Il dolore
cecina
Il maxi ripascimento slitta al prossimo anno
Alessandro De Gregorio
Un ritardo di almeno 5 mesi, delusi gli operatori all'incontro con la Provincia
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CECINA. «Non giriamoci intorno, siamo in ritardo di almeno cinque mesi». L’ammissione «ufficiale» del sindaco Paolo Pacini arriva in chiusura, ma se ne ha la consapevolezza già a metà riunione quando le dichiarazioni si incrociano e si contraddicono. Quando in sottofondo si sente il rumore dei polpastrelli che si arrampicano sugli specchi. Il maxi ripascimento non partirà a fine anno. E forse nemmeno all’inizio del prossimo. I più ottimisti ipotizzano la primavera 2010. I più realisti l’autunno.
Delusione e preoccupazione tra gli operatori che escono dall’incontro con Giorgio Kutufà, chiesto un mese fa per sapere quando sarà pronto il progetto esecutivo e si comincerà a portare sabbia sulle spiagge divorate dal mare. «Non potevo incontrarvi prima perché l’autorizzazione al preliminare è arrivata solo ieri dalla Regione. E comunque gli uffici sono al lavoro per predisporre gli atti. Il cantiere aprirà entro la fine di quest’anno». Questo dice Kutufà, almeno all’inizio. Viene smentito su tutto dal geologo della Provincia, Enrico Bartoletti, che arriva all’incontro poco più tardi. Tre cose dice Bartoletti: «L’autorizzazione con le prescrizioni l’ho scaricata dal sito internet della Regione. Sono tutte prescrizioni superabili ma i nostri progettisti non sono qualificati per farlo, dovremo aprire un bando. Entro fine anno o al massimo all’inizio del 2010 sarà approvato il progetto definitivo». Affermazioni che rimescolano gli operatori e i dirigenti delle associazioni di categoria. Anche quando viene affrontata la questione economica, che viene legata al prosciugamento delle casse statali a causa dell’emergenza terremotati. Per il ripascimento, Bartoletti all’inizio parla di «un intervento da nove milioni».
Gli viene fatto notare che, un anno fa, i milioni erano dodici: sette già stanziati dalla Regione, altri cinque da reperire attraverso un finanziamento europeo. Il geologo si corregge: «Certo, sono 12 ma a causa del costo della sabbia». E qui si apre un altro fronte. Perché finora si era detto che per il maxi ripascimento sarebbero serviti 500mila metri cubi di sabbia. Sabbia da reperire subito dal fiume, in attesa che fosse terminata la caratterizzazione dei cinque giacimenti a mare individuati al largo della costa (per le analisi si stima che ci vogliano due anni) Ora, la sabbia del fiume è quella che si otterrà scavando la foce per realizzare il nuovo porto turistico. Proprio lunedì, ha ribadito con soddisfazione il sindaco, la Regione ha concesso la Via e ora siamo nella fase della progettazione esecutiva del porto. Bene, ma allora cosa deve partire per primo? Il porto o il ripascimento? E’ una delle venti prescrizioni della Regione, che chiede anche di indicare le cave. Un’altra prescrizione impone lo stop dei lavori dal primo aprile al 30 settembre. In un’altra ancora si domanda perché non costruire i pennelli con i massi anziché in cemento armato. «Tutti rilievi superabili - ripete Pacini - Ora l’importante è correre per il progetto esecutivo e fare in modo di aggiudicare i lavori entro dicembre». Ma cade nel vuoto il tentativo di tranquillizzare chi di spiaggia ci vive. «Da quanto abbiamo capito, prima del prossimo anno non si comincia. E allora siamo nei guai» taglia corto Massimo Cascione (Confcommercio). «Delusione» viene espressa anche da Gabriele Bilanceri, dirigente della stessa associazione.
Stefano Paperini (Confesercenti) si dichiara «preoccupato per questa mancanza di risorse umane ed economiche di cui parla la Provincia. Comunque chiediamo di seguire la progettazione e le procedure dei finanziamenti. Vorremmo ripetere l’esperienza del cronoprogramma, anche se finora non ha dato gli esiti sperati visto che siamo in ritardo». La proposta è accolta da Kutufà, che suggerisce di formare un comitato ristretto, un tavolo tecnico con cui relazionarsi. Infine il «tamponamento», come lo chiama Kutufà. Cioè gli interventi urgenti da fare prima che cominci l’alta stagione. Pacini, riferendosi allo scavo eseguito in questi giorni dal Circolo nautico alla foce, assicura che «sulla barra ci sono centomila metri cubi di materiale. In parte lo useremo per sistemare la strada che costeggia i bagni alle Gorette, in parte servirà agli operatori come Biondi, dell’ex villaggio francese, più danneggiati dalle mareggiare. E’ chiaro che la sabbia dovrà essere trasportata a carico degli stessi operatori e usata a fini pubblici».
Delusione e preoccupazione tra gli operatori che escono dall’incontro con Giorgio Kutufà, chiesto un mese fa per sapere quando sarà pronto il progetto esecutivo e si comincerà a portare sabbia sulle spiagge divorate dal mare. «Non potevo incontrarvi prima perché l’autorizzazione al preliminare è arrivata solo ieri dalla Regione. E comunque gli uffici sono al lavoro per predisporre gli atti. Il cantiere aprirà entro la fine di quest’anno». Questo dice Kutufà, almeno all’inizio. Viene smentito su tutto dal geologo della Provincia, Enrico Bartoletti, che arriva all’incontro poco più tardi. Tre cose dice Bartoletti: «L’autorizzazione con le prescrizioni l’ho scaricata dal sito internet della Regione. Sono tutte prescrizioni superabili ma i nostri progettisti non sono qualificati per farlo, dovremo aprire un bando. Entro fine anno o al massimo all’inizio del 2010 sarà approvato il progetto definitivo». Affermazioni che rimescolano gli operatori e i dirigenti delle associazioni di categoria. Anche quando viene affrontata la questione economica, che viene legata al prosciugamento delle casse statali a causa dell’emergenza terremotati. Per il ripascimento, Bartoletti all’inizio parla di «un intervento da nove milioni».
Gli viene fatto notare che, un anno fa, i milioni erano dodici: sette già stanziati dalla Regione, altri cinque da reperire attraverso un finanziamento europeo. Il geologo si corregge: «Certo, sono 12 ma a causa del costo della sabbia». E qui si apre un altro fronte. Perché finora si era detto che per il maxi ripascimento sarebbero serviti 500mila metri cubi di sabbia. Sabbia da reperire subito dal fiume, in attesa che fosse terminata la caratterizzazione dei cinque giacimenti a mare individuati al largo della costa (per le analisi si stima che ci vogliano due anni) Ora, la sabbia del fiume è quella che si otterrà scavando la foce per realizzare il nuovo porto turistico. Proprio lunedì, ha ribadito con soddisfazione il sindaco, la Regione ha concesso la Via e ora siamo nella fase della progettazione esecutiva del porto. Bene, ma allora cosa deve partire per primo? Il porto o il ripascimento? E’ una delle venti prescrizioni della Regione, che chiede anche di indicare le cave. Un’altra prescrizione impone lo stop dei lavori dal primo aprile al 30 settembre. In un’altra ancora si domanda perché non costruire i pennelli con i massi anziché in cemento armato. «Tutti rilievi superabili - ripete Pacini - Ora l’importante è correre per il progetto esecutivo e fare in modo di aggiudicare i lavori entro dicembre». Ma cade nel vuoto il tentativo di tranquillizzare chi di spiaggia ci vive. «Da quanto abbiamo capito, prima del prossimo anno non si comincia. E allora siamo nei guai» taglia corto Massimo Cascione (Confcommercio). «Delusione» viene espressa anche da Gabriele Bilanceri, dirigente della stessa associazione.
Stefano Paperini (Confesercenti) si dichiara «preoccupato per questa mancanza di risorse umane ed economiche di cui parla la Provincia. Comunque chiediamo di seguire la progettazione e le procedure dei finanziamenti. Vorremmo ripetere l’esperienza del cronoprogramma, anche se finora non ha dato gli esiti sperati visto che siamo in ritardo». La proposta è accolta da Kutufà, che suggerisce di formare un comitato ristretto, un tavolo tecnico con cui relazionarsi. Infine il «tamponamento», come lo chiama Kutufà. Cioè gli interventi urgenti da fare prima che cominci l’alta stagione. Pacini, riferendosi allo scavo eseguito in questi giorni dal Circolo nautico alla foce, assicura che «sulla barra ci sono centomila metri cubi di materiale. In parte lo useremo per sistemare la strada che costeggia i bagni alle Gorette, in parte servirà agli operatori come Biondi, dell’ex villaggio francese, più danneggiati dalle mareggiare. E’ chiaro che la sabbia dovrà essere trasportata a carico degli stessi operatori e usata a fini pubblici».
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