Il dolore
Ancora cromo 6, i pozzi restano chiusi
A.R.
Dossier dell’Arpat: 247 analisi, risultati variabili. E la bonifica mai fatta
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CECINA. Il cromo esavalente non è sconfitto. Ad un anno dalla scoperta dell’inquinamento di 13 pozzi pubblici e privati tra Cecina, Castagneto e Bibbona, a cui si sono aggiunti altri 7 chiusi in agosto (tra cui un pozzo di Vada), ecco il dossier dell’Arpat sullo stato delle indagini al 29 maggio 2007.
I nuovi dati. Uno studio che conferma come, sebbene in alcuni pozzi chiusi il cromo 6 sia diminuito, la sostanza tossica è ancora presente nelle acque in valori superiori al limite di 5 microgrammi su litro fissato dal ministero dell’Ambiente (il ministero della Salute continua a confermare l’esatta impostazione del decreto legislativo 31/01 che fissa l’unico parametro utile in 50 microgrammi/lt di cromo totale). A confermare questo quadro sono le indagini che da agosto dello scorso anno ad oggi sono proseguite e che hanno consentito ad Arpat di verificare, con un piano di caratterizzazione, le concentrazioni di cromo nelle acque. Una campagna che ha dato risultati interessanti, ma anche preoccupanti. A cominciare dal fatto che 6 campioni di acque destinate al consumo umano prelevate il 12 settembre 2006 nella rete di Colognole (serve Colognole, Parrana e Valle Benedetta) evidenziano campioni che superano sempre il limite di 5 µg/lt: vanno dagli 8 ad un massimo di 13,9.
Collesalvetti. Arpat nella relazione conferma: «Le risultanze analitiche... mostrano una diffusa contaminazione da cromo 6 anche in queste acque così come era possibile ipotizzare in base alla natura geologica della zona». Da qui nuove analisi nel comune di Collesalvetti (che rivelano valori di 14,8 in Valle Benedetta, 12,3 a Colognole, 14 a Crocino e 14 a Parrana S. Giusto) e vanno avanti nei comuni di Castellina, Riparbella, S. Luce e Chianni dove invece i valori si mattengono sotto i limiti. Il 18 ottobre 2006 vengono campionate le acque superficiali del fiume Cecina e dei torrenti Chioma e Fine: sono 3 i pozzi in cui il cromo 6 è più alto. Il 23 ottobre si tornano a campionare pozzi già analizzati a luglio. Il risultato è che, prima e dopo i filtri a carbone attivo, la concentrazioni di cromo 6 è ben inferiore ai limiti. Semmai aumenta (prelievi del 26/10) in due pozzi (Mat P110 di via delle Macchie e Mat P11 di Vallescaia (ma sempre nei limiti).
Bolgheri e Castagneto. L’indagine va avanti a Castagneto e Bibbona (dove nel luglio 2006 erano stati chiusi altri pozzi, uno nei pressi del campeggio del Forte). A Castagneto si nota - scrive Arpat - che la concentrazione di cromo 6 si è ridotta (c’è il solo Mat-P108 Podee Alberto a segnare 8,3 µg/lt). A Bibbona, invece, c’è un «significativo aumento di cromo 6 nel Mat P090, un pozzo privato in cui il livello di cromo 6 è addirittura di 40µg/lt). Nel dicembre 2006 si procede con la zona di Bolgheri (dove emergono valori superiori al limite soprattutto al pozzo C2 ed al C3) e a Cecina (dove il solo Mat-P117 di Collemezzano segnala 14 µg/lt).
Prelievi in Solvay. Ma Arpat non si limita ad analizzare i pozzi privati e pubblici ma comincia ad analizzare le acque sotterranee dentro la Solvay. A gennaio 2007 si analizzano i piezometri nel settore sud del Pe (polietilene) e a sud-est di questo. Tre i valori superiori al limite: in piezometri nel reparto Spe (13,6 e 13,7) e uno di 56 µg/lt. Il lavoro di Arpat va avanti e in aprile di quest’anno vengono analizzati pozzi Asa a San Vincenzino, Ladronaia e via Po, poi a Collemezzano e al Padultto. Valori sotto la soglia (riduzione evidente in un pozzo di Collemezzano) ma aumento (sempre però sotto la soglia) al Paduletto e a Vallescaja. Nelle conclusioni, a seguito delle 247 analisi fino ad oggi effettuate, Arpat rileva che si assiste ad una «significativa variabilità delle concentrazioni di cromo». Si dice anche che lo stato di fermo di alcuni pozzi «può avere influenzato le concentrazioni di cromo 6».
Summit con la Regione. Giovedì, a Cecina, si terrà un incontro tra i sindaci dei quattro comuni della costa - Rosignano, Cecina, Bibbona e Castagneto - e l’assessore regionale Marino Artusa. Un incontro sollecitato dalle amministrazioni locali, per sbloccare una situazione d’impasse ormai annuale. Le richieste dei sindaci riguardano l’apertura di due nuovi pozzi nel comune di Montescudaio, la ricerca delle cause d’inquinamento da cromo che secondo il tavolo del 2006 doveva essere commissionata al Cnr, il finanziamento delle opere di bonifica dei pozzi da parte di Asa. «La situazione, secondo i dati forniti dall’Arpat - dice il sindaco di Cecina Paolo Pacini - è sotto controllo; è stato chiarito anche, da parte del Ministero della Salute, che il valore limite per le acque potabili è di 50 microgrammi litro di cromo totale. Da parte nostra però vogliamo cautelarci fino in fondo, mantenendo chiusi i pozzi sigillati lo scorso anno, fintanto che il valore del cromo esavalente non sarà sceso sotto i 5 microgrammi».
Restano dunque in vigore le ordinanze emanate in via cautelativa lo scorso anno. Quello che manca a questo punto è soprattutto un input chiaro alla soluzione del problema. Con il finanziamento dello studio del Cnr e delle opere di bonifica dei pozzi.
I nuovi dati. Uno studio che conferma come, sebbene in alcuni pozzi chiusi il cromo 6 sia diminuito, la sostanza tossica è ancora presente nelle acque in valori superiori al limite di 5 microgrammi su litro fissato dal ministero dell’Ambiente (il ministero della Salute continua a confermare l’esatta impostazione del decreto legislativo 31/01 che fissa l’unico parametro utile in 50 microgrammi/lt di cromo totale). A confermare questo quadro sono le indagini che da agosto dello scorso anno ad oggi sono proseguite e che hanno consentito ad Arpat di verificare, con un piano di caratterizzazione, le concentrazioni di cromo nelle acque. Una campagna che ha dato risultati interessanti, ma anche preoccupanti. A cominciare dal fatto che 6 campioni di acque destinate al consumo umano prelevate il 12 settembre 2006 nella rete di Colognole (serve Colognole, Parrana e Valle Benedetta) evidenziano campioni che superano sempre il limite di 5 µg/lt: vanno dagli 8 ad un massimo di 13,9.
Collesalvetti. Arpat nella relazione conferma: «Le risultanze analitiche... mostrano una diffusa contaminazione da cromo 6 anche in queste acque così come era possibile ipotizzare in base alla natura geologica della zona». Da qui nuove analisi nel comune di Collesalvetti (che rivelano valori di 14,8 in Valle Benedetta, 12,3 a Colognole, 14 a Crocino e 14 a Parrana S. Giusto) e vanno avanti nei comuni di Castellina, Riparbella, S. Luce e Chianni dove invece i valori si mattengono sotto i limiti. Il 18 ottobre 2006 vengono campionate le acque superficiali del fiume Cecina e dei torrenti Chioma e Fine: sono 3 i pozzi in cui il cromo 6 è più alto. Il 23 ottobre si tornano a campionare pozzi già analizzati a luglio. Il risultato è che, prima e dopo i filtri a carbone attivo, la concentrazioni di cromo 6 è ben inferiore ai limiti. Semmai aumenta (prelievi del 26/10) in due pozzi (Mat P110 di via delle Macchie e Mat P11 di Vallescaia (ma sempre nei limiti).
Bolgheri e Castagneto. L’indagine va avanti a Castagneto e Bibbona (dove nel luglio 2006 erano stati chiusi altri pozzi, uno nei pressi del campeggio del Forte). A Castagneto si nota - scrive Arpat - che la concentrazione di cromo 6 si è ridotta (c’è il solo Mat-P108 Podee Alberto a segnare 8,3 µg/lt). A Bibbona, invece, c’è un «significativo aumento di cromo 6 nel Mat P090, un pozzo privato in cui il livello di cromo 6 è addirittura di 40µg/lt). Nel dicembre 2006 si procede con la zona di Bolgheri (dove emergono valori superiori al limite soprattutto al pozzo C2 ed al C3) e a Cecina (dove il solo Mat-P117 di Collemezzano segnala 14 µg/lt).
Prelievi in Solvay. Ma Arpat non si limita ad analizzare i pozzi privati e pubblici ma comincia ad analizzare le acque sotterranee dentro la Solvay. A gennaio 2007 si analizzano i piezometri nel settore sud del Pe (polietilene) e a sud-est di questo. Tre i valori superiori al limite: in piezometri nel reparto Spe (13,6 e 13,7) e uno di 56 µg/lt. Il lavoro di Arpat va avanti e in aprile di quest’anno vengono analizzati pozzi Asa a San Vincenzino, Ladronaia e via Po, poi a Collemezzano e al Padultto. Valori sotto la soglia (riduzione evidente in un pozzo di Collemezzano) ma aumento (sempre però sotto la soglia) al Paduletto e a Vallescaja. Nelle conclusioni, a seguito delle 247 analisi fino ad oggi effettuate, Arpat rileva che si assiste ad una «significativa variabilità delle concentrazioni di cromo». Si dice anche che lo stato di fermo di alcuni pozzi «può avere influenzato le concentrazioni di cromo 6».
Summit con la Regione. Giovedì, a Cecina, si terrà un incontro tra i sindaci dei quattro comuni della costa - Rosignano, Cecina, Bibbona e Castagneto - e l’assessore regionale Marino Artusa. Un incontro sollecitato dalle amministrazioni locali, per sbloccare una situazione d’impasse ormai annuale. Le richieste dei sindaci riguardano l’apertura di due nuovi pozzi nel comune di Montescudaio, la ricerca delle cause d’inquinamento da cromo che secondo il tavolo del 2006 doveva essere commissionata al Cnr, il finanziamento delle opere di bonifica dei pozzi da parte di Asa. «La situazione, secondo i dati forniti dall’Arpat - dice il sindaco di Cecina Paolo Pacini - è sotto controllo; è stato chiarito anche, da parte del Ministero della Salute, che il valore limite per le acque potabili è di 50 microgrammi litro di cromo totale. Da parte nostra però vogliamo cautelarci fino in fondo, mantenendo chiusi i pozzi sigillati lo scorso anno, fintanto che il valore del cromo esavalente non sarà sceso sotto i 5 microgrammi».
Restano dunque in vigore le ordinanze emanate in via cautelativa lo scorso anno. Quello che manca a questo punto è soprattutto un input chiaro alla soluzione del problema. Con il finanziamento dello studio del Cnr e delle opere di bonifica dei pozzi.
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