Il Tirreno

TEATRO

L'Artimbanco mette in scena il Guerrazzi privato

Federica Lessi
Elena Pieri e Elisa Ciulli durante lo spettacolo
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Elena Pieri e Elisa Ciulli durante lo spettacolo

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 CECINA. Malinconico e solitario, perfino un po' ruvido. Francesco Domenico Guerrazzi, tramontati gli ideali che avevano sostenuto le sue lotte, si rifugia in quell'angolo di Maremma tra la campagna e il mare, nella villa in cui finirà i suoi giorni. Questo è il ritratto che ci consegna il testo lucido e disincantato di Fabrizio Parrini, che innerva lo spettacolo "Il rifugio dell'aquila" diretto da Carlo Rotelli e Marco Leone, andato in scena giovedì e venerdì scorso alla sede di Artimbanco alla Cinquantina. Un Guerrazzi ispido nella sua solitudine, durante l'esilio attraversato da qualche scatto d'orgoglio come un leone in gabbia, in pace solo quando è immerso nella natura. Questo monologo di ricordi ed episodi che Parrini ha scritto sul politico e scrittore livornese getta luce sul carattere e la vita quotidiana del protagonista del Risorgimento che si è ritirato nella tenuta della Cinquantina quando la storia ha preso un corso diverso da quello che aveva sognato. Le lettere e gli scritti dell'ultimo Guerrazzi sono carichi di questa dolorosa disillusione, che l'autore sa rendere con partecipe sensibilità. Lo spettacolo permette di riscoprire il talento letterario di Parrini, che ha ricevuto tanti riconoscimenti e merita una considerazione adeguata nella sua città. "Il rifugio dell'aquila", riallestito per i 150 anni dell'unità d'Italia, è anche attraversato dai sentimenti patriottici che autori dell'Ottocento come Leopardi, Manzoni e Foscolo hanno espresso in passi e liriche indimenticabili. Tra questi la canzone all'Italia declamata da una convincente Elena Pieri, e il contributo raffinato da Manzoni di Giovanni Rindi, che si affiancano al sempre bravo Alessandro Luperi. Gli scritti e le musiche del Romanticismo, quasi come un canto corale, facevano da contrappunto alla voce solitaria di Guerrazzi, dando le coordinate per inquadrare lo scacco del politico rispetto all'ideale vincente ed elitario dell'unità nazionale.

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