Il Tirreno

La tragedia

Livorno piange l'infermiera gentile Cinzia Mantovani: aveva 61 anni

di Stefano Taglione
Cinzia Mantovani, l'infermiera morta a 61 anni
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Cinzia Mantovani, l'infermiera morta a 61 anni

Tre mesi fa aveva scoperto la malattia. Il ricordo del figlio «Dopo un incidente sono rimasto in carrozzina, a mia madre devo tutto». Aveva lavorato all’ospedale di Pisa

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LIVORNO. Ha vissuto per il figlio e per i tantissimi pazienti che accudiva con le cure domiciliari. Livorno perde uno dei simboli della sua assistenza pubblica, la sessantunenne infermiera Cinzia Mantovani. Tre mesi fa, la professionista della sanità labronica, ha scoperto un tumore e purtroppo, alle 4 di mercoledì 5 giugno, è morta in ospedale dopo aver affrontato a testa alta il rapido decorso della malattia. Sportiva di prim’ordine, si era laureata in scienze infermieristiche all’Università di Pisa e, nel corso della sua vita, ha affrontato momenti molto difficile, come l’incidente del figlio Michele. È proprio lui, psicologo e con una figlia di tre anni, che oggi la vuole ringraziare e la omaggia per tutto ciò che di buono e bello ha fatto per lui. Senza mai risparmiarsi. Come una vera madre sa fare.

«A lei devo tutto – le parole di Michele Filippi – perché è stata una madre straordinaria. Lo sono tutte, sono d’accordo, ma lei lo è in particolare. Mi ha sostenuto, spronato: io ho avuto un incidente e mi muovo in carrozzina, grazie a lei mi sono laureato in psicologia, sono sposato e ho una figlia di tre anni, Eva, che tutti dicono le assomigli tanto, sono gocce d’acqua. Se sono un uomo è grazie a Cinzia, le devo tutto, lo ripeto». Andava in palestra quasi tutti i giorni, la sessantunenne, praticando lunghe camminate, tenendo un’alimentazione sana e trascorrendo molto tempo con i suoi amici animali. Tre cani: Lola, Nina e Pola. Gli amori della sua vita oltre naturalmente al figlio Michele e alla nipotina che tanto amava, una delle ragioni della sua vita. «Si è presa cura di me in un modo esemplare – prosegue Filippi – e non la ringrazierò mai abbastanza per ciò che ha fatto. Mi mancherà moltissimo, lascia un vuoto incolmabile».

In passato, subito dopo aver trovato lavoro nella sanità pubblica, Mantovani aveva lavorato come infermiera all’ospedale pisano di Santa Chiara, poi per riavvicinarsi a casa aveva ottenuto il trasferimento a Livorno. La base in ospedale, al poliambulatorio, il lavoro in giro per la città, nelle case dei livornesi, per accudirli nelle fondamentali cure domiciliari di cui avevano bisogno tutti i giorni. Fino a due mesi fa, Cinzia, è rimasta sul campo. La base di partenza, da qualche tempo, era cambiata da viale Alfieri a via del Mare. «Una professione – conclude il figlio – che ha svolto con grande dedizione, perché le piaceva tanto. I pazienti la adoravano». Non solo i pazienti, anche i colleghi con i quali aveva uno splendido rapporto. E che oggi la piangono per una tragedia improvvisa. Nell’ultimo periodo Cinzia era assistita dalle cure palliative dell’ospedale ed era stata anche ricoverata a Cisanello. Poi era tornata a casa, per essere nuovamente assistita nelle ore precedenti al dramma dai sanitari labronici. La camera ardente è stata allestita alla cappella mortuaria di viale Vittorio Alfieri, mentre il funerale sarà celebrato, a cura delle onoranze funebri della Misericordia di via Verdi, alle 15,30 di giovedì 6 giugno al cimitero dei Lupi. Dopodiché sarà cremata.

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