Sicurezza
Tutti alla ricerca di chi ha creato il falso divieto di ciabattare a Castiglioncello
Sistemato su via Bengasi, sulla discesa al mare, è diventato un caso sui social. Tra i residenti sorrisi e curiosità: «L'avrà fatto un turista che vuole scherzare»
CASTIGLIONCELLO. «Sa cosa mi ha detto mio nipote di sette anni quando domenica siamo arrivati qui al mare? "Nonno perché non posso portare le ciabatte?". Io l'ho guardato senza capire e allora mi ha portato di corsa a vedere il cartello». Mariano Di Fede vive a Firenze, ma in via Bengasi, a pochi metri dal giocoso segnale stradale su cui campeggia il simbolo di divieto su un paio di infradito con la scrita "Vietato ciabattare", viene in vacanza da una vita. «Io sono nata qui - dice la moglie Milena Lami - e qui trascorriamo l'estate e i fine settimana. La trovata del cartello deve essere di qualche burlone, però va detto che in piena estate quando i gruppi di persone tornano dal mare un po' di confusione c'è, tra chiacchiere a voce alta e magari qualche lattina gettata a tera».In molti hanno notato il singolare cartello stradale tra via Bengasi e via Mogadisco, in cima a una scalinata che conduce sulla via Aurelia e poi giù alla baia del Quercetano. E il pensiero comune è che si tratti di un divertissement di tarda primavera. «È uno scherzo - dice Anna Mayer, che abita lungo il percorso che conduce al mare - magari qualcuno che ha qui la casa delle vacanze ha pensato di giocare un po'. Perché caos in queste strade non ce n'è».
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Anzi, come tiene a sottolineare Tonella Cenci, che da una quindicina di anni sceglie Castiglioncello per il relax estivo, «altro che non ciabattare, qui c'è troppa pace. È un mortorio!».Dalla comparsa del simpatico cartello, realizzato alla perfezione incollando adesivi su quelli che sembrano effettivamente supporti di segnali stradali, la gente che transita in zona prima di tutto si guarda i piedi per vedere se indossa le infradito. E, in caso affermativo, si assicura di non trascinarle. E poi si chiede chi potrebbe essere stato l'autore. Il fatto è che nella zona metà sono abitazioni residenziali e metà seconde case. E anche chi abita tra via Bengasi e via Mogadiscio non passa le giornate a guardare cosa succede lungo la strada. Nessuno ha notato residenti inaciditi o street artists sornioni aggirarsi nel tentativo di sistemare il segnale che vieta le infradito. Così, finora resta un mistero chi sia l'autore.«Siamo qui da sabato - dicono Ilaria Tavanti e Luca Grattarola, arrivati per due giorni di mare nella seconda casa - e appena ieri (domenica, ndr) lo abbiamo notato ci ha fatto tanto ridere. È una bella trovata, divertente».Nessuno si è sentito offeso dal cartello.
Anzi, quel che si respira tra i cittadini è che si tratti di una burla ben riuscita. «Tutti quando veniamo via dal mare - dice Roberto Riccò, modenese che su via Mogadiscio ha la casa - siamo in costume e ciabatte e magari capita di parlare un po' più a voce alta e trascinare i piedi. Ma si sa, le vacanze estive sono anche questo». E poi c'è chi, abituato a indagare le emozioni, nell'osservare il cartello ha voluto dar peso al verbo "ciabattare" come sinonimo gergale di spettegolare. Come una psicoterapeuta dell'entroterra toscano che ieri all'ora di pranzo, di ritorno dal mare, ha suggerito: «Potrebbe averlo messo una moglie arrabbiata per i comportamenti libertini del marito, che ha voluto dire alla gente di farsi gli affari propri». Fatto sta che il segnale ha stuzzicato la curiosità. «È una bella idea - dice Antonio Banducci - a livello di comunicazione. Come succede per i murales fatti bene, è una forma d'arte. Il Comune non dovrebbe toglierlo, ma sfruttarlo a livello di immagine».
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