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«Ho urlato ma ormai...»
Tragedia di Grosseto: parla l'unico sopravvissuto dei tre Con gli amici era al volante dell'auto schiacciata da un tir
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GROSSETO. Dovevano arrivare a Orbetello, vedere come funzionava un forno simile a quello che avevano appena acquistato per il loro panificio (che doveva riaprire domani) e tornare a casa, tutto prima dell’alba. «Eravamo in fila, fermi, avevamo le quattro frecce accese». «Dallo specchietto ho visto un’ombra che ci veniva addosso. Ho urlato. Ho cercato di avvisare gli altri». L’ombra di cui parla Giorgio Creatini, 43 anni di Donoratico, ricoverato all’ospedale di Grosseto con una spalla fratturata e altri traumi, è il tir che ha tamponato il suo Fiat Doblò spiaccicandolo contro la cisterna di latte che la precedeva e riducendola a un ammasso di lamiera. In auto con lui viaggiavano Antonello Tani, 46 anni, e Marco Lami, 39 anni, anche loro di Donoratico, tutti e due morti sul colpo lungo la variante Aurelia all’altezza dell’uscita di Grosseto nord, intorno all’una di notte. A quell’ora il traffico in direzione sud era fermo perché mezz’ora prima, poche centinaia di metri più avanti, la Land Rover di Paolo Faenzi, 64 anni grossetano, si era capottata. Nella carambola l’uomo è stato sbalzato fuori dall’auto.
Il 64enne, titolare di una tipografia in città, è stato trasportato all’ospedale di Grosseto dov’è tuttora ricoverato in rianimazione con un trauma maxillofacciale, ma non sarebbe in pericolo di vita. Sull’incidente mortale, la procura di Grosseto ha aperto un’inchiesta. Omicidio colposo è l’accusa che il pm Massimiliano Pizza ha formalizzato al conducente del mezzo pensante, D.E., residente ad Arzano in provincia di Napoli. Dagli esami tossicologici effettuati sui conducenti di entrambi i mezzi nessuna delle persone coinvolte è risultata positiva all’alcoltest. I tre fornai erano partiti da Donoratico poco dopo la mezzanotte. «Marco aveva qualche linea di febbre e aveva quasi deciso di non andare», raccontano i familiari di una delle vittime fuori dall’obitorio. Poi anche lui, alto, e grosso, aveva voluto accompagnare il titolare del panificio e il collega fino a Orbetello per vedere in azione il forno che da lunedì anche loro avrebbero usato. «Babbone», come lo chiamavano i due figli piccoli si era messo sul sedile davanti, Antonello dietro e Giorgio alla guida del Doblò.
Mentre i tre erano intorno a Follonica, sessanta chilometri più avanti, Paolo Faenzi perde il controllo della jeep, si ribalta, tocca il cordolo e va fuori strada prima di essere scaraventato fuori dall’abitacolo. Arrivano le ambulanze e la polstrada decide di chiudere una delle due corsie. Il traffico rallenta, si forma la fila. Quando il Doblò arriva all’altezza dell’uscita di Grosseto nord c’è già un chilometro di coda, la macchina rallenta e il conducente accende le quattro frecce andandosi a fermare dietro a una cisterna. Pochi istanti e da dietro arriva l’autoarticolato che tampona l’auto facendola sbattere contro l’altro mezzo pesante. Ancora da chiarire la velocità del mezzo pesante. Fatto sta che del Doblò è rimasto solo un’accozzaglia di lamiere. I vigili del fuoco hanno impiegato un’ora e mezzo per tirare fuori dall’auto il ferito mentre per gli altri due occupanti non c’è stato nemmeno il tempo e il modo per tentare di salvarli.
Il 64enne, titolare di una tipografia in città, è stato trasportato all’ospedale di Grosseto dov’è tuttora ricoverato in rianimazione con un trauma maxillofacciale, ma non sarebbe in pericolo di vita. Sull’incidente mortale, la procura di Grosseto ha aperto un’inchiesta. Omicidio colposo è l’accusa che il pm Massimiliano Pizza ha formalizzato al conducente del mezzo pensante, D.E., residente ad Arzano in provincia di Napoli. Dagli esami tossicologici effettuati sui conducenti di entrambi i mezzi nessuna delle persone coinvolte è risultata positiva all’alcoltest. I tre fornai erano partiti da Donoratico poco dopo la mezzanotte. «Marco aveva qualche linea di febbre e aveva quasi deciso di non andare», raccontano i familiari di una delle vittime fuori dall’obitorio. Poi anche lui, alto, e grosso, aveva voluto accompagnare il titolare del panificio e il collega fino a Orbetello per vedere in azione il forno che da lunedì anche loro avrebbero usato. «Babbone», come lo chiamavano i due figli piccoli si era messo sul sedile davanti, Antonello dietro e Giorgio alla guida del Doblò.
Mentre i tre erano intorno a Follonica, sessanta chilometri più avanti, Paolo Faenzi perde il controllo della jeep, si ribalta, tocca il cordolo e va fuori strada prima di essere scaraventato fuori dall’abitacolo. Arrivano le ambulanze e la polstrada decide di chiudere una delle due corsie. Il traffico rallenta, si forma la fila. Quando il Doblò arriva all’altezza dell’uscita di Grosseto nord c’è già un chilometro di coda, la macchina rallenta e il conducente accende le quattro frecce andandosi a fermare dietro a una cisterna. Pochi istanti e da dietro arriva l’autoarticolato che tampona l’auto facendola sbattere contro l’altro mezzo pesante. Ancora da chiarire la velocità del mezzo pesante. Fatto sta che del Doblò è rimasto solo un’accozzaglia di lamiere. I vigili del fuoco hanno impiegato un’ora e mezzo per tirare fuori dall’auto il ferito mentre per gli altri due occupanti non c’è stato nemmeno il tempo e il modo per tentare di salvarli.
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