Gioco
I Segreti del Castello, vini rossi, bianchi, rosé e tante bollicine, fra la terra e il mare
Il Segreto del Castello potrebbe essere il titolo di una fiaba, invece è una bellissima realtà che racconta la storia di una famiglia e di una terra generosa che dona i suoi frutti, i suoi sapori e i suoi profumi ai vini della Tenuta Mariani. Una storia che inizia alla fine degli anni ’60 nelle risaie intorno al lago di Massaciuccoli e in un piccolo vigneto da cui la famiglia paterna di Ido Mariani produceva il vino da vendere sfuso.
Con il tempo le cose sono cambiate e Ido Mariani, nel 2005 decide di ristrutturare il casale di famiglia, mettendo in produzione circa sei ettari di vigna, con in testa l’idea di fare le bollicine. Grazie all’aiuto di un enologo francese furono piantate le vigne adatte. Così, oggi, Il Segreto del Castello racconta una storia nuova, quella di un’azienda agricola e agrituristica, con sede a Massaciuccoli, che si estende per circa dieci ettari sulle colline fra Massaciuccoli e Massarosa, con oliveti e vigneti, una casa colonica e le cantine. Ma non solo, perché la Tenuta Mariani ha radici anche nel resto del territorio versiliese e lucchese con vigneti di proprietà e in affitto dislocati a Torre del Lago e sulla collina a S. Macario, per un totale di circa venti ettari di terreno, di cui nove ettari di vigna e sette di uliveti, da cui si produce olio biologico certificato. «Ho una passione per il vino fin da piccolo - racconta Ido Mariani - Ricordo le vendemmie coi nonni, che il vino lo vendevano sfuso, poi ho avuto la possibilità di viaggiare tanto in Francia, e ho imparato come autodidatta. Cerchiamo di fare vino di qualità, biologico, a bassissimo contenuto di solfiti».
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Ogni anno vengono prodotte in azienda 25.000 bottiglie di spumante, 15.000 di vino bianco e rosso e 3-4000 litri di olio, a seconda della resa del raccolto. Il biologico e biodinamico è stata anche la scelta per i vini, che sono il fiore all’occhiello dell’azienda, vini che provengono da vigneti fortunati, che beneficiano di un clima mediterraneo privilegiato: il calore secco dell’estate è temperato dalla brezza marina della costa e dalle notti più fresche. L’inverno è sempre mite grazie alla vicinanza del mare. I suoli della tenuta variano a seconda dei vigneti, scistosi sulle sommità delle colline, più argillosi ai bordi delle colline e parzialmente sabbiosi nelle vicinanze del lago di Massaciuccoli.
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Dalle varietà di vitigni impiantate negli ultimi anni e già in produzione, merlot, syrah, ciliegiolo e chardonnay si ottengono: Segreto rosso dal colore rosso intenso e carattere deciso, Segreto rosé, profumato, in bocca rotondo e ben equilibrato e Segreto bianco, colore chiaro e aromi floreali ben presenti. Il Segreto del Castello è anche Pinot nero e Traminer, e poi ci sono le bollicine tanto care a Ido Mariani, Segreto Brut, Segreto Brut fut de Chene e Segreto Brut fut de Chene Rosé che ha conquistato la critica, ricevendo riconoscimenti importanti dalla Guida Veronelli e dalla Guida Touring Club. Dove la terra sposa il mare, dai vigneti fra Viareggio e Torre del Lago ai confini con il Parco naturale di S.Rossore e Massaciuccoli, su terreno sabbioso nasce STile Segreto Sabbia e Mare, ottenuto con il metodo Charmat, secco ma ammorbidito dalle note dello chardonnay, che conserva nel finale la salinità del luogo di provenienza.
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«Vendiamo vini e bollicine in tutta la costa della toscana, Lucca, Pistoia Firenze, facciamo fiere - dice Mariani - ci approcciamo anche ai mercati nazionali e siamo sulla Guida Veronelli. Si cerca di fare qualità e viene apprezzata. In questo ultimo periodo il lavoro si sta sviluppando in modo diverso, dalla semplice cantina con degustazioni, abbiniamo i vini anche a prodotti tipici locali. Accogliamo le persone all’aperto, dalle dieci di mattina fino alle nove/dieci di sera e abbiamo introdotto anche un’area picnic a bordo vigna». E la storia continua, con i Segreti che prendono il nome dal vecchio castello degli Ubaldi di Bozzano, che fu distrutto nel 1172 dai lucchesi e che vive ancora in quei sassi utilizzati per terrazzare gli ultimi cinque filari del terreno, che gli anziani del paese presero l’abitudine di chiamare “le vigne segrete del castello”.
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