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Essere donna in Italia è una sfida soprattutto nel mondo del lavoro

Essere donna in Italia è una sfida soprattutto nel mondo del lavoro

8 marzo, nella giornata internazionale delle donne Confartigianato Grosseto riflette su un gap che richiede visione e soluzioni

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Ricorre oggi, 8 marzo, la giornata comunemente soprannominata “Festa della donna”. Tuttavia, sarebbe più corretto chiamarla con la sua definizione ufficiale ovvero “Giornata internazionale della donna”, dato che oltre a celebrare l’importanza dei diritti delle donne e le conquiste sociali, politiche ed economiche ottenute, è soprattutto una ricorrenza in cui si richiama l’attenzione sulle - ancora presenti - disuguaglianze di genere, sugli stereotipi e le discriminazioni, sulla violenza, sui carenti diritti riproduttivi, sul gender pay gap e così via.

Il quadro generale

I dati che fotografano la condizione femminile nel mondo di oggi mostrano come, nonostante i numerosi passi avanti dell’era contemporanea, i diritti delle donne siano spesso fragili, soggetti ai cambiamenti geopolitici e alle specifiche condizioni sociali ed economiche dei diversi paesi nel mondo. Secondo “Women’s Rights in Review 30 Years After Beijing”, l’ultimo rapporto di UN Women sui diritti di donne e bambine, ad oggi nel mondo ogni dieci minuti viene uccisa una donna per mano del partner o di un membro della famiglia. Una donna su tre, circa 736 nel mondo, subisce violenza fisica e/o sessuale nel corso della propria vita. L’indipendenza economica, politica e sociale, l’accesso paritario all’istruzione, al lavoro e alla sanità, sono solo alcuni dei diritti fondamentali che, ancora oggi, non vengono garantiti in maniera uguale in tutto il mondo, rimanendo sempre e comunque soggetti a fragilità e attacchi continui.

Il paradosso

Il terzo Rendiconto di genere del CIV dell’INPS, stilato sui dati riguardanti il 2024, restituisce una situazione per molti versi ancora dura dell’Italia: le donne, che sono più della metà della popolazione, studiano e si laureano più dei colleghi uomini, ma poi continuano a lavorare e guadagnare meno rispetto a loro, arrivando alla pensione con assegni più leggeri. Il Rendiconto segnala un gap retributivo di genere superiore a 25 punti percentuali, con forte difficoltà di accesso ai ruoli dirigenziali. Tutto ciò in un contesto in cui, sia nei percorsi scolastici che in quelli universitari, il genere femminile ottiene maggiori titoli rispetto alla controparte maschile. A pesare molto è il cosiddetto “lavoro di cura”: nel 2024, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle madri sono state 15,4 milioni, contro le 2,8 milioni richieste dai padri. Un dato che, sommato alla sempre maggiore difficoltà nell’accesso agli asili nido, spiega come le donne siano, ancora oggi, la colonna portante della famiglia e l’unica figura in grado di occuparsi di figli e persone anziane, il che causa un maggior numero di contratti part-time, minori contributi versati e pensioni più basse.

Divario salariale e PIL: un legame sottovalutato

Il problema dei divari non riguarda solo gli individui: rappresenta infatti un ostacolo alla crescita e alla sostenibilità dell’intero sistema economico. Anzitutto, comporta una dispersione di talento e forza lavoro. In un contesto lavorativo e salariale poco equo, la partecipazione attiva delle donne viene scoraggiata, con la conseguente perdita di risorse preziose per alimentare il mercato e sostenere la produttività. Se le donne percepiscono redditi inferiori, dispongono anche di un minore potere d’acquisto, con effetti negativi sui consumi complessivi.

Una battaglia da affrontare per il domani

L’assenza di guadagno allarga ulteriormente le distanze e condiziona l’indipendenza (finanziaria e tout court) femminile, attuale ma anche futura. Sì, perché il divario salariale si trasforma anche in divario pensionistico. Le donne, anche in virtù di un’aspettativa di vita più elevata, sono maggiormente esposte al rischio di ricevere assegni insufficienti a coprire i bisogni essenziali. Questo comporta un maggiore ricorso alle risorse pubbliche destinate all’assistenza, che potrebbero essere impiegate in altri ambiti.

Nell’era dell’Ia il digital gap è ancora più evidente

Le donne sono oggi più presenti in funzioni amministrative e di supporto, che sono proprio tra quelle maggiormente interessate dalla trasformazione dei compiti. Tuttavia, resta ancora insufficiente la presenza femminile nelle competenze più richieste dalla transizione digitale e questo divario si riflette già nelle aule universitarie. Nonostante il numero di laureati in discipline Stem in Italia sia aumentato del +35% dal 2014, su 10 laureati solo 4 sono donne.

Le prime vittime online sono le giovani donne

La violenza contro le donne esercitata tramite i media digitali rappresenta una forma di violenza di genere che porta con sé ripercussioni significative a livello sociale, culturale ed economico. Quest’ultima colpisce in media più le donne che gli uomini e soprattutto le ragazze e le giovani donne: l’incidenza di abusi online tra donne tra i 18 e i 29 anni è del 7% più alta che tra donne di età compresa tra i 30 e i 39 anni (fonte Parlamento Europeo 2021).

Confartigianato Grosseto

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