Sicurezza
Ecco le stazioni fantasma, per i biglietti c’è l’edicola
Gemma Vignocchi
Le Ferrovie razionalizzano e tolgono i servizi con il personale. Proteste e lamentele
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Stazioni sempre più fantasma. Deserte di personale, senza quasi più sportelli, nessuno a cui chiedere un’informazione. Con sale d’attesa spesso chiuse, bagni inagibili, display a volte fuori uso, sottopassaggi che di notte fanno paura. Ormai più semplici “fermate” che stazioni. Per risparmiare le Ferrovie automatizzano: e nei tempi di internet, dei call center e dei self service, le biglietterie chiudono. E’ un processo che va avanti da una decina di anni, partito da paesini e via via esteso a macchia d’olio anche alle città, con una accelerazione negli ultimi tempi (mentre sempre più centri sono telecomandati dalla mega sala operativa di Pisa). Su 186 stazioni che esistono in Toscana, appena 37 mantengono uno o più sportelli dove il biglietto te lo consegna un impiegato.
Tutte le altre sono “impresenziate”, come dicono in gergo le Ferrovie: il ticket di viaggio si fa cioè alle “macchinette”, oppure si compra all’edicola o dal tabaccaio o al bar. O magari in agenzia, oltre che su internet e adesso per telefono. I centri turistici. Inevitabile del resto “tecnologizzare”, e infatti «noi non siamo contrari in linea di massima all’automazione», dicono i sindacati, «solo che non bisogna andar giù con l’accetta come si sta facendo - nota Mario Battalucci, segretario regionale della Filt-Cgil - ma considerare le situazioni una per una. D’estate per esempio la musica cambia se ci troviamo in una località turistica, ma ci sono anche differenze legate alle fasce orarie». Prendiamo Castiglioncello. Lunedì 9 luglio - in piena stagione, dunque - la macchinetta self service era rotta, l’obliteratrice pure. E’ vero che il biglietto si compra anche all’edicola, ma mica tutti lo sanno, soprattutto chi viene da fuori. E per avere l’informazione, visto che non c’è nessuno a cui chiedere, bisogna leggere un foglietto appeso dentro l’ufficio turistico, che però apre alle 16,30. Ma anche quando il self service non è in tilt, l’apparecchio funziona solo di giorno perché è posizionato nella sala d’attesa che alle 20 chiude.
«E’ per evitare che qualche vandalo distrugga la macchinetta», spiegano a Trenitalia. Solo che i turisti protestano. Quasi increduli di ritrovarsi abbandonati in questo modo in un località di mare che non sarà più quella di un tempo ma è pur sempre conosciuta in tutta Italia, e non solo. Niente intercity. Altro centro turistico Pietrasanta, che è anche luogo d’arte, frequentato da scultori di mezzo mondo: la biglietteria non c’è da tempo (almeno ora l’obliteratrice funziona, già un passo avanti), ma il problema è che la macchinetta emette solo biglietti regionali. Per intercity o eurocity bisogna andare a Viareggio. Su 191 self service infatti solo 41 in Toscana “fanno” tutti i tipi di ticket, anche per treni a lunga percorrenza. E la signora settantenne, senza patente, che da Pietrasanta deve andare a Roma come se la cava? C’è internet, rispondono da Trenitalia. Già, ma mica tutti hanno un computer.
Per fortuna davanti alla stazione c’è un bar dove si acquistano biglietti per intercity ma con una percorrenza - chissà perché - limitata ai 200 chilometri. Anche a Pescia il self service sforna solo tagliandi regionali. E da venerdì scorso gli sportelli - normalmente aperti di mattina - vanno in ferie, fino al 24 agosto: «d’estate ci sono meno passeggeri», spiega Trenitalia. «Dove la biglietteria non c’è, bisogna garantire che i sistemi alternativi siano recepibili da tutta l’utenza», afferma Battalucci. «Oggi ci sono persone che hanno difficoltà anche a usare i self service. Ci vorrebbe un po’ più di assistenza, il treno è un servizio pubblico». Poca informazione. C’è, prima di tutto, un problema d’informazione. Molta gente - i turisti, gli anziani, gli viaggia poco - resta spaesata. Nelle stazioni non esistono cartelli standard, magari in due o tre lingue, che spieghino come muoversi e dove e quando comprare i biglietti (a volte per trovare il tabaccaio abilitato alla vendita bisogna uscire, attraversare la strada...)
Così ognuno si arrangia come crede. Di solito con fogli o foglietti attaccati nelle bacheche, a volte anche un po’ nascosti. Un percorso a ostacoli, insomma. Quando ci vorrebbe così poco a organizzarsi meglio, almeno su questo versante. Telecamere. Altro problema gli orari. L’edicola spesso fa l“intervallo pranzo”, e la domenica pomeriggio resta chiusa. Come pure la tabaccheria. E chi arriva trafelato alle due perde il treno. Bisogna comprare il biglietto il giorno prima, ribatte Trenitalia. Forse però sarebbe più facile che le macchinette self service restassero in funzione 24 ore su 24, come propongono i sindacati, perché c’è pure chi prende il treno dopo cena. «Basterebbe piazzare delle telecamere vicino agli apparecchi - propone Battalucci - e i vandali starebbero alla larga. A Firenze Rifredi, che non è certo una stanzioncina, giorni fa un self service è stato scassinato: ci fosse stato un sistema di videosorveglianza forse non sarebbe successo». Quello delle telecamere è uno dei pallini dei sindacati, anzi è ai primi posti nella piattaforma di richieste da sottoporre all’azienda. Sarebbero un ottimo deterrente contro i vandalismi ma non solo, visto che oggi le stazioni - spesso buie e deserte - possono diventare, di sera, luogo di incontro di ladruncoli, sbandati, gruppi di “bulli”.
E quindi luoghi a rischio, soprattutto per le donne. «Se invece nella sala d’attesa ci fosse una telecamera che riprende tutto, collegata a una stazione madre, credo che molti malintenzionati starebbero alla larga». Ma videosorvegliare gli accessi significa anche rendere più sicuri i treni, tema che sta molto a cuore ai sindacati dei ferrovieri visto che di recente controllori e capitreno sono stati aggrediti da giovani violenti o da ubriachi che non volevano pagare il biglietto. «Se ci fosse un controllo a terra, sarebbe possibile avvisare che nella stazione X è salito un gruppetto di persone visibilmente alticce. Le Ferrovie hanno certamente la tecnologia per questo tipo d’intervento». Il recupero. E intanto mentre vecchie stazioncine dismesse, anche di pregio da un punto di vista architettonico, stanno andando alla malora, ci sono esempi di recupero - seppur parziale - positivo. Nel Valdarno fiorentino per esempio in alcuni locali sono state trasferite delle biblioteche. «Un’iniziativa interessante, anche se la sera si rischia di tornare alla terra di nessuno - nota Battalucci - le stazioni diventano così punti pubblici di aggregazione».
Tutte le altre sono “impresenziate”, come dicono in gergo le Ferrovie: il ticket di viaggio si fa cioè alle “macchinette”, oppure si compra all’edicola o dal tabaccaio o al bar. O magari in agenzia, oltre che su internet e adesso per telefono. I centri turistici. Inevitabile del resto “tecnologizzare”, e infatti «noi non siamo contrari in linea di massima all’automazione», dicono i sindacati, «solo che non bisogna andar giù con l’accetta come si sta facendo - nota Mario Battalucci, segretario regionale della Filt-Cgil - ma considerare le situazioni una per una. D’estate per esempio la musica cambia se ci troviamo in una località turistica, ma ci sono anche differenze legate alle fasce orarie». Prendiamo Castiglioncello. Lunedì 9 luglio - in piena stagione, dunque - la macchinetta self service era rotta, l’obliteratrice pure. E’ vero che il biglietto si compra anche all’edicola, ma mica tutti lo sanno, soprattutto chi viene da fuori. E per avere l’informazione, visto che non c’è nessuno a cui chiedere, bisogna leggere un foglietto appeso dentro l’ufficio turistico, che però apre alle 16,30. Ma anche quando il self service non è in tilt, l’apparecchio funziona solo di giorno perché è posizionato nella sala d’attesa che alle 20 chiude.
«E’ per evitare che qualche vandalo distrugga la macchinetta», spiegano a Trenitalia. Solo che i turisti protestano. Quasi increduli di ritrovarsi abbandonati in questo modo in un località di mare che non sarà più quella di un tempo ma è pur sempre conosciuta in tutta Italia, e non solo. Niente intercity. Altro centro turistico Pietrasanta, che è anche luogo d’arte, frequentato da scultori di mezzo mondo: la biglietteria non c’è da tempo (almeno ora l’obliteratrice funziona, già un passo avanti), ma il problema è che la macchinetta emette solo biglietti regionali. Per intercity o eurocity bisogna andare a Viareggio. Su 191 self service infatti solo 41 in Toscana “fanno” tutti i tipi di ticket, anche per treni a lunga percorrenza. E la signora settantenne, senza patente, che da Pietrasanta deve andare a Roma come se la cava? C’è internet, rispondono da Trenitalia. Già, ma mica tutti hanno un computer.
Per fortuna davanti alla stazione c’è un bar dove si acquistano biglietti per intercity ma con una percorrenza - chissà perché - limitata ai 200 chilometri. Anche a Pescia il self service sforna solo tagliandi regionali. E da venerdì scorso gli sportelli - normalmente aperti di mattina - vanno in ferie, fino al 24 agosto: «d’estate ci sono meno passeggeri», spiega Trenitalia. «Dove la biglietteria non c’è, bisogna garantire che i sistemi alternativi siano recepibili da tutta l’utenza», afferma Battalucci. «Oggi ci sono persone che hanno difficoltà anche a usare i self service. Ci vorrebbe un po’ più di assistenza, il treno è un servizio pubblico». Poca informazione. C’è, prima di tutto, un problema d’informazione. Molta gente - i turisti, gli anziani, gli viaggia poco - resta spaesata. Nelle stazioni non esistono cartelli standard, magari in due o tre lingue, che spieghino come muoversi e dove e quando comprare i biglietti (a volte per trovare il tabaccaio abilitato alla vendita bisogna uscire, attraversare la strada...)
Così ognuno si arrangia come crede. Di solito con fogli o foglietti attaccati nelle bacheche, a volte anche un po’ nascosti. Un percorso a ostacoli, insomma. Quando ci vorrebbe così poco a organizzarsi meglio, almeno su questo versante. Telecamere. Altro problema gli orari. L’edicola spesso fa l“intervallo pranzo”, e la domenica pomeriggio resta chiusa. Come pure la tabaccheria. E chi arriva trafelato alle due perde il treno. Bisogna comprare il biglietto il giorno prima, ribatte Trenitalia. Forse però sarebbe più facile che le macchinette self service restassero in funzione 24 ore su 24, come propongono i sindacati, perché c’è pure chi prende il treno dopo cena. «Basterebbe piazzare delle telecamere vicino agli apparecchi - propone Battalucci - e i vandali starebbero alla larga. A Firenze Rifredi, che non è certo una stanzioncina, giorni fa un self service è stato scassinato: ci fosse stato un sistema di videosorveglianza forse non sarebbe successo». Quello delle telecamere è uno dei pallini dei sindacati, anzi è ai primi posti nella piattaforma di richieste da sottoporre all’azienda. Sarebbero un ottimo deterrente contro i vandalismi ma non solo, visto che oggi le stazioni - spesso buie e deserte - possono diventare, di sera, luogo di incontro di ladruncoli, sbandati, gruppi di “bulli”.
E quindi luoghi a rischio, soprattutto per le donne. «Se invece nella sala d’attesa ci fosse una telecamera che riprende tutto, collegata a una stazione madre, credo che molti malintenzionati starebbero alla larga». Ma videosorvegliare gli accessi significa anche rendere più sicuri i treni, tema che sta molto a cuore ai sindacati dei ferrovieri visto che di recente controllori e capitreno sono stati aggrediti da giovani violenti o da ubriachi che non volevano pagare il biglietto. «Se ci fosse un controllo a terra, sarebbe possibile avvisare che nella stazione X è salito un gruppetto di persone visibilmente alticce. Le Ferrovie hanno certamente la tecnologia per questo tipo d’intervento». Il recupero. E intanto mentre vecchie stazioncine dismesse, anche di pregio da un punto di vista architettonico, stanno andando alla malora, ci sono esempi di recupero - seppur parziale - positivo. Nel Valdarno fiorentino per esempio in alcuni locali sono state trasferite delle biblioteche. «Un’iniziativa interessante, anche se la sera si rischia di tornare alla terra di nessuno - nota Battalucci - le stazioni diventano così punti pubblici di aggregazione».
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