Il Tirreno

Sul tesoretto è guerra in consiglio

Forti critiche alla giunta sia dalla Cdl che da Rifondazione

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CECINA. Sul tesoretto, circa un milione in più scaturito in sede di consuntivo di bilancio, l'amministrazione in consiglio comunale ha dovuto far fronte al prevedibile attacco delle minoranze. Compito ricaduto sulle spalle dell'assessore Michela Ghezzani. Un fuoco di fila cui si è dedicato con particolare vis polemica il consigliere Franco Belcari, ma che ha visto anche la netta contrapposizione degli esponenti di Forza Italia, An e Rifondazione. Ma mentre Massei (Fi), lamentava qualche «anello che non funziona nella catena organizzativa e informativa del Comune, tale da far sballare le capacità previsionali» Belcari ci andava giù duro.
Belcari accusava direttamente la giunta di «incapacità organizzativa del personale» e di errori gravi nell'impostazione di come si vanno a recuperare le risorse: «Non si può solo campare di tasse e di oneri di urbanizzazione». Massei peraltro invitava la giunta a presentare un piano definito per l'utilizzo del tesoretto: «Non ci si può presentare un uso parziale dell'ammontare lasciando a un imprecisato futuro la decisione. C'è un evidente degrado della manutenzione ordinaria della città, ci si impegni in questa direzione».

Anche Belcari: «L'arredo urbano è degradato e non riusciamo nemmeno a tagliare l'erba dei prati pubblici. Ma si intervenga anche sul versante dei beni culturali. Perché non destinare ogni anno almeno trentamila euro per un'opera significativa della storia e della cultura della città?». Non ha mancato di far sentire la voce critica della sinistra il consigliere di Rifondazione, Laura Pardossi, che ha parlato tanto di «deficienza ammnistrativa» quanto di «approssimazione politica». In particolare ha criticato l'uso erroneo dell'addizionale Irpef: «Una maggiore attenzione avrebbe impedito questo aumento e si sarebbe evitato così di colpire i cittadini». A queste critiche ha risposto Ghezzani chiedendo in via preliminare ai vari componenti dell'assemblea comunale un approccio al problema secondo un'informazione più basata sui «documenti ufficiali» del bilancio: «Così si avrà un'informazione più dettagliata e complessa, anche con riferimenti più pertinenti ai tecnicismi di bilancio, materia anche noiosa ma inevitabile».

Si dilungava così l'assessore a spiegare come la quantità di ben due milioni e duecento su cui erano state costruite le previsioni fosse fondata sugli introiti e sulle spese dell'anno precedente. Chiariva poi come fosse difficile prevedere la quantità degli «oneri» che si chiariscono quasi sempre al termine dell'anno sulla base delle decisioni urbanistiche dei privati cittadini e impresari e che comunque tali risorse vengono impiegate solo in minima parte, circa 400mila euro, per la spesa corrente, mentre il grosso della cifra va in conto capitale: secondo le disposizioni in merito.
«Abbiamo rispettato comunque - chiosava Ghezzani - il patto di stabilità diminuendo sensibilmente dal 2003 a oggi il debito per mutui contratti: da 16 a 11 milioni».

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