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Black out elettrico, fabbrica ferma Fuoriuscita di ammoniaca in sodiera
Allarme in Solvay per un blackout elettrico
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ROSIGNANO. Un black out elettrico ha paralizzato, ieri mattina, le produzioni nello stabilimento Solvay. Alle 8,48 l’elettricità è venuta a mancare per 17 minuti creando contraccolpi nelle fabbricazioni con ripercussioni soprattutto negli impianti più grandi, come la sodiera. Qui, a causa dello stop elettrico, l’impianto è calato di marcia obbligando i lavoratori ad una serie di misure di messa in sicurezza. Il black out ha provocato, però, la fuoriuscita di ammoniaca che è finita in mare attraverso il fosso di presa. Non si esclude l’ipotesi che possa essere formalizzata dall’azienda la segnalazione di danno ambientale. Anche se da Solvay si comunica che i quantitativi di ammoniaca rilasciati sarebbero comunque modesti. Su questo sarà però l’Arpat di Livorno, che ieri mattina ha eseguito i campionamenti in mare, a pronunciarsi definitivamente. Di fatto lo stop elettrico ha innescato nelle varie produzioni una situazione di emergenza che è stato fronteggiata tempestivamente dai dipendenti di Solvay e Ineos. Perché a fermarsi è stato, a causa del black out, anche l’impianto del polietilene.
Per quasi tutta la mattinata, dalle 9 in poi, dalle torce degli impianti di San Gaetano e quello dentro lo stabilimento si è sprigionato un fumo nero, denso, che all’inizio ha destato preoccupazione nei cittadini, alcuni dei quali hanno chiesto spiegazioni anche ai vigili del fuoco. Come la sodiera anche l’impianto dell’etilene ha subito ripercussioni. Ineos ha comunicato alle autorità competenti quanto stava succedendo motivando anche le cause del fumo nero (provocato dalla combustione di etilene ed altri gas). Alcuni addetti parlano di 2-3 giorni di tempo necessari per ripartire a pieno ritmo con la produzione. Danno ingente alla produzione per la stessa sodiera che in questi giorni stava marciando forte (2900 tonnellate di carbonato al giorno, 420-430 di bicarbonato) e che potrebbe tornare a marciare a buon ritmo in non meno di 24 ore. Ieri sera alle 20 gli impianti - dai clorometani all’acqua ossigenata - erano tutti ripartiti. Più lento il riavvio per sodiera e Pe.
Alle 17,30 nello stabilimento si è svolto un incontro fra dirigenti Solvay e Rosen (che gestisce la prima turbogas) per cercare di capire le cause del black out. Gli impianti della fabbrica sono tutti alimentati da corrente che arriva dal gestore nazionale (Enel): ma all’interno della Solvay funzionano due centrali turbogas. La prima di Rosen, la seconda di Roselectra (650 megawatt in due). Da Enel informano che la linea di media tensione, che alimenta lo stabilimento, era regolarmente chiusa (significa che la corrente viene erogata) e che non c’è stata alcuna interruzione. L’origine dello stop, in un primo momento, sembrava riconducibile ad un guasto alla sottosezione elettrica di Rosen dove arriva la linea da 380 kilovolt. Ma questa prima ipotesi, ieri pomeriggio, era ancora in discussione. L’azienda, che dopo aver attivato tutte le misure di emergenza ed informato dell’incidente le varie autorità (amministrazione comunale, Arpat, forze dell’ordine), ha confermato che l’arresto dell’energia elettrica «si è verificato alle 8,48 e è andato avanti per 17 minuti» e che, di conseguenza, c’è stata «una mancanza di vapore per alcune ore».
Solvay spiega anche che non ci sono stati danni a persone (in sodiera il personale addetto è stato evacuato e così negli altri impianti sono partite le manovre di messa in sicurezza) ma che è ancora presto per determinare l’entità del danno economico subito dallo stop alle produzioni, che è comunque ingente. Sulle ripercussioni dell’incidente per l’ambiente (ammoniaca rilasciata e nube sprigionatasi dale torce del Pe) sono in corso, invece, accertamenti da parte di Arpat. Resta da capire cos’è che non ha funzionato in una fabbrica che consuma circa 77 megawatt l’anno di corrente e che, paradossalmente, ospita al suo interno due centrali a metano che producono energia elettrica e che ieri sono andate in tilt senza supportare il gap. Oggi saranno eseguiti nuovi accertamenti e Solvay potrà tirare le prime somme.
Per quasi tutta la mattinata, dalle 9 in poi, dalle torce degli impianti di San Gaetano e quello dentro lo stabilimento si è sprigionato un fumo nero, denso, che all’inizio ha destato preoccupazione nei cittadini, alcuni dei quali hanno chiesto spiegazioni anche ai vigili del fuoco. Come la sodiera anche l’impianto dell’etilene ha subito ripercussioni. Ineos ha comunicato alle autorità competenti quanto stava succedendo motivando anche le cause del fumo nero (provocato dalla combustione di etilene ed altri gas). Alcuni addetti parlano di 2-3 giorni di tempo necessari per ripartire a pieno ritmo con la produzione. Danno ingente alla produzione per la stessa sodiera che in questi giorni stava marciando forte (2900 tonnellate di carbonato al giorno, 420-430 di bicarbonato) e che potrebbe tornare a marciare a buon ritmo in non meno di 24 ore. Ieri sera alle 20 gli impianti - dai clorometani all’acqua ossigenata - erano tutti ripartiti. Più lento il riavvio per sodiera e Pe.
Alle 17,30 nello stabilimento si è svolto un incontro fra dirigenti Solvay e Rosen (che gestisce la prima turbogas) per cercare di capire le cause del black out. Gli impianti della fabbrica sono tutti alimentati da corrente che arriva dal gestore nazionale (Enel): ma all’interno della Solvay funzionano due centrali turbogas. La prima di Rosen, la seconda di Roselectra (650 megawatt in due). Da Enel informano che la linea di media tensione, che alimenta lo stabilimento, era regolarmente chiusa (significa che la corrente viene erogata) e che non c’è stata alcuna interruzione. L’origine dello stop, in un primo momento, sembrava riconducibile ad un guasto alla sottosezione elettrica di Rosen dove arriva la linea da 380 kilovolt. Ma questa prima ipotesi, ieri pomeriggio, era ancora in discussione. L’azienda, che dopo aver attivato tutte le misure di emergenza ed informato dell’incidente le varie autorità (amministrazione comunale, Arpat, forze dell’ordine), ha confermato che l’arresto dell’energia elettrica «si è verificato alle 8,48 e è andato avanti per 17 minuti» e che, di conseguenza, c’è stata «una mancanza di vapore per alcune ore».
Solvay spiega anche che non ci sono stati danni a persone (in sodiera il personale addetto è stato evacuato e così negli altri impianti sono partite le manovre di messa in sicurezza) ma che è ancora presto per determinare l’entità del danno economico subito dallo stop alle produzioni, che è comunque ingente. Sulle ripercussioni dell’incidente per l’ambiente (ammoniaca rilasciata e nube sprigionatasi dale torce del Pe) sono in corso, invece, accertamenti da parte di Arpat. Resta da capire cos’è che non ha funzionato in una fabbrica che consuma circa 77 megawatt l’anno di corrente e che, paradossalmente, ospita al suo interno due centrali a metano che producono energia elettrica e che ieri sono andate in tilt senza supportare il gap. Oggi saranno eseguiti nuovi accertamenti e Solvay potrà tirare le prime somme.
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