Il dolore
Peter Zwack, dopo il Caffè della Posta, ha rilevato anche la storica Magona
Mister Unicum compra l'Osteria
Divina Vitale
◗
I coniugi Zwack insieme ai ristoratori Barsacchi e D’AlessiContinuano a gestire il ristorante i gestori Barsacchi e D'Alessi
2 MINUTI DI LETTURA
BOLGHERI. La tradizione vive e si alimenta nella storia. E la storia dell'Osteria La Magona comincia da lontano. Nonna Ilia Brunetti, 91 anni compiuti l'8 aprile scorso, ha visto come si è evoluta la storia del forno che giaceva nell'Osteria. Il forno veniva infatti utilizzato dalla sua famiglia. Il padre, prima guardia a Santa Luce, sposò la madre, anche lei di Santa Luce, e si trasferirono a Bolgheri. Dopo poco divenne invalido e la madre, da tutti conosciuta come Giuseppina anche se il vero nome era un altro, si adattò a cuocere il pane per tutti gli abitanti del paese. «Il forno era al posto del ristorante La Magona - racconta Ilia - La gente veniva a casa nostra e ci chiedeva quando lo accendevamo. Ognuno si metteva in fila, portava il suo impasto e mia madre lo cuoceva. Così ricavava qualche soldo, facendo legna e sfornando pane per il paese».
E se ne parli ancora in paese tutti ricordano con gioia quei tempi. I tempi in cui ogni famiglia preparava l'impasto casalingo e poi lo portava a cuocere nel forno del borgo. «La famiglia Brunetti non è stata la prima né l'ultima - dice Franco Creatini, altro storico bolgherese - si sono succedute diverse famiglie. Una addirittura è poi divenuta proprietaria di un panificio in via Piave a Donoratico: la famiglia Cecchetti. Mi ricordo mia madre che con i pezzi di pasta avanzati creava delle figure, gli omini di pane e li cuoceva. E ancora faceva zonzelle per tutti. Bei ricordi».
Negli anni Cinquanta fu la volta di Ernesto Buti. E da allora se non altro la tradizione del buon mangiare è rimasta ed è passata nelle mani di due cuochi d'eccezione che concentrano i loro menù su bistecca e cacciagione. Omar Barsacchi e Gionata D'Alessi.
E anche la storia della Magona si tinge di nuovi colori e allarga gli orizzonti oltre l'eccellenza toscana, affacciandosi in Europa e presto anche in America. In Ungheria ha incontrato i nuovi proprietari: Peter Zwack, conosciuto in tutto il mondo come proprietario del marchio d'amaro Unicum, e sua moglie Ann, da almeno trent'anni bolgheresi acquisiti. Dopo il Caffè della Posta e annessa gelateria, di cui posseggono la licenza, hanno acquistato le mura del ristorante, assicurandogli così lunga vita.
E se ne parli ancora in paese tutti ricordano con gioia quei tempi. I tempi in cui ogni famiglia preparava l'impasto casalingo e poi lo portava a cuocere nel forno del borgo. «La famiglia Brunetti non è stata la prima né l'ultima - dice Franco Creatini, altro storico bolgherese - si sono succedute diverse famiglie. Una addirittura è poi divenuta proprietaria di un panificio in via Piave a Donoratico: la famiglia Cecchetti. Mi ricordo mia madre che con i pezzi di pasta avanzati creava delle figure, gli omini di pane e li cuoceva. E ancora faceva zonzelle per tutti. Bei ricordi».
Negli anni Cinquanta fu la volta di Ernesto Buti. E da allora se non altro la tradizione del buon mangiare è rimasta ed è passata nelle mani di due cuochi d'eccezione che concentrano i loro menù su bistecca e cacciagione. Omar Barsacchi e Gionata D'Alessi.
E anche la storia della Magona si tinge di nuovi colori e allarga gli orizzonti oltre l'eccellenza toscana, affacciandosi in Europa e presto anche in America. In Ungheria ha incontrato i nuovi proprietari: Peter Zwack, conosciuto in tutto il mondo come proprietario del marchio d'amaro Unicum, e sua moglie Ann, da almeno trent'anni bolgheresi acquisiti. Dopo il Caffè della Posta e annessa gelateria, di cui posseggono la licenza, hanno acquistato le mura del ristorante, assicurandogli così lunga vita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
