Il Tirreno

IL RICORDO

Quel grande animo di Monicelli

Massimo Ghirlanda

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A Castiglioncello, ospite di Suso Cecchi d'Amico, Monicelli veniva spesso. Avevano vissuto la stessa epoca, frequentato gli stessi ambienti letterari, avevano lavorato insieme, inventando una delle pagine più significative del nostro cinema. Di lui la Suso diceva che era una delle poche persone al mondo con cui si trovava bene e con il quale si sarebbe accompagnata in qualsiasi circostanza. Entrambi di Roma, ma toscani d'adozione. Molte sono le foto dell'archivio d'Amico che lo ritraggono a Castiglioncello: ne esiste anche una dove lui non c'è, ma che lo riguarda: si vede Mastroianni che, sulla passeggiata a mare, cerca di far volare un aquilone da lui costruito. Ebbene fu in quel giorno che Monicelli chiese a Mastroianni di fare la parte della prof. Sinigaglia nel film I compagni, un film nel quale credeva molto e che invece fu un fiasco colossale, almeno in Italia, ma non all'estero.  (...) Il mestiere gli veniva da lontano: dal padre, valente giornalista, che aveva fondato la prima rivista di cinema, "Lux et umbra"; e dall'infanzia, quando la madre lo lasciava in piccole e sporche sale cinematografiche di periferia, mentre lei andava a fare le commissioni. Era in quei pidocchietti, a balia del cinema, che era nato l'amore per questo mestiere.  Poi c'era stata l'esperienza alla Pisorno come assistente volontario di Genina e l'idea precisa di voler entrare in quel mondo. Brancaleone era il film che più gli assomigliava. Alla domanda su cosa facesse per aiutare i giovani d'oggi, rispondeva: "Faccio il massimo, invecchio!" Ma a differenza di Dino Risi, non guardava con amarezza la vecchiaia. Guai se non ci fosse la morte! - soleva ripetere: era la sua grande ispiratrice.  Negli ultimi anni, Monicelli non aveva rimpianti. Solo la rabbia nel vedere come si era ridotta l'Italia, con quel benessere che aveva portato solo a chiusure ed egoismi, con quella parola "speranza", che i padroni usano per metterti in trappola, e quella classe di intellettuali e uomini di potere che non ha più il coraggio di cambiare le cose. E, forse, chiedendosi spesso dove fossero finiti quei due inetti, il Gassman e il Sordi della Grande guerra, quei due meschini imboscati che, alle offese del tedesco, tiravano fuori tutta la loro dignità e decidevano di morire, da eroi.

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