Il Tirreno

«Sentii io quelle minacce al sindaco»

Alessandro De Gregorio
«Sentii io quelle minacce al sindaco»

Danesin esce allo scoperto e rilancia l'allarme infiltrazioni mafiose

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ROSIGNANO. «Sono io il testimone che ha sentito quelle minacce rivolte a Nenci». L'ex sindaco Giuseppe Danesin esce allo scoperto e conferma l'indiscrezione, pubblicata dal "Tirreno" venti giorni fa, su una presunta frase minacciosa nei confronti dell'attuale sindaco di Rosignano. Minaccia seguita poi dall'attentato all'auto di Alessandro Nenci, crivellata di proiettili la notte del 22 settembre 2006. Il nome di Danesin quale testimone di quell'episodio è stato fatto dallo stesso Nenci martedì, durante l'interrogatorio in Procura. Danesin conferma tutto. Corregge solo la frase testuale. Se la ricorda bene, dice, e rammenta anche il nome della persona che l'avrebbe pronunciata. Nome che, peraltro, non figura nell'indagine ma solo negli appunti dei carabinieri.

 Danesin, subito una domanda: perché la sua testimonianza viene fuori soltanto ora, a scoppio ritardato?
 «Non diciamo fesserie. Io lo dissi subito a Nenci, all'indomani dell'attentato. Collegai i due episodi e gli suggerii di raccontarlo immediatamente alla magistratura. Se poi Nenci è stato interrogato solo ora, dopo un anno, non è colpa mia».

 Lei avrebbe raccolto lo sfogo di un certo imprenditore il quale, appreso che la lottizzazione alle Spianate sarebbe stata azzerata dal nuovo regolamento urbanistico, le avrebbe confidato: «Ora gliela facciamo pagare». E' così?
 «Non esattamente. Intanto, la frase minacciosa riferita dal tipo a Nenci è "Lui non sa cosa gli succederà". E poi quell'imprenditore non parlava con me ma con altre persone. Io semplicemente ebbi modo di sentire quella conversazione».

 Quando e dove avvenne?
 «Qualche settimana prima dell'attentato, nell'estate del 2006. Eravamo davanti a un ristorante di Castiglioncello. Anch'io ero in compagnia, ci sono altri testimoni».

 Quell'imprenditore era Angelo Infantino?
 «No. Aveva anche lui interessi sulle Spianate, ma diversi. Era, anzi è, un mediatore».

 Chi erano le altre persone insieme a questo mediatore?
 «Non ricordo, e comunque queste sono cose che dovrebbero finire nelle indagini, non nelle interviste».

 Cerchiamo solo di capire, Danesin. Ad esempio perché in tutto questo tempo non lo abbia mai detto ai carabinieri.
 «E allora lo ripeto. Io quella frase la riferii a Nenci e sono pronto a ripeterla davanti a carabinieri, poliziotti e magistrati. Dopo l'attentato feci due più due. Conosco questo territorio e conosco anche un po' il mondo».

 Si spieghi meglio.
 «Ma scusate, leggiamo di organizzazioni criminali, di mafia, camorra e 'ndrangheta, che ogni anno aprono e chiudono ristoranti per riciclare centomila miliardi di denaro sporco. Li aprono anche all'estero, i ristoranti, credete che non lo facciano anche qui? E il mercato dei muratori-schiavi? A Rosignano c'è anche questo, basta andare di mattina in certe zone per scoprirlo».

 Lo disse già quindici anni fa che anche a Rosignano c'era il rischio di infiltrazioni mafiose.
 «E la situazione non è cambiata, anzi».

 Ha qualche prova?
 «Ho solo la prova di saper collegare storicamente le cose, i fatti, le persone. So quali interessi ci siano in giro, vedo che gira strana gente».

 Sono affermazioni vaghe ma pesanti, Danesin. Si riferisce a qualcuno di preciso o parla in generale?
 «Parlo come uno che conosce la vita, che sa cosa significa amministrare un territorio e rischiare in prima persona. So che, come sindaco, puoi essere indagato senza aver fatto nulla di male. Le ho viste tutte, conosco il discredito. Per questo capisco Nenci, una persona perbene che ora si trova in mezzo alla tempesta per il ruolo che riveste».

 Se i giudici dovessero sentirla, farà nomi e cognomi?
 «Certo. Se poi vogliono sparare anche alla mia auto, che si facciano pure avanti».

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