Il Tirreno

«Un bagnino ogni 40 metri, non 100»

A.d.G.

Assistente di spiaggia si rivolge agli oculisti e deposita le perizie in Capitaneria

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CECINA. L'anno scorso voleva fare un sindacato dei bagnini nel Cecinese. Non ci è riuscito e ora Thomas Martini ci riprova, allargandosi «da Cecina a Marina di Carrara per abbracciare tutta la Versilia». Viene in mente un tipo al quale rubavano continuamente il cellulare e ogni volta lui ne ricomprava due perché «voglio vedere chi si stanca prima». Ma Thomas è convinto di farcela, stavolta. Intanto accusa: «Troppe spiagge fuori regola, le ordinanze della capitaneria vanno corrette. Gli assistenti bagnanti devono essere il doppio di quelli attuali, lo dicono gli specialisti». Cioè gli oculisti. Perché secondo quelli interpellati dal giovane lucchese, che da anni lavora a Cecina, l'occhio umano ha un raggio d'azione limitato. Al massimo 40 metri. Non 100 e nemmeno 80 come prevedono le ordinanze delle varie capitanerie. A Cecina, ad esempio: qui la regola è un bagnino ogni cento metri su quasi tutta la costa nell'ambito del relativo piano di sicurezza. Il limite scende a ottanta metri alle Gorette. Sempre troppi, secondo Thomas che peraltro alle Gorette ci lavora.

Il giovane così, dopo aver fatto protocollare una prima consulenza alla capitaneria di Viareggio, tra oggi e domani ne depositerà un'altra a Livorno e al delegato di spiaggia di Cecina. Si tratta di un parere, firmato e timbrato all'ospedale di Lucca dal dottor Alberto Marescotti, dirigente medico di primo livello del reparto di oculistica. Nella relazione sul campo visivo il medico conclude che «si possono considerare con approssimazione ragionevole un angolo visivo minore e un fronte di 35-40 metri come utili ai fini di un controllo ottimale di una situazione a rischio potenziale di vita».

Dunque, quaranta metri. «Le capitanerie dovranno rivedere i limiti - spiega Martini - e gli stabilimenti balneari, i Comuni, le associazioni, dovranno adeguarsi. Cioè ingaggiare più bagnini per garantire la sicurezza dei bagnanti e la tranquillità degli stessi assistenti in termini di responsabilità. Queste perizie servono anche a mettere in guardia tutti: se annega qualcuno, il bagnino rischia ma può rivalersi con chi non lo ha messo in condizione di lavorare nel rispetto della 626».

In capitaneria al momento ci si limita a ricordare come dietro tutto ci sia un protocollo d'intesa con la Regione che si fonda su altri studi e misurazioni effettuati da specialisti. Ma Martini è convinto, ricorda che sul caso è intervenuta anche Rifondazione con un'interrogazione parlamentare (presentata il 7 giugno dai senatori Stefano Zuccherini e Milziade Caprili) e rilancia il progetto Asp Aabis. Sarebbe l'Associazione sindacale pubblica autonoma degli assistenti bagnanti e degli inservienti di spiaggia. Insomma, il sindacato dei baywatch. Perché, ribadisce Thomas, «in Italia non ci sono veri sindacati autonomi e quella degli assistenti è una figura priva di garanzie per le responsabilità civili, svilita da molti gestori che non pagano tutte le ore lavorate, non ti riconoscono tfr e tredicesima oppure ti assicurano ma come aiuto barista. L'anno scorso non ce l'abbiamo fatta a organizzarci in sindacato - ammette - eravamo pochi e ci vogliono molti soldi, almeno tremila euro solo per partire. Ecco perché voglio coinvolgere subito la Versilia. Perché dalla darsena di Viareggio a Marina di Carrara ci sono 571 stabilimenti balneari e oltre mille bagnini. Ho anche parlato con il fiduciario Coni della Fin di Lucca, è d'accordo con me».

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