
«Domani (stamani, ndr). Con i pacchi, come nei film americani».
Commosso?
«No, tranquillo. E soddisfatto».
E prossimo assessore provinciale al turismo.
«Non so ancora niente. Dico solo che ho accumulato un bagaglio di esperienza e mi piacerebbe metterlo a disposizione di tutti».
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