Sicurezza
Nasce il centro antierosione, due ministri al battesimo
Alessandro De Gregorio
Pecoraio Scanio e Mussi applaudono all’istituzione di un ente per lo studio e la ricerca della “dinamica dei litorali”
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CECINA. La cura delle nostre coste è prima di tutto un dovere costituzionale e per una politica di tutela è necessaria una politica della conoscenza. Lo ha detto il ministro dell’università Fabio Mussi “battezzando” la nascita del Centro regionale per lo studio della dinamica dei litorali, ribattezzato centro anti-erosione. L’altro padrino, il ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, ci ha messo il carico parlando di «ripascimenti scandalosi troppo spesso eseguiti da gente capace solo di incassare belle parcelle». Peccato che il suo intervento, in una sala che pareva un forno a microonde, sia stato breve. Giunto con un’ora di ritardo da Piombino (aveva partecipato con Mussi all’inaugurazione dell’impianto fotovoltaico della Coop e poi, come ha sussurrato al collega, era rimasto incantato in un noto ristorante nel golfo di Baratti), Pecoraro Scanio ha ravvivato la cerimonia della firma del protocollo d’intesa. Una cerimonia ingessata su ringraziamenti e interventi “istituzionali”. Tranne qualche eccezione.
«Negli ultimi anni - ha detto Pecoraro Scanio - abbiamo speso 100 miliardi per i disastri causati dai cambiamenti climatici o dall’uomo. E’ il momento di puntare sulla prevenzione, sullo studio. In Italia abbiamo ottomila chilometri di costa, la metà dei quali problematici dal lato dell’erosione. Il nodo è la conoscenza: capire perché il mare si riscalda e si ritrae, perché arrivano le alghe tropicali ecc. In Italia non c’è mai stato uno studio organico sul mare. E quando dico mai intendo dall’Unità d’Italia. Ho dovuto far aggiungere la parola “mare” anche al mio dicastero. Finora si parlava di difesa del suolo, punto e basta. Invece serve un istituto nazionale, serve una legge nazionale di tutela delle coste. E servono iniziative come questa che può diventare un modello internazionale». Anche Mussi ha ribadito, calcando le parole: «Mi pare proprio una bella iniziativa, che sfrutta tutte le competenze di cui la nostra università è ricca. Ottomila chilometri di costa sono un’enorme parte dell’Italia, ecco perché dico che la cura delle coste è un dovere costituzionale. Sono decisivi gli studi, le previsioni per capire l’incidenza dei cambiamenti climatici. Il centro si inserisce anche in altre iniziative come il monitoraggio di fauna e flora marina, si incrocia con i dati che arriveranno dal rilevamento ottico e radar di Sky Med, il progetto internazionale che si affida ai satelliti.
Il centro di Cecina sarà utilissimo per studiare e combattere erosione, frane, desertificazione, deforestazione. Sempre che sulle coste non torni la predazione della speculazione, ma sono convinto che quei tempi siano cambiati». La scelta della sede, lo ha detto anche Mussi, è caduta su Cecina per motivi logistici, ma non solo. «Negli anni Settanta i primi convegni nazionali sull’erosione furono organizzati proprio qui», ha aggiunto il sindaco Paolo Pacini. E poi da queste parti l’erosione non scherza affatto. Lo ha confermato e scritto anche il professor Enzo Pranzini (Università di Firenze): «Rimane grave la situazione a sud di Marina di Cecina dove la spiaggia arretra di oltre un metro all’anno mangiando la duna costiera. Più a sud, in prossimità del porto di San Vincenzo, il litorale è tornato ad accrescersi mentre davanti al parco di Rimigliano si è avuta una tendenza opposta. E’ però ancora presto per valutare l’effetto dell’ampliamento sul porto sulla dinamica dei sedimenti». La più entusiasta? Anna Maria Marrocco. Dopo aver sottolineato l’importanza di gradualità, sperimentazione, reversibilità e flessibilità dei progetti in materia di difesa idrogeologica, l’assessore provinciale ha commentato: «I nostri sforzi sono stati premiati, finalmente un progetto di respiro regionale con ampie garanzie date dalla presenza di due ministri. Ora si può davvero pensare di fare qualcosa di importante».
«Negli ultimi anni - ha detto Pecoraro Scanio - abbiamo speso 100 miliardi per i disastri causati dai cambiamenti climatici o dall’uomo. E’ il momento di puntare sulla prevenzione, sullo studio. In Italia abbiamo ottomila chilometri di costa, la metà dei quali problematici dal lato dell’erosione. Il nodo è la conoscenza: capire perché il mare si riscalda e si ritrae, perché arrivano le alghe tropicali ecc. In Italia non c’è mai stato uno studio organico sul mare. E quando dico mai intendo dall’Unità d’Italia. Ho dovuto far aggiungere la parola “mare” anche al mio dicastero. Finora si parlava di difesa del suolo, punto e basta. Invece serve un istituto nazionale, serve una legge nazionale di tutela delle coste. E servono iniziative come questa che può diventare un modello internazionale». Anche Mussi ha ribadito, calcando le parole: «Mi pare proprio una bella iniziativa, che sfrutta tutte le competenze di cui la nostra università è ricca. Ottomila chilometri di costa sono un’enorme parte dell’Italia, ecco perché dico che la cura delle coste è un dovere costituzionale. Sono decisivi gli studi, le previsioni per capire l’incidenza dei cambiamenti climatici. Il centro si inserisce anche in altre iniziative come il monitoraggio di fauna e flora marina, si incrocia con i dati che arriveranno dal rilevamento ottico e radar di Sky Med, il progetto internazionale che si affida ai satelliti.
Il centro di Cecina sarà utilissimo per studiare e combattere erosione, frane, desertificazione, deforestazione. Sempre che sulle coste non torni la predazione della speculazione, ma sono convinto che quei tempi siano cambiati». La scelta della sede, lo ha detto anche Mussi, è caduta su Cecina per motivi logistici, ma non solo. «Negli anni Settanta i primi convegni nazionali sull’erosione furono organizzati proprio qui», ha aggiunto il sindaco Paolo Pacini. E poi da queste parti l’erosione non scherza affatto. Lo ha confermato e scritto anche il professor Enzo Pranzini (Università di Firenze): «Rimane grave la situazione a sud di Marina di Cecina dove la spiaggia arretra di oltre un metro all’anno mangiando la duna costiera. Più a sud, in prossimità del porto di San Vincenzo, il litorale è tornato ad accrescersi mentre davanti al parco di Rimigliano si è avuta una tendenza opposta. E’ però ancora presto per valutare l’effetto dell’ampliamento sul porto sulla dinamica dei sedimenti». La più entusiasta? Anna Maria Marrocco. Dopo aver sottolineato l’importanza di gradualità, sperimentazione, reversibilità e flessibilità dei progetti in materia di difesa idrogeologica, l’assessore provinciale ha commentato: «I nostri sforzi sono stati premiati, finalmente un progetto di respiro regionale con ampie garanzie date dalla presenza di due ministri. Ora si può davvero pensare di fare qualcosa di importante».
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