Il Tirreno

Sorpresi a rubare le offerte in chiesa

Erano i soldi per i terremotati d'Abruzzo Don Valota fa arrestare uno dei due

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CECINA. Erano in due, in chiesa. Uno stava facendo un bancomat alla Ceccherini, cioè rubava le offerte dei fedeli come nel film “Il principe e il pirata”. Ma c’è poco da ridere, perché non erano offerte qualsiasi, ma soldi destinati ai terremotati dell’Abruzzo. Il tipo stava usando un metro metallico a molla, con la punta impregnata di colla per pescare le banconote attraverso la fessura. E’ fuggito con un po’ di soldi. Quanti, non si sa. L’altro invece faceva il palo, secondo le accuse. Lui dice di no, giura di essere innocente. Ma è stato arrestato per concorso in furto aggravato e per porto abusivo di arma da taglio. Perché i carabinieri gli hanno trovato in tasca un coltello a serramanico con la lama di 17 centimetri. Si tratta di Vincenzo Nafaro, 50 anni, di Niscemi (Caltanissetta). Risulta domiciliato in una casa di accoglienza di Pisa. Ha il divieto di tornare al suo paese, in Sicilia, avendo collezionato parecchi precedenti penali tra furto, minacce, rapina. Da ieri è rinchiuso in una camera di sicurezza su disposizione del sostituto procuratore Carla Bianco. Stamani verrà provessato per direttissima a Livorno. L’episodio è avvenuto ieri all’ora di pranzo in Duomo, a Cecina.

Il parroco don Valota giura di aver già visto quei due uomini in chiesa: «La settimana scorsa gironzolavano intorno alla cassetta delle offerte, nel pomeriggio, io ero appena rientrato da un funerale. Mi trattenni e loro alla fine uscirono». Ieri sono tornati. Verso mezzogiorno. Uno, quello che poi è fuggito, è stato visto armeggiare davanti all’altare, alla cassetta delle offerte. Un’urna di legno con un cartello attaccato dove si specificava che i soldi sarebbero stati devoluti ai terremotati dell’Aquila. Il parroco sostiene di aver raccolto, in un paio di settimane, cinquemila euro. Ovviamente tutte le sere o quasi l’urna viene svuotata. «E in questi giorni c’era qualche banconota da dieci o venti euro, non di più», assicura don Valota. Difficile dunque sapere quanto è stato portato via. Fatto sta che quando il prete si è affacciato dalla sacrestia e ha visto i due uomini, gli stessi, ha detto al suo vice di chiamare i carabinieri. E ha cominciato a urlare.

Quello con il metro è stato il più lesto a darsela a gambe e sparire. L’altro, Nafaro appunto, ha risposto alle grida del prete urlando che lui non c’entrava niente. Poi è fuggito nella navata principale «ma a un certo punto è tornato indietro verso di me, con fare minaccioso» dice ancora don Valota. In quel momento in chiesa è arrivata gente e sono arrivati anche i carabinieri, a piedi di corsa visto che la caserma è lì vicina. Nafaro ha continuato a gridare la sua innocenza. Ma, quando è stato perquisito, è spuntato il coltello. E lui è finito in camera di sicurezza.

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