Il Tirreno

«Sulla sanità, cane non morde cane»

Liste d’attesa: don Reno e gli Amici della salute attaccano Asl e Regione

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CECINA. «Le liste d’attesa? Per tutti quelli il cui nome non ha né significato né valore nei ranghi dell’Asl 6 o dell’Usl 14 o altra che sia. Auguriamo a ciascuno di quanti ricevono ragguardevoli mensili da questi organismi di non dover mai ricorrere alle loro prestazioni ma se avvenisse, per favore, si mettano in lista come qualsiasi “nessuno”». Così don Reno Pisaneschi e il “Gruppo amici per la salute” intervengono sul caso segnalato domenica dal Tirreno a proposito delle mammografie. «I responsabili - scrive don Reno - devono spiegare perché non hanno ovviato in tempo all’affollamento delle richieste di mammografia. Anni addietro insistevano, e giustamente, perché le donne dopo una certa età si sottoponessero a quest’esame. Poi iniziarono a inviare un sollecito. Data la popolazione della zona, passato il rodaggio era prevedibile un fitto afflusso e la necessità di una strumentazione adeguata. Non si fanno le nozze coi fichi secchi».

«Ora per giustificarsi - aggiunge don Reno - si afferma che “il 70% degli esami è rappresentato dalle mammografie generiche di quelle donne che si sottopongono allo screening ogni due anni” (Tirreno di domenica): proprio questo invece denuncia la disorganizzazione. Una mastectomizzata per tumore ha diritto naturale alla precedenza. Se la signora fosse stata moglie, figlia, nipote, o amica il dottor Berti avrebbe trovato subito la maniglia sicura senza bisogno di “passare prima dall’Urp e accedere poi al Coar”. Le altre devono sostare nel limbo d’attesa perché valgono meno?».

Don Reno cita poi il periodico della Regione, “Toscana informa”, del 5 febbraio scorso: «La regione impegna le Asl a rispettare per il 90% di queste prestazioni il tempo massimo di 30 giorni. Ecco l’elenco: visita oncologica, mammografia (no screening). Se il nostro obiettivo è la vera tutela del diritto alla salute tramite interventi tempestivi appropriati, non ci si può limitare alle prestazioni singole ma bisogna assicurare qualità al complesso dell’intervento e del percorso assistenziale».

«In fondo all’anno - conclude don Reno - questi dirigenti, con a capo il direttore generale, prendono il cosiddetto premio di produzione: forse perché producono buone liste d’attesa nei vari ambulatori Asl? Si ricordano che devono rimborsare i 25 euro come previsto da una disposizione regionale se il paziente va da un privato? Anzi l’assessore Rossi aveva stabilito la valutazione tecnica dei direttori generali proprio dalla capacità di ridurre le liste d’attesa ma nessuno è stato eliminato o multato (cane non morde cane): silenzio su tutto il fronte. Tutti sanno però che i vistosi premi continuano a essere erogati. C’è da pensare che il parametro di valutazione sia stato sostituito dalla capacità di mettere a prova la pazienza delle persone. Il premio deve essere assegnato ai medici e agli infermieri che ogni giorno contattano e curano gli ammalati, mentre i signori degli uffici non li vedono neppure col binocolo».

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