Gioco
Mamma e bambini morti nell'incendio: «I piccoli così affettuosi, dormivano tutti nel lettone»
La tragedia di Bologna. Una famiglia che aveva conquistato il cuore degli amici e dei vicini con la sua spontaneità e gentilezza
BOLOGNA. Una famiglia dove c’erano tante risate e tanto amore. La descrivono così le persone che conoscevano Stefania Alexandra Nistor e i suoi tre bambini. Una famiglia come tante: la mamma era separata dal padre, lavorava nel settore delle pulizie e stava sempre con i suoi piccoli. «Era affettuosa e li portava ovunque con sé» racconta una vicina. Una mamma giovane e allegra che aveva insegnato l’amore ai figli che, a loro volta, si comportavano così con gli altri.
Una famiglia che aveva conquistato il cuore degli amici e dei vicini con la sua spontaneità e gentilezza. Vivevano in un appartamento molto piccolo: pochi mezzi economici, ma grande dignità. Dormivano tutti in una stanza e, la notte della tragedia, tutti nel lettone della mamma, come succede nelle famiglie in cui i bambini sono piccoli e ci si vuole un gran bene. Abitavano in una zona periferica del quartiere Barca di Bologna, un rione popolare ma dove ancora si vedono i bimbi giocare in cortile. I due gemelli, Mattia Stefano e Giulia Maria, frequentavano un asilo nido nel quartiere, mentre Giorgia Alejandra, la più grande, andava alla materna.
Il padre, operaio, vive in provincia ma li andava a trovare spesso ed era in ottimi rapporti con l’ex moglie. Prima la famiglia di George Panaite Birta viveva a Tivoli, dove è nata la prima bambina della coppia. E anche lì si erano fatti amare dai vicini. «Ho trovato la forza di chiamare il papà per un saluto, e ho trovato un uomo distrutto dal dolore, disperato – racconta Luigi Napoleone, uno di loro – mi ha raccontato quello che era successo». «Le nostre bambine andavano a scuola insieme – ha detto scoppiando in lacrime Eleonora, amica della mamma, arrivata ieri mattina sul luogo della tragedia – ora come spiegherò a mia figlia che Giorgia non c’è più? Stefania era una donna speciale, buona, non meritava questo».
Il dolore unito all’incredulità davanti al palazzo della tragedia «Non ci posso credere – dice Maria Bruno, una vicina – Avevo già trovato dove comprare ai bimbi le uova di Pasqua. La bimba grande, era un amore».
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