Sicurezza
«Quell’ex magazzino va bonificato»
Mario Moscadelli
Il sindaco firmerà due nuove ordinanze per la messa in sicurezza
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MONTESCUDAIO. «Firmerò subito altre due ordinanze per la messa in sicurezza di quel deposito». Il giorno dopo la nostra scoperta dell’ex magazzino di Poggio Gagliardo diventato una discarica, il sindaco Aurelio Pellegrini è preoccupato. Evidentemente ha fatto eseguire degli accertamenti e ha avuto la riprova di quanti veleni sono ancora accatastati dentro al quel fabbricato. Bastava che riprendesse in mano la richiesta di ordinanza che l’Arpat della provincia di Pisa sottoscrisse nel marzo del 2006: i tecnici dell’agenzia rilevarono la presenza di elementi nocivi per l’ambiente, oltre che tracce di amianto. Ma quell’allarme è di fatto caduto nel vuoto: la situazione che c’era due anni fa è esattamente la stessa che c’è oggi. Forse anche peggio, visto che il tempo può solo avere aggravato il rischio di inquinamento. Insomma, nessuno è intervenuto, nonostante che l’area fosse stata giudicata molto pericolosa dall’Arpat (che richiese una prima ordinanza nell’agosto del 2005) e per questo era necessario attivare una procedura di bonifica. Allora perché di questa procedura non ci sono tracce?
«Firmai un’ordinanza di messa in sicurezza - ricorda il sindaco Pellegrini - subito dopo l’incendio del 16 luglio del 2005». Allora andarono in fiamme rotoloni di carta, detersivi e altri prodotti liquidi per pulire case, industrie, bar, alberghi e ristoranti. Il rogo mise in ginocchio l’azienda Risparmio Srl di Antonio Mondini, che da un anno e mezzo era presente in quel fabbricato e dava lavoro a sei persone. «Verso la fine del 2005 - prosegue il sindaco - fece un’altra ordinanza specifica. Il legale del proprietario mi rispose che nel primo caso non si era potuti intervenire perché il deposito era finito sotto sequestro e che successivamente non sarebbe stato possibile agire perché era in atto la procedura fallimentare». Risultato: a tre anni da quell’incendio nessuno ha toccato niente. Nessuno ha rimosso quei veleni, quella valanga di sporcizia. E numerosi flaconi sono ancora pieni. Anche un bambino può accorgersene. Ed è questo un altro problema. La recinzione messa a protezione dell’area è fatiscente.
Entrarci è uno scherzo e chiunque può arrivare sulle due porte di accesso al deposito e toccare con mano cosa c’è all’interno: acido cloridrico e muriatico, detergenti lavamani, detersivi, amuchina e vari prodotti per la pulizia industriale. E anche pezzi di eternit. Molti flaconi sono vuoti, ma ce ne sono davvero tanti che contengono ancora del liquido. Magari “allungato” con la pioggia (il tetto è completamente crollato), ma lo stesso dannoso. E il sindaco forse è preoccupato anche per questo motivo. A distanza di anni i liquidi potrebbero essere filtrati nel sottosuolo. È soltanto un dubbio, ma che dovrebbe essere risolto per la salute dei cittadini. Dopo il fallimento, l’edificio è passato nelle mani del curatore fallimentare, un professionista di Cecina. Subito dopo la nostra scoperta di questa specie di “bomba ecologica” sembrava che fosse stata aperta un’asta, ma consultando il sito del tribunale di Livorno non c’è niente che riguarda questo deposito, al civico 29 di via Poggio Gagliardo.
Ieri, però, è spuntata fuori la notizia che la richiesta al tribunale di effettuare l’incanto è stata inviata giorni fa. Intanto, però, Pellegrini firmerà d’urgenza altre due ordinanze: una verso il curatore fallimentare, un’altra verso il proprietario. Ma la domanda che facciamo al sindaco è sempre la stessa: chi metterà in sicurezza questo ex deposito trasformato in discarica? «Chi comprerà l’immobile», risponde Pellegrini. E se l’asta richiesta tre anni dopo dovesse andare deserta? «Dobbiamo trovare una soluzione. E in fretta. Questo vecchio magazzino non può restare in questo stato. Qualcuno dovrà accollarsi i costi della bonifica e poi rimetterli a chi si aggiudicherà l’asta». Sarà, ma intanto quella montagna di acidi e detersivi è sempre lì, sul Poggio Gagliardo.
«Firmai un’ordinanza di messa in sicurezza - ricorda il sindaco Pellegrini - subito dopo l’incendio del 16 luglio del 2005». Allora andarono in fiamme rotoloni di carta, detersivi e altri prodotti liquidi per pulire case, industrie, bar, alberghi e ristoranti. Il rogo mise in ginocchio l’azienda Risparmio Srl di Antonio Mondini, che da un anno e mezzo era presente in quel fabbricato e dava lavoro a sei persone. «Verso la fine del 2005 - prosegue il sindaco - fece un’altra ordinanza specifica. Il legale del proprietario mi rispose che nel primo caso non si era potuti intervenire perché il deposito era finito sotto sequestro e che successivamente non sarebbe stato possibile agire perché era in atto la procedura fallimentare». Risultato: a tre anni da quell’incendio nessuno ha toccato niente. Nessuno ha rimosso quei veleni, quella valanga di sporcizia. E numerosi flaconi sono ancora pieni. Anche un bambino può accorgersene. Ed è questo un altro problema. La recinzione messa a protezione dell’area è fatiscente.
Entrarci è uno scherzo e chiunque può arrivare sulle due porte di accesso al deposito e toccare con mano cosa c’è all’interno: acido cloridrico e muriatico, detergenti lavamani, detersivi, amuchina e vari prodotti per la pulizia industriale. E anche pezzi di eternit. Molti flaconi sono vuoti, ma ce ne sono davvero tanti che contengono ancora del liquido. Magari “allungato” con la pioggia (il tetto è completamente crollato), ma lo stesso dannoso. E il sindaco forse è preoccupato anche per questo motivo. A distanza di anni i liquidi potrebbero essere filtrati nel sottosuolo. È soltanto un dubbio, ma che dovrebbe essere risolto per la salute dei cittadini. Dopo il fallimento, l’edificio è passato nelle mani del curatore fallimentare, un professionista di Cecina. Subito dopo la nostra scoperta di questa specie di “bomba ecologica” sembrava che fosse stata aperta un’asta, ma consultando il sito del tribunale di Livorno non c’è niente che riguarda questo deposito, al civico 29 di via Poggio Gagliardo.
Ieri, però, è spuntata fuori la notizia che la richiesta al tribunale di effettuare l’incanto è stata inviata giorni fa. Intanto, però, Pellegrini firmerà d’urgenza altre due ordinanze: una verso il curatore fallimentare, un’altra verso il proprietario. Ma la domanda che facciamo al sindaco è sempre la stessa: chi metterà in sicurezza questo ex deposito trasformato in discarica? «Chi comprerà l’immobile», risponde Pellegrini. E se l’asta richiesta tre anni dopo dovesse andare deserta? «Dobbiamo trovare una soluzione. E in fretta. Questo vecchio magazzino non può restare in questo stato. Qualcuno dovrà accollarsi i costi della bonifica e poi rimetterli a chi si aggiudicherà l’asta». Sarà, ma intanto quella montagna di acidi e detersivi è sempre lì, sul Poggio Gagliardo.
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