Sicurezza
Sulla pineta l'ombra del piromane
A.d.G.
Troppi focolai sospetti, la forestale pattuglia giorno e notte
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CECINA. Tra i tizzoni non sono state trovate tracce di inneschi. Ma che dietro quei principi di incendio ci sia la mano di un piromane sembra più di un'ipotesi per chi la pineta la conosce (e la vive) più di casa sua. Cioè per gli agenti della forestale, tornati ieri per un sopralluogo nei quattro punti dove venerdì sera si sono sviluppate le fiamme, subito spente anche in collaborazione con i vigili del fuoco. Quattro focolai distanti tra loro, tutti in pineta: due lato mare, zona Andalù, e due lato strada, nella zona della cosiddetta “casa del pastore”. Troppi, per non far scattare l'allarme.
«Inneschi veri e propri non sono stati trovati, ma questo non significa niente» dice infatti l'ispettore Alberto Ortese. Che di questi incendi in realtà avrebbe poca voglia di parlare. «Non è che voglio essere reticente - spiega Ortese - solo che non mi piace fare il gioco di questa gente cui piace leggere sul giornale, l'indomani, il resoconto delle proprie imprese. State sicuri che se becchiamo il responsabile ve lo facciamo sapere subito».
I focolai si sono sviluppati uno dopo l'altro e a distanza di poche decine di metri. Si sospetta che sia stata adoperata della Diavolina, cioè quella sostanza altamente infiammabile con cui si accendono i barbecue, nella forma liquida. Solo ipotesi, ripetiamo. Ma intanto la pineta è diventata sorvegliata speciale.
Sorvegliata lo era già, ventiquattr'ore su ventiquattro. In particolare il compito di controllare la riserva naturale biogenetica denominata Tombolo sud spetta per competenza all'Utb (Ufficio territoriale biodiversità), il posto fisso del corpo forestale dello Stato con sede a Cecina Mare e in via Roma, a Cecina, agli ordini di Massimo Celati. Si occupa della parte amministrativa ma anche di quella operativa, con jeep e un mezzo antincendio a disposizione. Una squadra che in periodi come questo, di grande afflusso turistico, viene coadiuvata dai colleghi del comando provinciale, un gruppo con competenze anche in materia di urbanistica, caccia, smaltimento rifiuti e con mansioni investigative.
Questo gruppo, di cui fa parte l'ispettore Ortese, è composto da otto persone e dispone di tre autobotti, varie Land Rover e altre vetture con cui ogni giorno percorrono su e giù tutto il Tombolo, sia quello meridionale che quello settentrionale. Il posto fisso della Cecinella interviene in caso di incendi di grosse dimensioni, insieme ai vigili del fuoco e alla protezione civile. A coadiuvarli anche le squadre delle associazioni di volontariato, i vigili urbani, la polizia provinciale e le Gav. Per le emergenze è disponibile anche l'elicottero che staziona nella base del Fosso Nuovo. Il monitoraggio della pineta è completato da una pattuglia di forestali a cavallo, proveniente da Follonica: prima svolgeva servizio solo la domenica, ora tutti i giorni.
Insomma si indaga e si intensificano i controlli, soprattutto nel tratto tra Marina di Cecina e Marina di Bibbona. Per fortuna, finora grossi incendi non si sono verificati, ma il numero dei focolai (salito a otto in due settimane) ha fatto suonare l'allarme.
Ricordiamo che chi viene sorpreso ad accendere fuochi e fornelli a meno di cento metri dai boschi rischia una sanzione minima di duecento euro. In caso di incendio doloso la legge prevede l'arresto (obbligatorio in flagrante) e la reclusione da tre a sette anni.
«Inneschi veri e propri non sono stati trovati, ma questo non significa niente» dice infatti l'ispettore Alberto Ortese. Che di questi incendi in realtà avrebbe poca voglia di parlare. «Non è che voglio essere reticente - spiega Ortese - solo che non mi piace fare il gioco di questa gente cui piace leggere sul giornale, l'indomani, il resoconto delle proprie imprese. State sicuri che se becchiamo il responsabile ve lo facciamo sapere subito».
I focolai si sono sviluppati uno dopo l'altro e a distanza di poche decine di metri. Si sospetta che sia stata adoperata della Diavolina, cioè quella sostanza altamente infiammabile con cui si accendono i barbecue, nella forma liquida. Solo ipotesi, ripetiamo. Ma intanto la pineta è diventata sorvegliata speciale.
Sorvegliata lo era già, ventiquattr'ore su ventiquattro. In particolare il compito di controllare la riserva naturale biogenetica denominata Tombolo sud spetta per competenza all'Utb (Ufficio territoriale biodiversità), il posto fisso del corpo forestale dello Stato con sede a Cecina Mare e in via Roma, a Cecina, agli ordini di Massimo Celati. Si occupa della parte amministrativa ma anche di quella operativa, con jeep e un mezzo antincendio a disposizione. Una squadra che in periodi come questo, di grande afflusso turistico, viene coadiuvata dai colleghi del comando provinciale, un gruppo con competenze anche in materia di urbanistica, caccia, smaltimento rifiuti e con mansioni investigative.
Questo gruppo, di cui fa parte l'ispettore Ortese, è composto da otto persone e dispone di tre autobotti, varie Land Rover e altre vetture con cui ogni giorno percorrono su e giù tutto il Tombolo, sia quello meridionale che quello settentrionale. Il posto fisso della Cecinella interviene in caso di incendi di grosse dimensioni, insieme ai vigili del fuoco e alla protezione civile. A coadiuvarli anche le squadre delle associazioni di volontariato, i vigili urbani, la polizia provinciale e le Gav. Per le emergenze è disponibile anche l'elicottero che staziona nella base del Fosso Nuovo. Il monitoraggio della pineta è completato da una pattuglia di forestali a cavallo, proveniente da Follonica: prima svolgeva servizio solo la domenica, ora tutti i giorni.
Insomma si indaga e si intensificano i controlli, soprattutto nel tratto tra Marina di Cecina e Marina di Bibbona. Per fortuna, finora grossi incendi non si sono verificati, ma il numero dei focolai (salito a otto in due settimane) ha fatto suonare l'allarme.
Ricordiamo che chi viene sorpreso ad accendere fuochi e fornelli a meno di cento metri dai boschi rischia una sanzione minima di duecento euro. In caso di incendio doloso la legge prevede l'arresto (obbligatorio in flagrante) e la reclusione da tre a sette anni.
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