Sicurezza
I segreti del polpo "nonno"
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foto PierluigiMaricoltura: è il più longevo animale in allenamento
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ROSIGNANO. E' sopravvissuto sei mesi, che per un animale della sua specie, nato e cresciuto in cattività, significa arrivare a un'età più che veneranda. Il polpo d'allevamento più longevo d'Italia è un prodotto locale, visto che a prendersi cura di lui è stata la Maricoltura di Rosignano, che ha sede in via Gigli, nei pressi del Lillatro.
L'azienda locale, che fa capo alla ditta belga Inve, da dieci anni si occupa di ricerca nel settore dell'alimentazione di specie marine. Spigole e orate, vendute quando sono avannotti (con un peso di circa 4 grammi) ad aziende che si occupano di ingrassarle per poi immetterle in commercio, sono la specialità della Maricoltura di Rosignano. In verità già da anni l'azienda è impegnata nella ricerca, per capire quali tipologie di animali marini abbiano le caratteristiche ideali per la cattività. Cinque anni fa è stata la volta della cernia e dal 2005 è partita la sperimentazione con il polpo. «Già tre anni fa - spiega Francesco Lenzi, direttore della Maricoltura - noi avevamo ottenuto polpi di allevamento che arrivavano a sessanta giorni di vita, record massimo ottenuto da allevatori in Spagna. Lo scorso anno abbiamo fatto un grande passo avanti». Sì, perchè l'«octopus vulgaris» ottenuto a Rosignano è sopravvissuto sei mesi, arrivando a una lunghezza di quattro centimetri, tentacoli inclusi.
«Dieci animali - chiarisce Tania De Wolf, responsabile della ricerca per la Maricoltura - hanno superato la fase larvale, diventando polpi veri e propri. La difficoltà è stata quella di trovare l'alimentazione adeguata per il crostaceo che viene usato come pasto per il polpo». L'ultimo degli esemplari sopravvissuti, che Lenzi e De Wolf hanno soprannominato "Gino", è arrivato all'età di sei mesi e rappresenta il maggiore successo nella sperimentazione che la Maricoltura sta portando avanti da anni.
«L'allevamento di questi animali - dice ancora Lenzi - è legato a un progetto promosso da Arsia, a cui partecipano le tre università toscane, il centro di biologia marina di Livorno, l'Arpat area marina, la Inve e Maricoltura, che è il centro ricerche dell'azienda belga produttrice di mangimi per pesci». Il progetto è partito nel 2003, quando il team di lavoro ha capito che il polpo è una specie che può essere allevata in cattività. «I riproduttori si adattano bene - conclude Lenzi -, i piccoli polpi hanno elevati indici di accrescimento e si registra un'ottima fertilità. Questo rende la specie ideale per l'allevamento». Tanto è vero che, sebbene la sperimentazione italo-belga sia terminata, è intenzione della Maricoltura proseguire i tentativi di svezzamento dell'"octopus vulgaris".
Anna Cecchini
L'azienda locale, che fa capo alla ditta belga Inve, da dieci anni si occupa di ricerca nel settore dell'alimentazione di specie marine. Spigole e orate, vendute quando sono avannotti (con un peso di circa 4 grammi) ad aziende che si occupano di ingrassarle per poi immetterle in commercio, sono la specialità della Maricoltura di Rosignano. In verità già da anni l'azienda è impegnata nella ricerca, per capire quali tipologie di animali marini abbiano le caratteristiche ideali per la cattività. Cinque anni fa è stata la volta della cernia e dal 2005 è partita la sperimentazione con il polpo. «Già tre anni fa - spiega Francesco Lenzi, direttore della Maricoltura - noi avevamo ottenuto polpi di allevamento che arrivavano a sessanta giorni di vita, record massimo ottenuto da allevatori in Spagna. Lo scorso anno abbiamo fatto un grande passo avanti». Sì, perchè l'«octopus vulgaris» ottenuto a Rosignano è sopravvissuto sei mesi, arrivando a una lunghezza di quattro centimetri, tentacoli inclusi.
«Dieci animali - chiarisce Tania De Wolf, responsabile della ricerca per la Maricoltura - hanno superato la fase larvale, diventando polpi veri e propri. La difficoltà è stata quella di trovare l'alimentazione adeguata per il crostaceo che viene usato come pasto per il polpo». L'ultimo degli esemplari sopravvissuti, che Lenzi e De Wolf hanno soprannominato "Gino", è arrivato all'età di sei mesi e rappresenta il maggiore successo nella sperimentazione che la Maricoltura sta portando avanti da anni.
«L'allevamento di questi animali - dice ancora Lenzi - è legato a un progetto promosso da Arsia, a cui partecipano le tre università toscane, il centro di biologia marina di Livorno, l'Arpat area marina, la Inve e Maricoltura, che è il centro ricerche dell'azienda belga produttrice di mangimi per pesci». Il progetto è partito nel 2003, quando il team di lavoro ha capito che il polpo è una specie che può essere allevata in cattività. «I riproduttori si adattano bene - conclude Lenzi -, i piccoli polpi hanno elevati indici di accrescimento e si registra un'ottima fertilità. Questo rende la specie ideale per l'allevamento». Tanto è vero che, sebbene la sperimentazione italo-belga sia terminata, è intenzione della Maricoltura proseguire i tentativi di svezzamento dell'"octopus vulgaris".
Anna Cecchini
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