Il Tirreno

Troppi daini e caprioli: viti a rischio

Rino Bucci
Troppi daini e caprioli: viti a rischio

Ghiotti di germogli, danneggiano le colture L'assessore Callaioli: «Abbiamo già ricevuto diverse segnalazioni dalle associazioni»

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 CECINA. Sembrano tanto carini e mansueti, ma quando si trovano davanti a una vite si scatenano e diventano flagelli. In fondo, per caprioli e daini, quella pianta è solo un pasto, ma per i viticoltori è il frutto di una dura stagione di lavoro. Il seme da cui può nascere un successo.
 Secondo l'ultimo censimento in provincia ci sono 1.100 caprioli, mentre dei daini non esiste un dato ufficiale perché è un animale alloctono. E' stato immesso dall'uomo nel territorio, a differenza del capriolo che è autoctono e ha sempre vissuto nelle nostre zone. Il capriolo si trova in numero considerevole tra Cecina e Castagneto e mangia i germogli della vite. Il daino è come il cinghiale e dove passa distrugge. «Il numero è in aumento - dice il capo distretto dell'Atc, Andrea Paperini - Lo scorso anno abbiamo dovuto abbattere 80 caprioli e altrettanti daini. Perché non ci sono predatori che ne possano ridimensionare la quantità. Di anno in anno e aumentano». L'incremento di per sé non rappresenterebbe un problema, non fosse che sono ghiotti della pianta sbagliata: la vite. E quando, in una zona dove il vino è arte, si distrugge la pianta che lo produce, si corre ai ripari. «La situazione è da tenere sotto controllo - spiega Roberto Callaioli, assessore all'agricoltura di Castagneto - Abbiamo già ricevuto diverse segnalazioni dalle associazioni di categoria. Il fatto che questi animali prolificano senza avere antagonisti, come accadeva con il lupo, porterà la Provincia a intervenire».
 Molti viticultori per arginare le scorribande dei cinghiali si sono attrezzati con reti alte poco più di un metro. Ma contro caprioli e daini sono ben poco. «Questo è stato un anno particolare - conferma Leonardo Raspini, general manager di Tenuta Ornellaia - per la prima volta abbiamo avuto danni da brucatura da parte di daini e caprioli. Soprattutto nella zona del Masseto, che è più boschiva. 400 piante sono state distrutte anche perché le reti per i cinghiali vengono saltate. Abbiamo reso le piante indigeste cospargendole con zolfo e rame. Usiamo anche dei segnalatori acustici che li spaventano quando si avvicinano. Comunque si tratta di un fenomeno nuovo e in costante crescita, merita attenzione». Il patron del Sassicaia, Nicolò Incisa, conferma: «Ma sono contrario al loro abbattimento».

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