Il Tirreno

LORENZO MEI ( 1511 ) - herons-avellino colore

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La vittoria ha la faccia paonazza dei bambini sorridenti alla balaustra del parterre, ha la mano bollente di Federico Barsotti in panchina con la febbre, ha la felicità di Nicola Natali che abbraccia e bacia tutti. Un’esplosione di gioia dopo quasi due ore di sofferenza. Alle 16,45 c’era già la fila al botteghino. Dentro al Palaterme quando le squadre entrano per il riscaldamento ci sono già parecchie magliette bianche a fare pendant con quelle dei giocatori: il colpo d’occhio è riuscito, sembra di essere a una convention di fornai. Lo spicchio dei tifosi irpini invece è una bella macchia verde. Arriva anche il neo presidente pistoiese Ronnie Rowan, ed è pieno revival anni Novanta. La Fabo dei primi minuti non è quella di Ruvo, e serve la fiammata di Dell’Uomo, spedito da Barsotti a fare il guastatore, per scaldare il pubblico. Il jingle del giorno è “Sarà perché ti amo”, poppettone dei Ricchi e Poveri tornato in auge: la gente si alza e batte le mani. La breakdance della mascotte Larry allenta la tensione nei time-out, ma Il terzo quarto ammutolisce buona parte del Palaterme, con la sola curva che non smette mai di cantare. Il resto dei duemilaquattrocento si libera negli ultimi 5 minuti, quando la garra di Arrigoni e il tap-in di Radunic redivivo al rimbalzo portano al pareggio, e quando la cavalcata finale fa segnare il punto agli Herons, a due vittorie dalla serie A2. Ora è frastuono, è terremoto, è un Palaterme che piace a Mario Boni, in piedi in tribuna a sentirsi come in Grecia.

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