Italia
Caro affitti, l’assessore spara contro i furbetti
Alessandro De Gregorio
«A forza di aumentare il canone i contributi finiscono nelle loro tasche»
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CECINA. Contributi per gli affitti. Il bando è pronto, ma la notizia è un’altra: quegli aiuti stanno diventando sempre più simbolici. Perché le risorse destinate ai Comuni sono sempre meno, d’accordo. Ma anche perché l’ingordigia dei proprietari ha svuotato l’efficacia degli stessi contributi, rincarando i canoni a ogni rinnovo dei contratti. Lo dicono in tanti, lo conferma l’assessore Michela Ghezzani: «La legge 431 del ’98 che ha introdotto i contributi, da ottima intuizione, alla lunga ha provocato una stortura nel mercato degli affitti. Anche a Cecina, dove purtroppo non c’è concorrenza. Le case sono in mano a pochi proprietari che fanno cosa vogliono. Tutti hanno aumentato i canoni, spiegando ai locatari che tanto avrebbero potuto avere i contributi». Insomma, queste somme destinate alle famiglie più povere, a gente che non può permettersi di pagarsi per intero un affitto e tantomeno di comprarsi una casa, gira gira queste somme sono finite (e continuano a finire) nelle tasche di chi i soldi li ha: quelle dei proprietari, sempre i soliti e riuniti di fatto in un cartello. Il cartello dei furbetti. L’accusa è forte. Ghezzani non corregge il tiro, anzi ribadisce: «Non è tutelata neanche la fascia intermedia, quella cui pensavamo di rivolgerci con gli affitti concordati.
Nessun contratto del genere è stato mai stipulato a Cecina. Non è servita neanche la garanzia di ridurre l’Ici all’uno per mille». «Il problema - aggiunge l’assessore - è che lo spirito della legge è stato distorto. E’ mancato un calmiere come poteva essere quello del precedente sistema, dell’equo canone. Se poi si considera che le risorse a disposizione dei Comuni sono sempre meno, la situazione è drammatica. Un esempio? Nel 1998, quando è entrata in vigore la legge 431, i contributi andavano a coprire dalle quattro alle sei mensilità. Ora siamo a una o due mensilità al massimo. E le richieste aumentano. L’amministrazione comunale anche stavolta interverrà con risorse proprie in aggiunta a quelle regionali. Ma queste trasformazioni avvenute in questi ultimi dieci anni nel mercato degli affitti richiedono una riflessione complessiva del fenomeno e la necessità di una rivisitazione della normativa stessa, non più capace di rispondere alle esigenze e ai bisogni di quella fascia di popolazione che non può ancora permettersi una casa di proprietà».
Secondo Ghezzani, «la risposta può essere trovata attraverso politiche nazionali di ampio respiro, simili a quelle di altri paesi europei come la Francia o la Spagna, che prevedano interventi decisivi nel settore dell’edilizia convenzionata e sovvenzionata. Il fatto è che la Spagna investe ogni anno con 150mila immobili; la Francia con 60mila; l’Italia nel 2007 ha investito con 2.500 immobili. Così si va poco lontano...».
Nessun contratto del genere è stato mai stipulato a Cecina. Non è servita neanche la garanzia di ridurre l’Ici all’uno per mille». «Il problema - aggiunge l’assessore - è che lo spirito della legge è stato distorto. E’ mancato un calmiere come poteva essere quello del precedente sistema, dell’equo canone. Se poi si considera che le risorse a disposizione dei Comuni sono sempre meno, la situazione è drammatica. Un esempio? Nel 1998, quando è entrata in vigore la legge 431, i contributi andavano a coprire dalle quattro alle sei mensilità. Ora siamo a una o due mensilità al massimo. E le richieste aumentano. L’amministrazione comunale anche stavolta interverrà con risorse proprie in aggiunta a quelle regionali. Ma queste trasformazioni avvenute in questi ultimi dieci anni nel mercato degli affitti richiedono una riflessione complessiva del fenomeno e la necessità di una rivisitazione della normativa stessa, non più capace di rispondere alle esigenze e ai bisogni di quella fascia di popolazione che non può ancora permettersi una casa di proprietà».
Secondo Ghezzani, «la risposta può essere trovata attraverso politiche nazionali di ampio respiro, simili a quelle di altri paesi europei come la Francia o la Spagna, che prevedano interventi decisivi nel settore dell’edilizia convenzionata e sovvenzionata. Il fatto è che la Spagna investe ogni anno con 150mila immobili; la Francia con 60mila; l’Italia nel 2007 ha investito con 2.500 immobili. Così si va poco lontano...».
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