Il dolore
I tartufi toscani finiscono in mano a un fondo: Savini cede la maggioranza delle quote
L’azienda toscana regina dei tartufi rilevata dalla Italia Fine Food Ceduto l’80% delle quote: «Opportunità per far crescere il marchio»
PALAIA. Inizia il tempo dei tartufi, con mostre e mercati nelle zone a vocazione, e il tempio del tubero, Savini Tartufi, si dà un nuovo assetto societario. La storica famiglia di Palaia, che da quattro generazioni porta avanti la cultura del tartufo in Italia e nel mondo, dopo oltre 100 anni di imprenditoria familiare, ha ceduto l’80% delle quote al fondo di Private Capital Italian Fine Food, promosso da Avm Gestioni Sgr spa Gestore EuVeca società benefit, con l’obiettivo – si dice – di valorizzare le eccellenze regionali del food Made in Italy.
L’operazione è un primo tassello per la creazione di un campione del fine food italiano, su cui lasciar esprimere le potenzialità del settore attraverso una crescita organica basata – oltre che su future acquisizioni – sulla diversificazione, a partire da un’iniezione di risorse per finanziare il piano di sviluppo. Il gruppo opererà per «ottenere una crescita organica che mira all’internazionalizzazione e alla diversificazione, creando nuove sinergie e rafforzando il patrimonio aziendale grazie a un aumento delle risorse che ne finanzieranno la crescita».
Capofila del progetto è proprio l’azienda Savini Tartufi che negli ultimi cinque anni ha raggiunto stabilmente un fatturato aggregato di oltre 10 milioni di euro, esportando il 65% circa della propria produzione in oltre 40 Paesi. Un impegno che ha visto protagonista in massima parte Cristiano Savini, vale a dire la quarta generazione di un’impresa partita un secolo fa con cane e paletta nelle promettenti tartufaie del Palaiese e della zona di San Miniato, dove il tartufo bianco impera al punto da fare concorrenza alla rinomata Alba. Quella che iniziò unicamente come passione, negli anni si è trasformata in professione, ma è rimasto un lavoro paziente che segue i ritmi della natura e che, nelle uscite in bosco, ha un unico compagno fedele: il cane.
E proprio Cristiano Savini, amministratore delegato di Savini Tartufi, viene confermato alla guida dell’azienda e afferma: «Amo la mia impresa perché è la mia famiglia. Questa operazione è stata fatta con grande consapevolezza, per poter dare la possibilità al brand Savini Tartufi di crescere con una nuova energia vitale e finanziaria. Oggi, per migliorare, è necessario guardare oltre. Ancora una volta lo abbiamo fatto consapevoli che da soli non si può arrivare troppo lontano. Questa nuova strada è il percorso più giusto da intraprendere per andare oltre al sogno iniziato da mio nonno».
Poi allontana qualsiasi rischio di una “detoscanalizzazione” dell’azienda: «Anzi, il contrario. Servirà a inorgoglire il territorio. E il fatto che sia io a capo è una garanzia totale. Ci stavo pensando già da un po’, poi la pandemia ha allontanato il traguardo. Ma ora è arrivato. È un’opportunità in più per noi, per l’anima dell’azienda, per il territorio».
L’advisor fiscale e societario della famiglia Savini è lo studio professionale di Pontedera “Studio Cavallini e partners srl Stp”, che con la dottoressa Sabrina Cavallini ha curato tutti gli aspetti dell’operazione. Lo studio si occupa di consulenza societaria straordinaria e di operazioni di M&A da diversi anni. Con riguardo al profilo legale, l’operazione è stata curata dall’avvocata Alessia Baglioni, professionista esperta di operazioni straordinarie.
«Italian Fine Food nasce con l’ambizione di valorizzare e realizzare il grande potenziale e l’eccellenza del Made in Italy nel cibo e nei prodotti di qualità. Con questa operazione vogliamo creare qualcosa di totalmente nuovo e in grado di contraddistinguersi nel panorama internazionale», rileva Giovanna Dossena, Principal di Avm Gestioni.
Mentre Stefano Filippini, partner di Avm Gestioni che ha seguito l’operazione, osserva come «il tartufo abbia ottenuto, nell’ultimo decennio, un proprio posto di rilievo all’interno dei mercati nazionali e internazionali, caratterizzandosi quale prodotto per la convivialità e superando la stagionalità. Da qui è nata l’idea di creare un campione in grado di cogliere tutte le opportunità generate dalla possibilità di unire le forze dei migliori player del settore».
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