Sicurezza
Colpita più volte, uno quello mortale
L'autopsia sul corpo di Felicia: forse l'arma si trovava già nella casa
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VADA. Colpita più volte, ma uno solo - sferrato con violenza da breve distanza, presumibilmente con un martello o un oggetto simile - è stato quello fatale. Le prime indicazioni che giungono dall’autopsia eseguita ieri sul corpo di Felicia Wentel confermano quanto sempre sostenuto dagli inquirenti. Il corpo presenta alcune ecchimosi alla testa ed una ferita sulla parte sinistra del cranio, quella mortale. La 41enne rumena potrebbe essere stata spinta contro un muro, colpita più volte fino a quando l’assassino non ha impugnato un oggetto (il martello o un altro elemento contundente a forma cilindrica) per sferrare il colpo decisivo. Resta da capire se l’assassino si era portato con sè l’arma o se l’ha trovata in casa della donna. E’ questo il motivo per cui i carabinieri di Cecina con i colleghi del nucleo investigativo livornese hanno condotto nell’appartamento di Felicia un giovane di colore con cui la donna aveva avuto contatti. L’uomo non avrebbe niente a che fare col delitto (ieri gli inquirenti confermavano che non ci sono indagati) ma, conoscendo abitudini e frequentando la rumena, conosceva bene anche l’appartamento dove da pochi giorni si prostituiva. Manca qualcosa dalla casa?
E’ la domanda che si sono subito fatti gli inquirenti e che hanno rivolto, oltre al ragazzo di colore anche all’amica Gizella, che vive nell’appartamento al piano inferiore. E’ sparito un portacenere, un soprammobile di forma cilindrica, un portavasi? A quanto raccontano i conoscenti della donna, Felicia era molto precisa, ordinata. Aveva sistemato una grossa pianta nell’ingresso dell’appartamento, che teneva sempre con grande cura. Se conservava qualcosa di caro che ora non c’è più gli amici se ne sarebbero accorti. E forse hanno già dato indicazioni ai carabinieri, che per ora tacciono. Se l’assassino, invece, si era portato con sè l’arma, cambierebbe la prospettiva del delitto. Si potrebbe pensare ad una punizione, una lezione che qualcuno avrebbe voluto dare alla ragazza per non si sa quale sgarro. Vien da pensare al racket, ma è un’ipotesi debole perché Felicia esercitava da pochi giorni ed erano in pochi a saperlo. E poi perché la maggior parte delle squillo in casa non hanno protettori. Una cosa è certa: gli investigatori stanno setacciando il passato della vittima.
Di una donna che non ha mai fatto la prostituta, senza debiti, con un lavoro onesto nel suo Paese, con una grande passione: le belle auto. E forse trovandosi in Italia, senza un lavoro, ha pensato di arrotondare un po’ anche in vacanza, ricevendo clienti. Ed è sui clienti che s’indirizza l’attenzione degli investigatori. La mattina di martedì Felicia non ha ricevuto telefonate. Ma ciò non esclude che possa aver ricevuto un cliente nel suo appartamento tra le 10 (ora in cui la ragazza parla al telefono con l’amica Gizella) e le 11, quando non risponde più all’amica che la cerca per prendere insieme un caffè. Forse era un appuntamento concordato la sera prima. Al vaglio dei carabinieri ci sono alcuni numeri segnati sulla rubrica di Felicia. Ma l’assassino potrebbe essere anche un ex cliente dell’amica, di Gizella. Ed allora anche le tracce sulla memoria del cellulare della connazionale potrebbero rivelarsi importanti. Il racconto fin qui rilasciato da Gisela ai carabinieri - dalla chiamata al 118 alle prime testimonianze rese subito dopo il fatto - è ritenuto credibile dagli inquirenti. Che hanno vagliato anche la registrazione della chiamata fatta dalla prostituta romena alla centrale operativa di soccorso.
E’ una voce concitata, allarmata. E che Gizella sia sconvolta da quello che è accaduto è appurato dal suo comportamento. La donna ha paura, parla dell’assassino come di un pazzo, dice che quel che è accaduto poteva succedere a lei. E teme anche che il mostro possa sfuggire ai carabinieri. Certo è che ogni telefonata che ora arriva al suo cellulare è un campanelo d’allarme per lei. E forse è per questo che ieri mattina in via Sardegna 17 di Gizella Bugyi non c’era traccia. Sparita. Via lei con la sua auto, una vecchia Lancia verde bottiglia. Quando due carabinieri, ieri verso le 12, sono andati a cercarla, Gizella non c’era. Un allontanamento provvisorio? Può essere. Certo è che chi la conosce - come il titolare del vicino negozio di alimentari Elio Dell’Aiuto - la descrive come molto preoccupata. Impaurita. Si parla di un uomo con un’auto nera, «di forma allungata» (forse una station wagon o un suv), visto quel martedì vicino alla palazzina dove viveva la vittima. Ma non ci sono testimonianze rilevatrici, al momento. Solo il lavoro di scandaglio dei carabinieri, mentre i primi risultati dell’esame autoptco condotto ieri dal medico legale Luigi Papi sono già sul tavolo del sostituto procuratore Paola Rizzo.
E’ la domanda che si sono subito fatti gli inquirenti e che hanno rivolto, oltre al ragazzo di colore anche all’amica Gizella, che vive nell’appartamento al piano inferiore. E’ sparito un portacenere, un soprammobile di forma cilindrica, un portavasi? A quanto raccontano i conoscenti della donna, Felicia era molto precisa, ordinata. Aveva sistemato una grossa pianta nell’ingresso dell’appartamento, che teneva sempre con grande cura. Se conservava qualcosa di caro che ora non c’è più gli amici se ne sarebbero accorti. E forse hanno già dato indicazioni ai carabinieri, che per ora tacciono. Se l’assassino, invece, si era portato con sè l’arma, cambierebbe la prospettiva del delitto. Si potrebbe pensare ad una punizione, una lezione che qualcuno avrebbe voluto dare alla ragazza per non si sa quale sgarro. Vien da pensare al racket, ma è un’ipotesi debole perché Felicia esercitava da pochi giorni ed erano in pochi a saperlo. E poi perché la maggior parte delle squillo in casa non hanno protettori. Una cosa è certa: gli investigatori stanno setacciando il passato della vittima.
Di una donna che non ha mai fatto la prostituta, senza debiti, con un lavoro onesto nel suo Paese, con una grande passione: le belle auto. E forse trovandosi in Italia, senza un lavoro, ha pensato di arrotondare un po’ anche in vacanza, ricevendo clienti. Ed è sui clienti che s’indirizza l’attenzione degli investigatori. La mattina di martedì Felicia non ha ricevuto telefonate. Ma ciò non esclude che possa aver ricevuto un cliente nel suo appartamento tra le 10 (ora in cui la ragazza parla al telefono con l’amica Gizella) e le 11, quando non risponde più all’amica che la cerca per prendere insieme un caffè. Forse era un appuntamento concordato la sera prima. Al vaglio dei carabinieri ci sono alcuni numeri segnati sulla rubrica di Felicia. Ma l’assassino potrebbe essere anche un ex cliente dell’amica, di Gizella. Ed allora anche le tracce sulla memoria del cellulare della connazionale potrebbero rivelarsi importanti. Il racconto fin qui rilasciato da Gisela ai carabinieri - dalla chiamata al 118 alle prime testimonianze rese subito dopo il fatto - è ritenuto credibile dagli inquirenti. Che hanno vagliato anche la registrazione della chiamata fatta dalla prostituta romena alla centrale operativa di soccorso.
E’ una voce concitata, allarmata. E che Gizella sia sconvolta da quello che è accaduto è appurato dal suo comportamento. La donna ha paura, parla dell’assassino come di un pazzo, dice che quel che è accaduto poteva succedere a lei. E teme anche che il mostro possa sfuggire ai carabinieri. Certo è che ogni telefonata che ora arriva al suo cellulare è un campanelo d’allarme per lei. E forse è per questo che ieri mattina in via Sardegna 17 di Gizella Bugyi non c’era traccia. Sparita. Via lei con la sua auto, una vecchia Lancia verde bottiglia. Quando due carabinieri, ieri verso le 12, sono andati a cercarla, Gizella non c’era. Un allontanamento provvisorio? Può essere. Certo è che chi la conosce - come il titolare del vicino negozio di alimentari Elio Dell’Aiuto - la descrive come molto preoccupata. Impaurita. Si parla di un uomo con un’auto nera, «di forma allungata» (forse una station wagon o un suv), visto quel martedì vicino alla palazzina dove viveva la vittima. Ma non ci sono testimonianze rilevatrici, al momento. Solo il lavoro di scandaglio dei carabinieri, mentre i primi risultati dell’esame autoptco condotto ieri dal medico legale Luigi Papi sono già sul tavolo del sostituto procuratore Paola Rizzo.
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