Sicurezza
Il ruggito del Grillo: «Guai a farmi arrabbiare...»
«Sul podio ho pensato a mio fratello, alla mia famiglia e a chi mi vuol male»
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STOCCARDA. «Non ce l’ho tanto con McQuaid. Ci sono state tante, tante cose che mi hanno dato più fastidio. Lui rappresenta l’Uci, rappresenta il nostro movimento, quindi dobbiamo lavorare insieme. Però chi non capisce niente di ciclismo non può permettersi di dire certe cose su questo sport. Quando fanno arrabbiare Bettini...». Ecco le prime dichiarazioni a caldo del Grillo. Sono passati pochi minuti dallo straordinario successo sul traguardo di Stoccarda, e così il Grillo comincia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «In quest’ultimo anno ho imparato a lottare con le difficoltà. Siamo stati bravi, la rabbia era tanta. Quest’anno sono caduto dodici volte, ma le stagioni sono molto lunghe, ho imparato a non mollare. Questa è una domenica particolare, diversa, c’è da fare ancora un anno con questa maglia». Quest’anno, accanto a lui, non l’hanno seguito in Germania i genitori: va a loro il pensiero di Bettini, va a loro e a tutta la sua famiglia, in primis al fratello Sauro, morto in un incidente stradale poco prima del Giro di Lombardia. «Ai miei genitori dico di stare tranquilli.
Siamo tutti molto sereni, c’è chi lavora per la nostra serenità. La voglia di piantare tutto qui è tanta, ma la vita va avanti e vedremo giorno dopo giorno cosa ci aspetta quest’anno. A chi ho pensato sul podio? A mio fratello, ai miei genitori, a mia sorella, a mia moglie, a mia figlia. Venerdì era il suo compleanno, io non c’ero, questo è il mio regalo. Adesso festeggeremo anche lei». C’è anche spazio per ripercorrere la gara, con l’Italia nel vivo dell’azione sin dai primi chilometri. «Alla fine è stato il percorso che ci aspettavamo, il più selettivo degli ultimi anni. Per accendere la corsa abbiamo fatto tutto, e se andava male a me c’era un grande Pippo Pozzato. Siamo stati una squadra vera, alla faccia di tutti e di tutto». Sul podio ha portato la solita bandiera. «È un portafortuna, che ha gia portato bene lo scorso anno a Salisburgo. È la prima bandiera italiana, nata a Reggio Emilia nel 1700. È un regalo molto importante di Giorgio Cimurri, un personaggio molto conosciuto nel ciclismo.
Per scaramanzia abbiamo fatto la foto con tutto la nazionale dopo l’ultimo allenamento». Il gesto del fucile, dello sparo, dopo l’arrivo: «È tutta la settimana che sparanno a me e allora ho sparato nel mucchio. Non direttamente a nessuno e se c’era qualcuno che si è sentito colpito io non lo so. Non ho mirato a Pat McQuaide, (il presidente Uci era presente alla conferenza stampa, ndr). È stata una provocazione che mie è partita da dentro. Le polemiche le risolveremo in casa, tra di noi, parlando e dialogando. Le altre persone che mettono bocca nel nostro mondo lo fanno per motivi economici e non si devono permettere di parlare e sparare su questo ambiente». La squadra. «Abbiamo dimsotrato di essere uuna squadra vera e molto compatta. Avete visto tutti come si è sacrificato Cunego. Avete visto come un uomo di grande esperienza come Davide Rebellin ha giocato le sue carte e di conseguenza ha lavorato per la ssuadra. Io e Pozzato abbiamo parlato e decisio ogni mossa insieme.
Bravi ancjhe tutti gli altri. Stupendi. E voi non potete sapere quanto è stata importante la presenza nella nostra squadra di Di Luca anche se non ha corso». E il commissario tecnico Ballerini? Bettini per lui ha parole al miele. «Mi ha ancora una volta dato grande fiducia e io ho ricambiato la sua fiducia come meglio non avrei potuto. A dispetto di tutti siamo stati una squadra, compatta e unita e quando c’e la squdra i risultati vengono».
Siamo tutti molto sereni, c’è chi lavora per la nostra serenità. La voglia di piantare tutto qui è tanta, ma la vita va avanti e vedremo giorno dopo giorno cosa ci aspetta quest’anno. A chi ho pensato sul podio? A mio fratello, ai miei genitori, a mia sorella, a mia moglie, a mia figlia. Venerdì era il suo compleanno, io non c’ero, questo è il mio regalo. Adesso festeggeremo anche lei». C’è anche spazio per ripercorrere la gara, con l’Italia nel vivo dell’azione sin dai primi chilometri. «Alla fine è stato il percorso che ci aspettavamo, il più selettivo degli ultimi anni. Per accendere la corsa abbiamo fatto tutto, e se andava male a me c’era un grande Pippo Pozzato. Siamo stati una squadra vera, alla faccia di tutti e di tutto». Sul podio ha portato la solita bandiera. «È un portafortuna, che ha gia portato bene lo scorso anno a Salisburgo. È la prima bandiera italiana, nata a Reggio Emilia nel 1700. È un regalo molto importante di Giorgio Cimurri, un personaggio molto conosciuto nel ciclismo.
Per scaramanzia abbiamo fatto la foto con tutto la nazionale dopo l’ultimo allenamento». Il gesto del fucile, dello sparo, dopo l’arrivo: «È tutta la settimana che sparanno a me e allora ho sparato nel mucchio. Non direttamente a nessuno e se c’era qualcuno che si è sentito colpito io non lo so. Non ho mirato a Pat McQuaide, (il presidente Uci era presente alla conferenza stampa, ndr). È stata una provocazione che mie è partita da dentro. Le polemiche le risolveremo in casa, tra di noi, parlando e dialogando. Le altre persone che mettono bocca nel nostro mondo lo fanno per motivi economici e non si devono permettere di parlare e sparare su questo ambiente». La squadra. «Abbiamo dimsotrato di essere uuna squadra vera e molto compatta. Avete visto tutti come si è sacrificato Cunego. Avete visto come un uomo di grande esperienza come Davide Rebellin ha giocato le sue carte e di conseguenza ha lavorato per la ssuadra. Io e Pozzato abbiamo parlato e decisio ogni mossa insieme.
Bravi ancjhe tutti gli altri. Stupendi. E voi non potete sapere quanto è stata importante la presenza nella nostra squadra di Di Luca anche se non ha corso». E il commissario tecnico Ballerini? Bettini per lui ha parole al miele. «Mi ha ancora una volta dato grande fiducia e io ho ricambiato la sua fiducia come meglio non avrei potuto. A dispetto di tutti siamo stati una squadra, compatta e unita e quando c’e la squdra i risultati vengono».
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