Sicurezza
Black out, danni alla produzione Il Polietilene è ancora fermo
Ieri nuove analisi di Arpat in mare dopo le rilevazioni di ammoniaca al Fosso Bianco. Oggi le risposte Ancora indagini sullo stop di corrente
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ROSIGNANO. Un danno consistente per le produzioni, soprattutto in sodiera dove si viaggiava a ritmi alti per carbonato e bicarbonato di calcio. Ma se gli impianti dell’azienda di via Moro sono tutti ripartiti, il black out di martedì ha creato i contraccolpi più grossi in Ineos. L’impianto del Pe (polietilene) è fermo e si parla di non meno di 3 giorni prima di ripartire. Non ci sono ancora responsi definitivi, invece, per l’impatto dell’incidente sull’ambiente. Arpat anche ieri mattina ha eseguito nuovi campionamenti delle acque in altre 2 aree in zona Lillatro dopo che martedi le acque erano state analizzate in 6-7 punti diversi. Un primo campionamento a ridosso del Fosso Bianco ha evidenziato la presenza di ammoniaca.
La stessa era stata rilasciata dalla sodiera durante l’improvvisa caduta di marcia inseguito all’interruzione di energia elettrica iniziata alle 9 e 48. Sebbene ieri mattina non si conoscesse ancora l’esito delle analisi sui campionamenti, dal Dipartimento livornese dell’Arpat il direttore Fabrizio Righini - sui primi rilievi fatti al Fosso Bianco a ridosso dell’incidente - parlava di quantitativi comunque non elevati. Arpat confermava invece che ancora ieri mattina le torce del Pe stavano bruciando etilene, sebbene in quantitativi decisamente più ridotti rispetto alle ore successive al black out. Arpat ha inviato un tecnico ad Ineos per verificare la situazione ambientale. Anche in questo caso per le risposte alle indagini atmosferiche per verificare l’entità inquinante della nube di fumo nero che si è sprigionata a lungo dalla fabbrica si dovranno aspettare almeno 24 ore. La perdita di prodotto, per il Pe, è invece di circa 600 tonnellate al giorno di polietilene.
Resta assodato che le operazioni di messa in sicurezza degli impianti sono state eseguite tempestivamente «grazie alla preparazione del personale in servizio», ricorda il coordinatore delle Rsu Ineos Stefano Santini. E lo stesso vale per il personale di turno negli impianti Solvay. E che i generatori autonomi di elettricità delle varie unità produttive sono entrati in funzione dopo il blocco di corrente sulla linea da 180 chilowatt dove arriva l’energia elettrica fornita da Enel. Resta da capire perché, a seguito del black out, non hanno funzionato i sistemi di commutazione ma soprattutto cosa ha effettivamente originato l’improvvso stop di elettricità se è vero - come conferma Enel - che non c’è mai stata interruzione sulla linea. Ancora ieri in fabbrica si parlava di un guasto alla sottosezione elettrica della centrale turbogas di Rosen. Ma ulteriori accertamenti erano ancora in corso.
Anche gli organismi sindacali hanno chiesto all’azienda di conoscere le cause del black out che la stessa Solvay, per prima, così come Ineos vuole capire. Anche perché le ripercussioni dell’incidente sulle produzioni sono notevoli. Sia ad Ineos che in Solvay, oltre ad Arpat, c’è stato l’intervento dei carabinieri e di altre autorità di sicurezza. La situazione, ieri, era definita sotto controllo.
La stessa era stata rilasciata dalla sodiera durante l’improvvisa caduta di marcia inseguito all’interruzione di energia elettrica iniziata alle 9 e 48. Sebbene ieri mattina non si conoscesse ancora l’esito delle analisi sui campionamenti, dal Dipartimento livornese dell’Arpat il direttore Fabrizio Righini - sui primi rilievi fatti al Fosso Bianco a ridosso dell’incidente - parlava di quantitativi comunque non elevati. Arpat confermava invece che ancora ieri mattina le torce del Pe stavano bruciando etilene, sebbene in quantitativi decisamente più ridotti rispetto alle ore successive al black out. Arpat ha inviato un tecnico ad Ineos per verificare la situazione ambientale. Anche in questo caso per le risposte alle indagini atmosferiche per verificare l’entità inquinante della nube di fumo nero che si è sprigionata a lungo dalla fabbrica si dovranno aspettare almeno 24 ore. La perdita di prodotto, per il Pe, è invece di circa 600 tonnellate al giorno di polietilene.
Resta assodato che le operazioni di messa in sicurezza degli impianti sono state eseguite tempestivamente «grazie alla preparazione del personale in servizio», ricorda il coordinatore delle Rsu Ineos Stefano Santini. E lo stesso vale per il personale di turno negli impianti Solvay. E che i generatori autonomi di elettricità delle varie unità produttive sono entrati in funzione dopo il blocco di corrente sulla linea da 180 chilowatt dove arriva l’energia elettrica fornita da Enel. Resta da capire perché, a seguito del black out, non hanno funzionato i sistemi di commutazione ma soprattutto cosa ha effettivamente originato l’improvvso stop di elettricità se è vero - come conferma Enel - che non c’è mai stata interruzione sulla linea. Ancora ieri in fabbrica si parlava di un guasto alla sottosezione elettrica della centrale turbogas di Rosen. Ma ulteriori accertamenti erano ancora in corso.
Anche gli organismi sindacali hanno chiesto all’azienda di conoscere le cause del black out che la stessa Solvay, per prima, così come Ineos vuole capire. Anche perché le ripercussioni dell’incidente sulle produzioni sono notevoli. Sia ad Ineos che in Solvay, oltre ad Arpat, c’è stato l’intervento dei carabinieri e di altre autorità di sicurezza. La situazione, ieri, era definita sotto controllo.
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