Il dolore
È la strada il luogo più pericoloso
Maria Meini
Stabile il numero degli infortuni, ma aumenta il rischio in viaggio
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CECINA. La Toscana felix ha un buco nero: gli incidenti sul lavoro. Quasi sempre le vittime sono precari, giovani, immigrati. Nella Bassa Val di Cecina la situazione non è tra le più drammatiche: il numero degli infortuni, in calo negli ultimi 4 anni (1200 nel 2006) mantiene infatti il suo trend «virtuoso». Ma non abbastanza virtuoso: infatti anche il 2006 è stato funestato da due incidenti mortali. Due incidenti che confermano uno degli luoghi di maggior pericolosità: la strada.
Strada killer. Sono avvenuti entrambi sulla strada gli incidenti mortali nella nostra zona: il primo, l’11 settembre 2006 a Donoratico, in itinere. La vittima stava andando al lavoro in bicicletta ed è stata falciata da un’auto. Il secondo caso, avvenuto il 23 ottobre a Rosignano, riguarda invece un operaio addetto alla manutenzione dell’autostrada. Anche’egli ucciso da un’auto mentre si trovava sul cantiere. Un aspetto da considerare riguarda proprio il luogo in cui avviene l’infortunio. E secondo le statistiche in possesso del Servizio prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Asl 6, diretto dal dottor Raffaele D’Onofrio, gli incidenti in itinere sono notevolmente aumentati. Si parla di percentuali, perché i numeri assoluti sono abbastanza contenuti (sempre in raffronto al resto della regione e d’Italia).
Il pericolo in itinere. Vediamo quanti sono gli incidenti che si verificano sul tragitto da o per il luogo di lavoro: nel 2002 erano 120, calati nel 2003 a 100, sono aumentati di nuovo nel 2004, salendo a 129, stabilizzandosi nel 2005 con 125. Nel 2006 sono di nuovo risaliti a 146. Il motivo? Si possono azzardare delle ipotesi: dalla più ovvia, la pericolosità delle nostre strade, ad un’altra considerazione altrettanto consolidata: l’aumento del numero dei lavoratori pendolari. In tutti i settori; ma in particolare nell’edilizia e nell’agricoltura. Seguono trasporti, servizi e turismo.
Edilizia e agricoltura. Cantieri edili e agricoltura restano i due segmenti caldi, anche se i numeri danno ragione alla prevenzione. Dal 2002 al 2006, nell’edilizia si è passati progressivamente da 197 infortuni all’anno a 186, 171, 157 e 165. Con una stabilizzazione nell’ultimo triennio. In agricoltura l’andamento è analogo: 218 infortuni nel 2002, 190 nel 2003, 182 l’anno successivo, 195 nel 2005 e 179 nel 200.
Le cause. Sempre secondo le statistiche, le cause degli infortuni sono piuttosto circoscritte: nell’ordine comportamenti non adeguati (come non indossare gli strumenti di protezione) e mancanza di formazione. Quest’ultima direttamente collegata al proliferare dei cosiddetti contratti non standard, a chiamata. Che in alcuni settori, come quello turistico (supermercati, alberghi, ristoranti, campeggi, altre strutture ricettive) può significare anche chiamate per pochi giorni o addirittura per poche ore. Un classico: il cameriere ingaggiato per il sabato sera. Troppa frammentazione uguale poca formazione: sintetizzano gli addetti ai lavori.
Immigrati in aumento. Ma vediamo l’identikit del lavoratore infortunato. Prendiamo l’edilizia: qui il 30% degli infortuni avviene a giovani sotto i 27 anni, mentre la stragrande maggioranza, oltre il 60 per cento, a persone in età da 34 a 47 anni, che rappresentano la forza lavoro più consistente. Esattamente in contrario di quello che avviene in agricoltura, dove si continua a lavorare fino a vecchi: infatti il 22% degli infortuni riguarda persone al di sopra dei 65 anni di età e ben il 13% ultrasettantenni, quasi tutti titolari (piccoli proprietari). Ma c’è un aspetto che accomuna edilizia e agricoltura: la provenienza della forza lavoro. In questi due settori è più massiccia la presenza di lavoratori immigrati.
Baby muratori. C’è un particolare che colpisce: in edilizia, dove la presenza di micro e nanoimprese non strutturate è dilagante, si lavora da giovanissimi. E con una preponderanza di immigrati e trasfertisti del sud Italia. Prendiamo gli apprendisti avviati al lavoro dall’ottobre 2006 al marzo 2007, appena sei mesi: sono 140, di cui ben 60 extracomunitari (marocchini, tunisini, albanesi, turchi, rumeni) trenta del sud (al 90% siciliani) e solo 19 della provincia di Livorno.
La prevenzione. L’Asl ha scelto di intervenire con progetti mirati: nel 2002 sono stati avviati monitoraggi specifici su edilizia e agricoltura. Inoltre, con la Regione Toscana, i tecnici dell’Asl 6 hanno collaborato al programma di informazione coordinato da Oliviero Toscani «l’arte per la prevenzione». Il progetto ha coinvolto in prima persona gli studenti delle scuole superiori, chiamati a comunicare la prevenzione attraverso forme artistiche (pittura, fotografia ecc...) Il risultato? Poster che parlano di sicurezza col linguaggio creativo dei giovani.
Strada killer. Sono avvenuti entrambi sulla strada gli incidenti mortali nella nostra zona: il primo, l’11 settembre 2006 a Donoratico, in itinere. La vittima stava andando al lavoro in bicicletta ed è stata falciata da un’auto. Il secondo caso, avvenuto il 23 ottobre a Rosignano, riguarda invece un operaio addetto alla manutenzione dell’autostrada. Anche’egli ucciso da un’auto mentre si trovava sul cantiere. Un aspetto da considerare riguarda proprio il luogo in cui avviene l’infortunio. E secondo le statistiche in possesso del Servizio prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Asl 6, diretto dal dottor Raffaele D’Onofrio, gli incidenti in itinere sono notevolmente aumentati. Si parla di percentuali, perché i numeri assoluti sono abbastanza contenuti (sempre in raffronto al resto della regione e d’Italia).
Il pericolo in itinere. Vediamo quanti sono gli incidenti che si verificano sul tragitto da o per il luogo di lavoro: nel 2002 erano 120, calati nel 2003 a 100, sono aumentati di nuovo nel 2004, salendo a 129, stabilizzandosi nel 2005 con 125. Nel 2006 sono di nuovo risaliti a 146. Il motivo? Si possono azzardare delle ipotesi: dalla più ovvia, la pericolosità delle nostre strade, ad un’altra considerazione altrettanto consolidata: l’aumento del numero dei lavoratori pendolari. In tutti i settori; ma in particolare nell’edilizia e nell’agricoltura. Seguono trasporti, servizi e turismo.
Edilizia e agricoltura. Cantieri edili e agricoltura restano i due segmenti caldi, anche se i numeri danno ragione alla prevenzione. Dal 2002 al 2006, nell’edilizia si è passati progressivamente da 197 infortuni all’anno a 186, 171, 157 e 165. Con una stabilizzazione nell’ultimo triennio. In agricoltura l’andamento è analogo: 218 infortuni nel 2002, 190 nel 2003, 182 l’anno successivo, 195 nel 2005 e 179 nel 200.
Le cause. Sempre secondo le statistiche, le cause degli infortuni sono piuttosto circoscritte: nell’ordine comportamenti non adeguati (come non indossare gli strumenti di protezione) e mancanza di formazione. Quest’ultima direttamente collegata al proliferare dei cosiddetti contratti non standard, a chiamata. Che in alcuni settori, come quello turistico (supermercati, alberghi, ristoranti, campeggi, altre strutture ricettive) può significare anche chiamate per pochi giorni o addirittura per poche ore. Un classico: il cameriere ingaggiato per il sabato sera. Troppa frammentazione uguale poca formazione: sintetizzano gli addetti ai lavori.
Immigrati in aumento. Ma vediamo l’identikit del lavoratore infortunato. Prendiamo l’edilizia: qui il 30% degli infortuni avviene a giovani sotto i 27 anni, mentre la stragrande maggioranza, oltre il 60 per cento, a persone in età da 34 a 47 anni, che rappresentano la forza lavoro più consistente. Esattamente in contrario di quello che avviene in agricoltura, dove si continua a lavorare fino a vecchi: infatti il 22% degli infortuni riguarda persone al di sopra dei 65 anni di età e ben il 13% ultrasettantenni, quasi tutti titolari (piccoli proprietari). Ma c’è un aspetto che accomuna edilizia e agricoltura: la provenienza della forza lavoro. In questi due settori è più massiccia la presenza di lavoratori immigrati.
Baby muratori. C’è un particolare che colpisce: in edilizia, dove la presenza di micro e nanoimprese non strutturate è dilagante, si lavora da giovanissimi. E con una preponderanza di immigrati e trasfertisti del sud Italia. Prendiamo gli apprendisti avviati al lavoro dall’ottobre 2006 al marzo 2007, appena sei mesi: sono 140, di cui ben 60 extracomunitari (marocchini, tunisini, albanesi, turchi, rumeni) trenta del sud (al 90% siciliani) e solo 19 della provincia di Livorno.
La prevenzione. L’Asl ha scelto di intervenire con progetti mirati: nel 2002 sono stati avviati monitoraggi specifici su edilizia e agricoltura. Inoltre, con la Regione Toscana, i tecnici dell’Asl 6 hanno collaborato al programma di informazione coordinato da Oliviero Toscani «l’arte per la prevenzione». Il progetto ha coinvolto in prima persona gli studenti delle scuole superiori, chiamati a comunicare la prevenzione attraverso forme artistiche (pittura, fotografia ecc...) Il risultato? Poster che parlano di sicurezza col linguaggio creativo dei giovani.
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