Sicurezza
Apuane, guerra sui vincoli del parco: vacilla il campo largo per il Giani bis
Lo strano asse Pd-Lega per allargare le cave. Avs: «Così salta l’alleanza»
FIRENZE. È impantanato in commissione da quasi un anno. Sotto scacco, bloccato dalla minaccia di ricorsi dei sindaci “sviluppisti” vicini alle ditte del marmo e dal timore di dover rifare tutto da capo, magari attirando l’attenzione del Nazareno. Ma da qualche giorno nelle sabbie mobili sotto cui in Consiglio regionale s’è inceppata l’approvazione del piano integrato del parco delle Apuane si sta muovendo qualcosa. Un asse fra un pezzo di Pd e la Lega per scongelare la pratica e riscrivere il testo. Sulla carta, per depurarlo da «vizi» giuridici e formali che lo esporrebbero a impugnazioni, dice Massimiliano Baldini, consigliere viareggino del partito di Salvini.
Campo largo, vicolo cieco
«In realtà temiamo che il tentativo sia quello di rivedere i vincoli per le cave e consentire alle ditte del marmo di aprire altri fronti di escavazione – dice Eros Tetti, esponente di Alleanza Verdi Sinistra –. Sia chiaro, confidiamo che il piano venga approvato così com’è stato inviato dalla giunta al parlamentino toscano, per noi è un fattore imprescindibile in vista dell’alleanza per le regionali del 2025». Tradotto: sui confini del parco si sta aprendo una resa dei conti che rischia di pregiudicare il campo largo e trasformare in un vicolo cieco la costruzione della coalizione che dovrebbe sostenere il Giani-bis.
Sindaci in pressing
Ma andiamo con ordine. Tre giorni fa il leghista Baldini con una nota stampa chiede al Consiglio regionale di «non concludere l’iter di approvazione e rimandare indietro il piano» alla giunta Giani perché «sia riscritto» e faccia «tesoro» delle indicazioni arrivate dai sindaci nella prima seduta della quarta commissione che si è svolta il 20 novembre 2023 a Seravezza, in Versilia. Da quella data, il piano ristagna a Palazzo Panciatichi. Cosa invocavano i sindaci? Semplice: meno vincoli per le ditte del marmo. Soprattutto per l’Henraux, un gigante dell’oro bianco sulle Apuane che opera proprio in Versilia.
L’oro dell’Altissimo
Il piano preparato dal Parco e poi dall’assessorato all’ambiente guidato da Monia Monni prevede una salvaguardia stringente per la natura delle Apuane. Per i sindaci apuani come il seravezzino Lorenzo Alessandrini e il massese Francesco Persiani però contiene un errore: le cartografie sarebbero state modificate e restringerebbero molto le «aree contigue», zone vicine alle cave su cui le aziende vorrebbero allargare l’escavazione. Fra i pomi della discordia ci sono aree in Garfagnana e pure il Monte Altissimo, la vetta da cui Michelangelo avrebbe estratto il blocco per il David, una quinta spettacolare che si staglia su tutta la Versilia e dove oggi ci sono i bacini in mano all’Henraux. «Vogliono riperimetrare i confini del parco per escluderne l’Altissimo», è il timore che filtra dall’ala schleiniana del Pd. Un pressing a cui per mesi Monni resiste, fino ad ottenere l’approvazione del piano in giunta senza retromarce. Ma non senza qualche frizione con Eugenio Giani stesso. L’assessora non prende benissimo, ad esempio, che la prima riunione con i sindaci avvenga in sua assenza. Poi il governatore rassicura: la giunta seguirà la linea di Monni, anche perché è quella dell’ala schleiniana del partito, cioè del segretario Emiliano Fossi.
Vincoli e sottovincoli
Ma a fine febbraio, durante un convegno a Minucciano, Giani riaccende una spia d’allarme: parla di una nuova «strategia» per le Apuane, in cui il parco «diventa non un elemento di vincolo, ma di promozione», definisce le Apuane uno «straordinario giacimento» e trova ingiusto che nella «pianificazione delle cave» a «Carrara si proceda senza tanti limiti mentre sul Monte Altissimo e in Garfagnana vi sia un atteggiamento che crea un’estrazione di serie A e un’estrazione di serie B», insomma «non possiamo consentire che solo a Carrara si estragga il marmo mettendo vincoli e sottovincoli che determinano l’impossibilità di estrazione nei territori che poi sono oggetto del parco». Il video dell’intervento diventa un must per gli ambientalisti e i gruppi come Apuane Libere e Salviamo le Apuane. Ancora oggi si trova sui social come una specie di monito. Alla fine però dalla giunta il piano esce con «i vincoli e i sottovincoli».
L’alleanza scricchiola
Ora però Avs teme che il rimbalzo in consiglio serva a trovare un pertugio per eliminarli. «Apprendiamo che il Pd, in una alleanza inaspettata e improbabile con la Lega, proporrebbe di riscrivere il piano del Parco delle Alpi Apuane. Alleanza Verdi Sinistra si oppone fermamente a qualsiasi modifica del Piano integrato del Parco, già approvato dalla giunta regionale ormai un anno fa», dicono Dario Danti, segretario toscano di Sinistra italiana, ed Eros Tetti, portavoce dei Verdi. Solo che poi è arrivato il leghista Baldini: «Sono al corrente che il tema è stato posto dalla stessa presidente della quarta commissione, che ha scritto al presidente della Regione e rimango convinto che sia la strada giusta perché i vizi sollevati anche dal sindaco di Seravezza Lorenzo Alessandrini proprio nel corso di quella seduta paiono concreti e pregnanti». Insomma, la Lega è sulla stessa linea del Pd.
Lo strano asse
Secondo i sindaci ci sono gli estremi per l’impugnazione, perché il piano preparato dalla comunità del parco, che disegna le aree contigue, è diverso da quello inviato dal direttore del parco alla giunta regionale e a cui la giunta ha dato il via libera. A guidare la commissione territorio è la dem Lucia De Robertis. «Io non so se l’intento sia quello di riperimetrare il parco – dice la consigliera dem –. Ho scritto a Giani per capire se, andando avanti con l’approvazione, ci sono davvero gli estremi per incorrere in ricorsi. Aspetto di avere un confronto col governatore».
Patata bollente
Difficile intestarsi la modifica dei confini a favore delle cave. Chi lo facesse, nel Pd, rischierebbe lo scontro e una reprimenda del quartier generale dem. Sulle cave è già arrivata una volta dal Nazareno. Per Giani c’è in gioco la ricandidatura, e pure per chi cerca un posto al sole nella prossima legislatura. Le Apuane sono una patata bollente che nessuno vuole tenere in mano.
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