Il Tirreno

Il processo

Tentato omicidio del minimarket di Livorno: chiesti 12 anni per un ex militare

di Stefano Taglione
I rilievi della polizia scientifica nel minimarket lo scorso luglio (foto Daniele Stefanini / Agenzia Silvi)
I rilievi della polizia scientifica nel minimarket lo scorso luglio (foto Daniele Stefanini / Agenzia Silvi)

Alberto Vannini, in congedo dalla Marina per motivi di salute, indagato per aver sparato a un commesso appena arrivato in città con tre colpi di pistola, due dei quali lo hanno centrato al ventre

11 maggio 2024
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LIVORNO. Dodici anni di reclusione. E se non ci fosse lo sconto di un terzo della pena per la scelta del rito abbreviato sarebbero stati 18. Li ha chiesti la procura per Alberto Vannini, il cinquantasettenne ex militare (in congedo) che il 14 luglio dell’anno scorso ha sparato tre colpi di pistola colpendo due volte al ventre Ali Usman, il negoziante bengalese di 33 anni che stava lavorando nel minimarket di via Novelli, a pochi passi dal Mercato centrale, un negozio che fra l’altro avrebbe inaugurato nel giro di pochi giorni e che, quella mattina, era aperto solo per motivi di inventario. L’accusa è tentato omicidio e la sentenza ci sarà fra qualche settimana.

La ricostruzione

Erano le 9,40 del 14 luglio scorso quando l’imputato, difeso dall’avvocata Barbara Luceri, avrebbe fatto fuoco contro il commerciante con una Beretta calibro 22 regolarmente detenuta. All’interno del punto vendita in quel momento ci sarebbero stati solo e lui Usman. C’è chi ha sentito gli spari, ma da fuori, soccorrendo poi il negoziante, portato in ospedale in ambulanza, operato due volte e dimesso dopo qualche settimana. Di Vannini, invece, inizialmente nessuna traccia: dopo aver esploso i due proiettili verso il trentatreenne, infatti, sarebbe scappato. «C’era una persona e l’ho vista prendere una pistola dalla borsa. Poi ho sentito come una scarica», le parole della vittima. Usman, a Livorno, era appena arrivato. Una città che non conosceva affatto, nella quale era approdato per lavorare nel minimarket passato di mano e ancora da inaugurare nella sua nuova gestione. Oggi, per fortuna, il giovane sta meglio e si è totalmente ripreso.

Il fermo

Vannini, originario di Firenze e da tempo residente a Livorno, verrà fermato dalla Squadra mobile dopo tre giorni. «Eccolo. È lui l’uomo che mi ha sparato». Con queste parole, riconoscendolo fra le fotografie mostrategli, il commerciante aveva indicato agli agenti il volto del cinquantaseienne. Imputato che vive a poca distanza da via Novelli: è lì che i poliziotti lo hanno fermato come persona gravemente indiziata di delitto, trasferendolo alle Sughere, dove tuttora si trova. La sua legale, al tribunale, nel frattempo ha chiesto l’attenuazione della misura cautelare ai domiciliari per motivi di salute. Il movente Dagli accertamenti degli investigatori è emerso che il cinquantasettenne «aveva – scriveva nel luglio scorso il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna nell’ordinanza di custodia cautelare – problemi di carattere economico». Tanto che risulta «destinatario di un decreto ingiuntivo emesso il 15 dicembre del 2021». Potrebbero essere state le difficoltà finanziarie ad armare la mano di Vannini, anche se la tesi accusatoria è fortemente contrastata dalla difesa.

La tesi difensiva

Secondo l’avvocata Luceri, invece, Vannini avrebbe agito stordito da alcuni farmaci che avrebbe assunto poche ore prima. Non era lucido, stando alla tesi difensiva. Tanto che quando è tornato a casa avrebbe riposto la pistola nella cassaforte senza neanche pulirla per nascondere le tracce.

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