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Asa, è caos per i dati catastali
Alessandra Bernardeschi
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CECINA. Famiglie e, soprattutto anziani, nel caos per i dati catastali da comunicare a Asa. La norma, contenuta nella finanziaria del 2005, deve servire a combattere l'evasione fiscale e in particolare quella degli affitti in nero, ma si sta trasformando in un vero e proprio rompicapo. Infatti stanno arrivando nelle case dei cittadini, lettere nelle quali vengono richiesti fogli, particelle catastali di appartamenti posseduti, con tanto di domande tecniche e vari particolari che stanno risultando incomprensibili a molti cittadini. Ciò che invece viene ben compreso, e allarma, è la dicitura riferita alle sanzioni - da 100 a 2000 euro - in caso di non fornitura dei dati.
Un dispendio di energie, tempo e, talvolta denaro, che sta stressando molti utenti, preoccupati nel caso questi risultassero ad una verifica errati. Da qui la corsa di queste settimane alle varie associazioni sindacali, al Movimento consumatori oppure, da geometri e ragionieri privati per chiedere il riempimento di moduli.
In una nota Asa spa (servizio idrico integrato), e Asa trade, (vendita gas) chiarisce che «si tratta di un adempimento previsto dalla Legge Finanziaria 2005 (legge 30/12/2004 n. 311), che impone a tutte le società che svolgono attività di somministrazione di energia elettrica, gas e servizi idrici, di richiedere ai clienti i dati catastali identificativi dell'immobile presso cui è attivato il contratto di fornitura». Insomma, un modo per dire che l'iniziativa non parte dall'azienda ma che viene imposta da una legge.
Un'iniziativa, quella presa dall'Agenzia delle Entrate che Alessandro Masoni del Movimento consumatori definisce «irregolare rispetto alla legge 212 del 2000, che si riferisce allo Statuto del contribuente e che dice che un ente pubblico che debba avere dati che sono in possesso da un altro apparato della pubblica amministrazione (Comuni, Catasto) deve richiederli direttamente agli uffici e non al cittadino. Il progetto contenuto nella finanziaria 2005 - spiega - prevede di richiedere i dati catastali degli immobili in cui sono attive le utenze come gas, luce, acqua, servizio rifiuti. Confrontando questi dati con gli affitti regolarmente registrati, per differenza, si può arrivare a contrastare il fenomeno dell'evasione». In poche parole, se in un appartamento sono attivi i servizi di luce, gas e acqua, vuol dire che è abitato. «L'agenzia delle Entrate aveva due modi per prendere questi dati: quello di ordinare alle aziende dei servizi essenziali di richiedere informazioni agli utenti, come sta accadendo ora oppure agire attraverso il proprio personale ed acquisire i dati direttamente, così da confrontarli con i registri a propria disposizione». Ed il disagio per i cittadini non finisce qui: «infatti ogni azienda dovrà mandare questa lettera con un dispendio di energia e denaro per gli utenti». Contestate anche le sanzioni: «le lettere vanno inviate senza raccomandata e ricevuta di ritorno; quindi non potranno essere rintracciabili. Come fa l'Agenzia delle Entrate - chiede Masoni - a sapere se un cittadino ha inviato i dati oppure no e quindi applicare le sanzioni?»
Alessandra Bernardeschi
Un dispendio di energie, tempo e, talvolta denaro, che sta stressando molti utenti, preoccupati nel caso questi risultassero ad una verifica errati. Da qui la corsa di queste settimane alle varie associazioni sindacali, al Movimento consumatori oppure, da geometri e ragionieri privati per chiedere il riempimento di moduli.
In una nota Asa spa (servizio idrico integrato), e Asa trade, (vendita gas) chiarisce che «si tratta di un adempimento previsto dalla Legge Finanziaria 2005 (legge 30/12/2004 n. 311), che impone a tutte le società che svolgono attività di somministrazione di energia elettrica, gas e servizi idrici, di richiedere ai clienti i dati catastali identificativi dell'immobile presso cui è attivato il contratto di fornitura». Insomma, un modo per dire che l'iniziativa non parte dall'azienda ma che viene imposta da una legge.
Un'iniziativa, quella presa dall'Agenzia delle Entrate che Alessandro Masoni del Movimento consumatori definisce «irregolare rispetto alla legge 212 del 2000, che si riferisce allo Statuto del contribuente e che dice che un ente pubblico che debba avere dati che sono in possesso da un altro apparato della pubblica amministrazione (Comuni, Catasto) deve richiederli direttamente agli uffici e non al cittadino. Il progetto contenuto nella finanziaria 2005 - spiega - prevede di richiedere i dati catastali degli immobili in cui sono attive le utenze come gas, luce, acqua, servizio rifiuti. Confrontando questi dati con gli affitti regolarmente registrati, per differenza, si può arrivare a contrastare il fenomeno dell'evasione». In poche parole, se in un appartamento sono attivi i servizi di luce, gas e acqua, vuol dire che è abitato. «L'agenzia delle Entrate aveva due modi per prendere questi dati: quello di ordinare alle aziende dei servizi essenziali di richiedere informazioni agli utenti, come sta accadendo ora oppure agire attraverso il proprio personale ed acquisire i dati direttamente, così da confrontarli con i registri a propria disposizione». Ed il disagio per i cittadini non finisce qui: «infatti ogni azienda dovrà mandare questa lettera con un dispendio di energia e denaro per gli utenti». Contestate anche le sanzioni: «le lettere vanno inviate senza raccomandata e ricevuta di ritorno; quindi non potranno essere rintracciabili. Come fa l'Agenzia delle Entrate - chiede Masoni - a sapere se un cittadino ha inviato i dati oppure no e quindi applicare le sanzioni?»
Alessandra Bernardeschi
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