Il Tirreno

Ti regalo un tesoro verde

Ti regalo un tesoro verde

Piante introvabili nella tenuta del Campastrello

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CASTAGNETO CARDUCCI. Cinque ettari di terreno trasformati in uno splendido parco, dove sono racchiuse centinaia di specie di piante tipiche dell’ambiente mediterraneo. Piante rigogliose e introvabili, scomparse dall’habitat naturale ormai da anni. Questo il regalo che Franco Scaramuzzi, professore di agraria che per dodici anni ha ricoperto la carica di Rettore dell’Università di Firenze e dal 1986 è presidente dell’accademia dei Georgofili, ha voluto fare alla figlia Oliva, anche lei studiosa delle specie vegetali ed appassionata di erboristeria. Un regalo di cui in verità possono godere tutti. Il “giardino del Mediterraneo” - questo il nome scelto per la grande area verde posizionata a pochi chilometri dalla costa - viene messo a disposizione per gite e visite guidate, rivolte ai privati cittadini e alle scolaresche. Insomma, la filosofia che sta alla base dello splendido parco è quella di far conoscere varietà vegetali e floreali che sono tradizionali della macchia mediterranea, ma che stanno diventando sempre più rare. La tenuta del Campastrello, sulla strada provinciale che da Donoratico conduce a Castagneto, è un luogo magico, dove la natura si fonde perfettamente con gli edifici presenti, che, nel rispetto dell’ambiente circostante, ospitano una struttura turistico-ricettiva destinata a vacanze di relax totale.

La storia del Campastrello, e con esso del “giardino del Mediterraneo”, parte dalla ristrutturazione di una fattoria di Espinassi Moratti, la nonna materna di Oliva, che tra l’altro era anche proprietaria, nel centro del paese di Castagneto, della casa dove nell’Ottocento ha vissuto il poeta Giusuè Carducci. Tanto è vero che adesso la famiglia Scaramuzzi ha concesso quei locali al Comune di Castagneto, che li ha trasformati nel museo carducciano. «Al Campastrello - spiega Oliva, presidente della Scaramuzzi team, operante nel settore turistico - c’erano una fattoria e un frutteto. Era il fulcro dell’azienda di mia madre, dove si produceva anche l’olio». Quando l’attività aziendale è stata dismessa, alla fine del ventesimo secolo, la tenuta era costituita da alcuni edifici risalenti al Settecento, circondati da un vasto paesaggio lunare, brullo e riarso. Lo stesso paesaggio che adesso ospita quattrocento specie di piante che appaiono sane e rigogliose. L’idea di trasformare i terreni circostanti la fattoria in un grande oasi è venuta a Franco Scaramuzzi, noto studioso di specie vegetali. «Mentre venivano recuperate - dice la figlia Oliva - le strutture in muratura, mio padre ha elaborato il progetto per realizzare il giardino».

Insieme a Miro Mati, esperto di architettura botanica e floreale, il professor Scaramuzzi ha scelto le specie vegetali da inserire nel suo “progetto verde”, analizzando anche la migliore dislocazione per le singole piante. Insomma un lavoro di analisi, ma anche di fatica, visto che Scaramuzzi ha voluto curare il parco nei minimi dettagli, occupandosi anche della piantumazione delle oltre quattrocento tipologie vegetali ospitate nel giardino. L’opera adesso è terminata e il professore l’ha simbolicamente data in dono alla figlia Oliva. L’oasi verde si sviluppa lungo il perimetro e in alcune aree specifiche della tenuta del Campastrello. All’interno dei cinque ettari è possibile trovare piante di ogni genere, raggruppate per specie. C’è la zona delle piante tipiche dell’Italia meridionale: aranci, limoni, gelsi, piante frangivento e erbe aromatiche. La seconda sezione è quella dei frutteti, con mandorli, noccioli, peri, ciliegi, fichi e castagni, ovviamente di vario genere. Poi c’è una piantagione di cactus e una sperimentale di papaveri, ma anche more, lamponi, e ancora lo zizzolo, la lavanda e un sentiero dedicato alle specie secolari. Svariate sono anche le tipologie di arbusti tipici dei colli livornesi, come il leccio e il pino.

«La nostra speranza - spiega Oliva Scaramuzzi - è quella di far vivere il giardino. Lo abbiamo aperto a chi vuole visitarlo e anche alle scolaresche, che possono venire a conoscere la vegetazione mediterranea».

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