Il Tirreno

Il tribunale ha i numeri ma rischia di chiudere

Alessandro De Gregorio

Bacino di 70mila persone, una media annua di 500 sentenze penali e 250 civili

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CECINA. Migliaia di pisani costretti a essere giudicati a Livorno. Sembra una battuta, è solo una delle conseguenze che comportebbe la paventata chiusura del tribunale di Cecina. L’ipotesi può far sorridere per le note questioni di campanile, ma da queste parti non sorride nessuno: nell’ufficio giudiziario di via Landi gli impiegati scuotono il capo, gli avvocati si oppongono e i sindaci si mobilitano. Quello di Cecina ha già annunciato una dura battaglia, quelli di Montescudaio e di Guardistallo chiedono la convocazione urgente del coordinamento. Una voce, due frasi buttate lì. Tutto è cominciato così, sabato all’isola d’Elba durante un convegno organizzato dall’associazione forense elbana per discutere dei problemi del tribunale di Portoferraio. Una voce, due frasi. Niente di ufficiale. Solo che quelle frasi non sono uscite da una bocca qualsiasi ma da quella del presidente del tribunale di Livorno, Carmelo Solarino. In parte, anche da quella del capo della procura livornese, Antonio Giaconi. E soprattutto in presenza del sottosegretario del ministro della Giustizia, Luigi Li Gotti. Voci e frasi diventate appunti da girare al ministro che, se un giorno dovesse decidere di tagliare qualche tribunale, si troverebbe sul taccuino anche il nome di Cecina. Eccolo, il rischio.

La notizia è stata accolta come una doccia gelata negli uffici di via Landi, un tribunalino costruito appena cinque anni fa e costato cinque miliardi delle vecchie lire. Un ufficio che funziona, sforna una media annuale di cinquecento sentenze per il penale e la metà per il civile, mantiene la durata dei processi sotto i due anni. Senza contare il giudice di pace, che proprio in questi giorni è oberato di lavoro per i ricorsi contro le multe da autovelox. Il raffronto con le altre sedi distaccate è significativo: per il penale, Piombino ha una media di 350 sentenze e Portoferraio di 200. Per il civile, il totale di Piombino e Portoferraio è pari alla produzione di Cecina. Non solo. Cecina ha la pianta organica ferma da tempo (l’ultima assunzione risale al 1999), aspetta da quindici anni il nuovo dirigente della cancelleria, copre di fatto (con una commessa a contratto rinnovato di anno in anno) il vuoto vacante dell’usciere, presta addirittura un assistente di udienza a Livorno e un operatore giudiziario a Piombino. Ebbene, a fronte di tutto questo Cecina mantiene il ritmo, smaltisce i fascicoli e addirittura si fa carico delle schede (cioè dell’iscrizione delle condanne nel casellario giudiziario) anche per Piombino e Portoferraio. Operazione che, in teoria, dovrebbe essere fatta in proprio dagli stessi uffici di competenza.

Ecco che questa nuova voce di tagli sorprende, fa scuotere la testa, per certi versi indigna. «Meglio sarebbe che sostituissero i pensionamenti con le assunzioni, invece di tornare a parlare di tagli - dice un impiegato, che chiede di restare anonimo - Cecina ha sempre lavorato, si è sempre distinta dalle altre sedi. Eppure, a cadenza regolare, si torna a parlare di tagli. Del resto la nostra provincia è quella che è, la più lunga d’Italia e con un’isola. Dovrebbero raddoppiare le procure, altro che tagliare i tribunali». Provincia lunga, tre sedi distaccate. Che non sono un’eccezione e non serve il paragone con molte zone della Sicilia: basta guardare a Pistoia, che ha due sedi distaccate a Pescia e Monsummano. Tre tribunali, dieci-venti chilometri l’uno dall’altro. E nessun taglio. Ogni volta che si è ipotizzata una riduzione delle sedi, Piombino si è sempre salvata per la distanza dal capoluogo (90 chilometri) e per la presenza delle industrie.

Anche se la riforma del giudice del lavoro ha spostato tutto su Livorno, restano comunque alti i contenziosi alla voce infortuni. Quanto alla sede elbana, ha sempre pesato il fattore dell’insularità, il disagio per i residenti. Ecco quindi che Cecina, la più vicina al capoluogo (una quarantina di chilometri), è sempre rimasta scoperta, esposta agli spifferi. Anche se lavora, anche se l’investimento per la nuova sede non è stato ammortizzato. E senza considerare la giurisdizione. Il tribunale di via Landi ha competenza su ben undici comuni di due province: Cecina, Rosignano, Bibbona, Castagneto, Castellina Marittima, Sassetta e, in provincia di Pisa, Monteverdi, Guardistallo, Montescudaio, Casale e Riparbella. Nel caso di soppressione, non ci sarebbe una nuova distribuzione di questi comuni tra le sedi di tribunale più vicine, ma un accorpamento globale su Livorno.

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