Il Tirreno

Già rinnovati 400 permessi

Chiara Castaldi

Soggiorno: i dati di Arci e patronati da dicembre a oggi. Gran parte sono lavoratori stagionali occupati in agricoltura o badanti. Polemica per i 70 euro del kit

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ROSIGNANO. Circa 400 permessi di soggiorno rinnovati da dicembre a oggi su una popolazione immigrata residente di circa 1600 persone. Questo per quanto riguarda i numeri. Malcontento per la spesa economica, ma soddisfazione per non dover più passare (o quasi) dalla questura, sul piano delle reazioni. È la fotografia dei primi mesi di funzionamento, nel comune di Rosignano, del nuovo sistema per il rilascio dei permessi di soggiorno agli extracomunitari da quando è entrata in vigore la nuova normativa. A fornirla sono i tre enti che nel comune svolgono il servizio di consulenza e supporto gratuiti per la compilazione dei così detti kit. Sono due patronati, Inac della Confederazione italiana agricoltori (Cia) e Inas della Cisl.
A questi si aggiunge lo sportello immigrati del comune gestito dall'Arci Bassa val di Cecina. I patronati svolgono il servizio in virtù di un accordo nazionale firmato da tutti i sindacati che li abilita all'accesso al portale predisposto dal ministero. Nel nostro comune, per il momento, solo il patronato Cia immette i dati on line in maniera istantanea. Fatto che - come confermano tutti e tre - costituisce una corsia preferenziale. Le pratiche, infatti, vengono svolte più velocemente. Alla sede Cisl di Rosignano il personale Inas svolge il servizio due giorni alla settimana. Si raccolgono i dati che, nel giro di due giorni, vengono inseriti on line presso la sede di Cecina. L'Arci invece fa tutto cartaceo anche se, come assicura l'assessora Nesi a breve dovrebbe essere possibile anche per il comune inserire i dati on line. «Attendiamo a giorni - dice Nesi - che ci assegnino la password per l'accesso al portale».

I circa 400 kit sono così suddivisi: circa 50 sono stati svolti dall'Inas, 222 dall'Arci (ma il dato comprende anche gli accessi solo per informazioni, mantre l'Inac ne ha inoltrati 145, di cui 35 solo cartacei, e 135 anche via telematica. Secondo la responsabile dell'Inac Manola Bini, il fatto che, nel comune, l'unico patronato ad aderire, o comunque quello più attivo, sia di un sindacato di lavoratori autonomi, rappresenta un'anomalia. Onerosa per giunta. «I sindacati dei lavoratori dipendenti associando il cliente - almeno teoricamente - in qualche modo possono compensare i costi del servizio con le quote di iscrizione. Una grossa fetta degli immigrati - prosegue - sono infatti lavoratori dipendenti: stagionali che lavorano nelle aziende agricole o vitivinicole di Castagneto e Bolgheri, oppure badanti». Sul fronte immigrati invece il problemi sono altri. «70 euro sono una spesa che pesa nelle tasche degli immigrati - dice Riccardo Paini, dell'Arci». Un kit, infatti, deve essere rinnovato per cambio di residenza, matrimonio, scadenza del passaporto, nascita di un figlio, superamento dei 14 anni di età di un figlio. In quest'ultimo caso si fa il “distacco” dal permesso di soggiorno di uno dei genitori; occorre quindi fare ex nuovo due kit, uno per il genitore, l'altro per il figlio. Così le cifre da pagare gonfiano.

Prima della nuova legge si doveva andare in questura e si creavano file interminabili, ma c'era da pagare solo la marca da bollo di circa 15 euro e il permesso veniva rilasciato subito. Non c'erano tempi d'attesa come ora. «Un altro problema - dice infatti Piani - è che i tempi non sono rispettati. Formalmente, si dovrebbe inoltrare la richiesta di rinnovo due mesi prima della scadenza del permesso vecchio o di un altro documento. Ma poi, il permesso non arriva entro due mesi come dovrebbe». Certo, c'è anche il risvolto della medaglia. Le file alle questure non ci sono più. Qui si deve andare solo alla fine dell'iter, per ritirare il permesso elettronico. «Gli immigrati - sostiene Pizzi - sembrano entusiasti della nuova procedura e anzi, vorrebbero tornare al patronato anche per ritirare il permesso». «Resta sempre un fatto umiliante - aggiunge l'operatore dell'Arci - dover passare dalla questura. Io quando devo rinnovare la carta d'identità non vado mica alla polizia, vado in comune. E così dovrebbe essere per gli immigrati».

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