La manifestazione
rugby
«Il rugby? Non è roba solo da uomini»
Paolo Marsili
La grinta di Caterina Barsotti, 14 anni, convocata in azzurro. Figlia d'arte, ha imparato giocando con il fratello: «So che sarà dura ma sogno la Nazionale»
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CECINA. Rugby, sport difficile e duro per i maschi, si pensi quanto possa esserlo per le femmine... Anzi, giocare a palla ovale, disputare i campionati era prerogativa del sesso forte. Invece da qualche anno anche il gentil sesso ha fatto la sua entrata in campo. Gentil sesso si fa per dire, perché non ha per niente scherzato, si è ripetutamente rimboccato le maniche, ha dimostrato subito di valere e di potersi prendere la rivincita sui maschi in ogni categoria e ad ogni livello; il rugby “rosa” è già una bella realtà. Caterina Barsotti è l'unica ragazza di Cecina, l'unica nella nostra zona, che gioca al rugby.
E la sua passione si specchia in una volontà e in una dedizione, negli allenamenti e nelle partite, che non ha niente da invidiare ai ragazzi. Lei del resto fino all'anno scorso assieme ai ragazzi ha giocato, in una squadra giovanile del Rugby Cecina; quest'anno passando Under 15 è migrata nel capoluogo provinciale dove è stata formata una squadra di tutte femmine dalla società Etruschi Livorno. Ma Caterina è, come si suol dire, una figlia d'arte perché il babbo è Paolo Barsotti colonna del rugby rossoblù del passato (comunque abbastanza recente) e oggi allenatore nei ranghi della società. E' stata dunque ben forgiata nel carattere e nella tecnica, ha bruciato le tappe, tant'è che ha meritato di venire convocata dalla Federazione al raduno della squadra azzurra Under 16. «Si tratta di una programmazione a livello federale per preparare queste atlete, una trentina, selezionate durante il campionato - spiega Paolo Barsotti - a una migliore tecnica e prestazione fisica in modo da inserirle nel futuro nella Nazionale maggiore che, come si saprà, è entrata con pieno merito nel Sei nazioni in parallelo con i colleghi maschi. Il raduno si svolgerà a Tabiano Terme, in provincia di Parma, dal 6 al 9 luglio». Ma è poi da ritenere strano che una femmina giochi a rugby? Caterina è ancora molto giovane, ma ha senz'altro le idee chiare; e mira lontano, non perché lo pretende babbo Paolo.
Insomma Caterina, perché giochi a rugby?
«Sono stata sempre attratta dalla competizione con i maschi, forse avendo un fratello maggiore di soli tredici mesi, Tommaso. Anche lui gioca a rugby nel Cecina e fa già parte della selezione nazionale Centro-Nord Under 15. Quando facevamo qualsiasi gioco desideravo batterlo, e ci riuscivo diverse volte. Devo dire che l'ho seguito in tutti gli sport che praticava, così abbiamo giocato a calcio, poi a judo, infine a rugby dove ormai io gioco da quasi sette anni. Un altro motivo che mi ha spinto a provare nel rugby è, naturalmente, il fatto che mio padre dopo aver giocato circa trent'anni ha iniziato a fare l'allenatore di questo splendido sport».
Quali sensazioni provi quando giochi?
«Quando entro in campo con le mie compagne io sento, anzi sentiamo, una sensazione di forza unica che riusciamo a recepire solo guardandoci. Non importa dirci niente, sappiamo che quando l'arbitro fischia l'inizio della partita, tutte vogliamo raggiungere il solito scopo, che è la vittoria. Quindi sento dentro di me la voglia di conquistare il pallone per portarlo in meta oppure la necessità di andare a placcare un'avversaria lanciata verso la nostra area. Alla fine la sensazione diventa piacevole perché anche se non abbiamo vinto, siamo sicure che ognuna di noi ha dato tutto; e questo è bellissimo».
Visto che fino all'anno scorso hai giocato insieme ai maschi e ora giochi con le femmine, qual è la differenza di gioco tra i maschi e le femmine in questi campionati?
«Per quanto riguarda lo stare in campo, la differenza che ho trovato io è minima. Nei maschi senza dubbio c'è più velocità di gioco, ma per il resto non cambia niente; anzi a livello femminile c'è molta più grinta e sacrificio nel giocare. Poi per quanto mi riguarda, finalmente quest'anno posso vivere l'atmosfera dello spogliatoio, cosa che fino all'anno scorso non potevo, perché relegata in una stanza tutta da sola. Perché ero l'unica femmina, appunto. Sappiamo tutti quanto in uno sport come il rugby siano importanti a livello di concentrazione i momenti prima della partita, nello spogliatoio assieme ai compagni di gioco».
Dove vorresti arrivare, dato che a soli 14 anni fai parte di una Under 16 italiana?
«Per me, questa possibilità che mi è data oggi è un punto di partenza. Riconosco perfettamente che dovrò sudare molto già per continuare a far parte di questa squadra, anche perché siamo in trenta e la selezione si farà dura. Comunque io sono disposta a sacrificarmi e allenarmi seriamente per raggiungere sempre il massimo e un futuro ancor più roseo. Anzi se mi permettete, più azzurro».
E la sua passione si specchia in una volontà e in una dedizione, negli allenamenti e nelle partite, che non ha niente da invidiare ai ragazzi. Lei del resto fino all'anno scorso assieme ai ragazzi ha giocato, in una squadra giovanile del Rugby Cecina; quest'anno passando Under 15 è migrata nel capoluogo provinciale dove è stata formata una squadra di tutte femmine dalla società Etruschi Livorno. Ma Caterina è, come si suol dire, una figlia d'arte perché il babbo è Paolo Barsotti colonna del rugby rossoblù del passato (comunque abbastanza recente) e oggi allenatore nei ranghi della società. E' stata dunque ben forgiata nel carattere e nella tecnica, ha bruciato le tappe, tant'è che ha meritato di venire convocata dalla Federazione al raduno della squadra azzurra Under 16. «Si tratta di una programmazione a livello federale per preparare queste atlete, una trentina, selezionate durante il campionato - spiega Paolo Barsotti - a una migliore tecnica e prestazione fisica in modo da inserirle nel futuro nella Nazionale maggiore che, come si saprà, è entrata con pieno merito nel Sei nazioni in parallelo con i colleghi maschi. Il raduno si svolgerà a Tabiano Terme, in provincia di Parma, dal 6 al 9 luglio». Ma è poi da ritenere strano che una femmina giochi a rugby? Caterina è ancora molto giovane, ma ha senz'altro le idee chiare; e mira lontano, non perché lo pretende babbo Paolo.
Insomma Caterina, perché giochi a rugby?
«Sono stata sempre attratta dalla competizione con i maschi, forse avendo un fratello maggiore di soli tredici mesi, Tommaso. Anche lui gioca a rugby nel Cecina e fa già parte della selezione nazionale Centro-Nord Under 15. Quando facevamo qualsiasi gioco desideravo batterlo, e ci riuscivo diverse volte. Devo dire che l'ho seguito in tutti gli sport che praticava, così abbiamo giocato a calcio, poi a judo, infine a rugby dove ormai io gioco da quasi sette anni. Un altro motivo che mi ha spinto a provare nel rugby è, naturalmente, il fatto che mio padre dopo aver giocato circa trent'anni ha iniziato a fare l'allenatore di questo splendido sport».
Quali sensazioni provi quando giochi?
«Quando entro in campo con le mie compagne io sento, anzi sentiamo, una sensazione di forza unica che riusciamo a recepire solo guardandoci. Non importa dirci niente, sappiamo che quando l'arbitro fischia l'inizio della partita, tutte vogliamo raggiungere il solito scopo, che è la vittoria. Quindi sento dentro di me la voglia di conquistare il pallone per portarlo in meta oppure la necessità di andare a placcare un'avversaria lanciata verso la nostra area. Alla fine la sensazione diventa piacevole perché anche se non abbiamo vinto, siamo sicure che ognuna di noi ha dato tutto; e questo è bellissimo».
Visto che fino all'anno scorso hai giocato insieme ai maschi e ora giochi con le femmine, qual è la differenza di gioco tra i maschi e le femmine in questi campionati?
«Per quanto riguarda lo stare in campo, la differenza che ho trovato io è minima. Nei maschi senza dubbio c'è più velocità di gioco, ma per il resto non cambia niente; anzi a livello femminile c'è molta più grinta e sacrificio nel giocare. Poi per quanto mi riguarda, finalmente quest'anno posso vivere l'atmosfera dello spogliatoio, cosa che fino all'anno scorso non potevo, perché relegata in una stanza tutta da sola. Perché ero l'unica femmina, appunto. Sappiamo tutti quanto in uno sport come il rugby siano importanti a livello di concentrazione i momenti prima della partita, nello spogliatoio assieme ai compagni di gioco».
Dove vorresti arrivare, dato che a soli 14 anni fai parte di una Under 16 italiana?
«Per me, questa possibilità che mi è data oggi è un punto di partenza. Riconosco perfettamente che dovrò sudare molto già per continuare a far parte di questa squadra, anche perché siamo in trenta e la selezione si farà dura. Comunque io sono disposta a sacrificarmi e allenarmi seriamente per raggiungere sempre il massimo e un futuro ancor più roseo. Anzi se mi permettete, più azzurro».
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