Il Tirreno

Differenziata, costi in aumento

Luciano Donzella

Il lungo viaggio della spazzatura e il suo peso sulle tasche del cittadino

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ROSIGNANO. Una necessità inderogabile, un segno di civiltà, una rivoluzione che in una decina d’anni ha cambiato la gestione del settore rifiuti. La raccolta differenziata è tutte queste cose, una realtà che, anche se a macchia di leopardo, si sta imponendo su tutto il territorio. Nei diversi paesi va in differenziata una quota dal 19% al 43% del totale della raccolta. Ma dal punto di vista strettamente economico la differenziata porta un risparmio o è un costo aggiuntivo per l’utente del servizio? Anche se è difficile da quantificare, la risposta - come spiega Massimiliano Monti, direttore della Rea spa - c’è: al momento attuale è un costo, e neanche troppo contenuto. Il sistema non è ancora a regime, ma non è detto che anche una volta ottimizzato il servizio, questo possa portare a una maggiore economicità. I vantaggi, è chiaro, sono su altri fronti, e visto il continuo, enorme aumento della produzione di rifiuti, non è più neanche una scelta, ma una via obbligata.

Chiaro che avere un unico cassonetto o un unico camion invece che più cassonetti e più mezzi costerebbe meno, e su questo criterio non a caso è stata scelta una via intermedia, ovvero una raccolta assai meno differenziata di quanto sarebbe possibile (il vetro, ad esempio, va con plastica, polietilene etc.). Certo il recupero di materiali riutilizzabili che si fa al termine del ciclo non bilancia i maggiori costi del servizio, anche se negli anni la tecnologia permette di rendere il recupero via via più efficiente. Volendo quantificare, i recuperi oggi possono coprire fra il 5% ed il 30% rispetto ai maggiori costi di raccolta, trasporto e trattamento. Insomma, il cittadino 10 o 20 anni fa pagava molto meno per i rifiuti. Ma la colpa non è tutta della differenziata. I motivi per cui la Tia oggi è assai salata sono almeno quattro. Intanto nell’allora Tarsu si pagava intorno al 60% del costo del servizio, mentre con la Tia si paga il 100%. Il restante 40% prima lo pagava il Comune con la fiscalità generale, quindi anche se in modo indiretto ricadeva sulle nostre tasche. Secondo punto, dal 2000 ad oggi, in soli 7 anni, in Toscana siamo passati da meno di 500 a più di 600 chili pro capite di produzione annua di rifiuti. E nei Comuni serviti dalla Rea, vista la massiccia presenza turistica, la produzione supera addirittura gli 800 chili l’anno pro capite. Più rifiuti, ovviamente, significa costi maggiori.

Terzo elemento, l’aumento dei costi di gestione dei rifiuti, con più persone che ci lavorano e tecnologie sempre più avanzate da far funzionare: chiaramente gestire una discarica oggi, con tutte le prescrizioni di legge e le innovazioni richieste, costa molto di più che 20 anni fa. Infine c’è la raccolta differenziata, che come detto richiede una serie di lavorazioni in più e più specialistiche, e a conti fatti ha costi decisamente superiori alla raccolta normale. La raccolta differenziata attualmente viene fatta in gran parte da cassonetto e solo in via residuale (solo in alcune aree e solo per la carta) porta a porta. Negli ultimi anni la raccolta differenziata è stata in costante aumento, anche se in misura diversa, un po’ in tutti i Comuni. In ogni caso - dicono alla Rea - tutto quanto viene raccolto viene smaltito senza problemi di quantità. E questo a fronte di un aumento ingentissimo nella produzione di rifiuti, in media di diversi punti percentuali l’anno, con notevoli differenze secondo il tipo di rifiuti. Per dare un’idea, basta dire che gli ingombranti (arredi, mobili, letti etc.) sono aumentati di qualcosa come il 13% solo nell’ultimo anno.

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