Revet raddoppia il riciclo: 20mila tonnellate
Seconda linea attiva a Pontedera Revet raddoppia la capacità produttiva, investe in ricerca e riduce le emissioni fino a 21 milioni di chili di CO₂
Da Pontedera un nuovo passo avanti per l’economia circolare e per la filiera del riciclo in Toscana. Revet, società del gruppo Plures, ha avviato lo scorso ottobre la seconda linea di produzione dell’impianto di riciclo delle plastiche post-consumo, un investimento da quasi 11 milioni di euro che raddoppia la capacità produttiva di granulo riciclato ottenuto dagli imballaggi raccolti in modo differenziato sul territorio
A partire da quest’anno dunque la produzione raggiungerà le 20.000 tonnellate annue di granulo riciclato: un risultato che completa il sistema impiantistico dell’azienda, già tra i più avanzati a livello nazionale, e che rafforza l’impegno verso un’economia circolare realmente efficace.
Già nel 2024 Revet ha raggiunto un tasso di avvio al riciclo effettivo del 68%, e la nuova linea consentirà di migliorare ulteriormente queste performance.
Il potenziamento non si limita alla sola capacità produttiva, ma investe anche i settori della ricerca e dello sviluppo: Revet si è infatti dotata di un impianto pilota e un laboratorio interno. Queste strutture oggi permettono di eseguire in autonomia tutte le prove necessarie per offrire ai clienti un granulo personalizzato, calibrato sulle specifiche esigenze applicative.
‘Scegliendo il granulo Revet – spiega Alessia Scappini, amministratore delegato di Revet – gli stampatori di oggetti in plastica possono abbattere la loro impronta ecologica trovando proprio nella sostenibilità l’elemento di competitività per andare sui mercati. L’analisi del ciclo di vita dimostra che le prestazioni ambientali del granulo riciclato Revet sono estremamente performanti con una riduzione delle emissioni di CO2 di oltre il 75% rispetto all’utilizzo di un polimero vergine’.
I benefici ambientali sono tangibili: la produzione 2024 ha permesso di evitare l’emissione di 8 milioni di chili di CO₂ equivalente. Con l’ampliamento dell’impianto e il ricorso a energia da fonti rinnovabili, nel 2026 si stima una riduzione potenziale di oltre 21 milioni di chili di CO₂ equivalente.
Attualmente, Revet copre il 100% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili certificate, grazie anche a un impianto fotovoltaico interno da oltre 25.000 metri quadrati, che garantisce energia autoprodotta a zero emissioni. Il raddoppio dell’impianto ha avuto anche un impatto positivo sull’occupazione, visto che sono stati assunti 20 nuovi addetti, portando l’organico aziendale a un totale di 278 dipendenti.
Conclude Nicola Ciolini, presidente di Revet: ‘A Revet abbiamo superato con 12 anni di anticipo l’obiettivo Ue 2035 e con questa nuova linea puntiamo a migliorarci ancora, recuperando non solo gli imballaggi ma anche altri tipi di plastiche che oggi non vengono raccolte nel circuito dei rifiuti domestici’.
NextGen Circular Lab: giovani talenti per il riciclo del futuro
Il riciclo dà valore al nostro futuro, come recita la ‘promessa’ sotto il logo di Revet. In questa semplice ma impegnativa frase, ci sono tutti i motivi per cui Revet ha deciso di avviare il progetto NextGen Circula lab, un percorso formativo coordinato da un team di OpenKnowledge, (brand del Gruppo BIP, oggi parte della unità BIP.RED, il Creative Technology Studio del gruppo) capace di integrare formazione accademica, mondo produttivo e temi chiave della transizione ecologica. Per gli studenti ha rappresentato un’occasione formativa di grande valore, che ha permesso di integrare conoscenze teoriche, approccio multidisciplinare, capacità analitiche e progettuali. Il lavoro svolto dai gruppi (dall’analisi tecnica alla definizione dei concept e alla presentazione finale) ha dimostrato maturità, spirito critico e competenze collaborative, qualità fondamentali per i professionisti del futuro.
In effetti per massimizzare la quantità di rifiuti riciclati, mission di Revet, serve tantissima ricerca, perché per convincere un’azienda ad abbandonare l’uso di materia vergine per usare quella riciclata serve innanzitutto la qualità del materiale, raggiungibile attraverso studi e analisi continui, ma anche bravi ingegneri (negli ultimi 3 anni Revet ha assunto 3 nuovi ricercatori, mentre il responsabile dell’impianto di riciclo è un chimico industriale che ha meno di 30 anni). Servono anche i vantaggi ambientali, perché se un qualsiasi prodotto di un’azienda ha un’impronta ambientale di 100 e utilizzando la materia riciclata l’impronta ambientale viene abbattuta del 75%, quell’azienda potrà sfruttare le sue performance ambientale e sarà incentivata a fare lo switch. Ovviamente serve anche che il prodotto fatto con materiale riciclato sia bello e costi economicamente meno o uguale al materiale vergine, perché i conti a fine anno devono tornare. Infine, non banale, l’economia circolare va saputa comunicare bene, soprattutto oggi, nell’era che potremmo definire con un neologismo, fake-cene o sempre utilizzando il greco antico pseudoscene.
Per tutti questi motivi Revet ha cercato di sviluppare un progetto insieme ai giovani ingegneri chiedendo espressamente un contributo multidisciplinare. NextGen circular Lab è stato uno scambio alla pari: Revet ha fatto assaggiare loro il mondo dell’impresa con un approccio fortemente pratico, senza sconti, attraversando crisi sistemiche e di settore, confrontando competitor e svantaggi strutturali, paletti burocratici e ostacoli politici e legislativi. Loro hanno dato a Revet quella visione diversa che ci serviva, il punto di vista di una generazione nuova, chiamata da domani ad affrontare lo spietato mondo del business, ma soprattutto chiamata da stasera a correggere gli errori fatti dalla generazione attuale. Perché ne va del futuro. Di tutti.
La scatola Logevy: design di lusso in plastica riciclata
In occasione dello scorso Natale Revet ha lanciato la scatola porta profumo a marchio Logevy Firenze 1965, un progetto pilota innovativo che dimostra come economia circolare, design ed eleganza possano convivere perfettamente. Il lancio della scatola è avvenuto con una prima tiratura limitata di 150 pezzi, per testare la risposta del mercato verso soluzioni di packaging sostenibili, aprendo la strada a future produzioni su scala più ampia.
La confezione, progettata dal designer Stefano Giovacchini, rappresenta infatti un esempio concreto di economia circolare applicata al design: realizzata in poliolefina certificata Plastica Seconda Vita, nasce dai granuli prodotti da REVET riciclando gli imballaggi provenienti dalla raccolta differenziata toscana. Un ciclo virtuoso che parte dai cittadini e torna nelle loro case sotto forma di prodotto di qualità.
REVET ha investito in Ricerca e Sviluppo per mettere a punto un polimero con una bassissima impronta ambientale, in grado di rispondere a tutte le norme che regolano la produzione di imballaggi per la cosmetica, come avvenuto per la linea Terratoscana, csometici prodotti da La verde Vita e già in vendita in tutti i supermercati Coop.
La scatola esterna può essere impreziosita da loghi e contenuti fotoincisi o con pellicole polimeriche decorate secondo le esigenze del cliente: mantiene intatte le proprietà di riciclabilità perché è composta di un unico materiale in sostituzione del multi-packaging.
Il processo produttivo offre massima flessibilità: per piccole serie come questa tiratura pilota è possibile utilizzare stampa 3D a pellet o filamento, mentre per grandi produzioni future si potrà ricorrere allo stampaggio a iniezione, impiegando sempre i blend REVET.

