Il Tirreno

Le indagini

Traghetto contro motopesca, ci sono tre persone indagate

di Paolo Ardovino
Nella foto la nave Sharden della Tirrenia che nella notte di giovedì si è scontrata con il motopesca al largo di Capo Figari
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Nella foto la nave Sharden della Tirrenia che nella notte di giovedì si è scontrata con il motopesca al largo di Capo Figari

Collisione: l’accusa (per ora) è naufragio colposo. Rimane un uomo di 41 anni disperso in mare

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OLBIA. «Sto bene, sono vivo per miracolo», è quanto fa sapere il sopravvissuto, ancora sotto choc. «Tutto è successo in un attimo». Poche frasi smozzicate. Mario Langiu è il comandante del peschereccio disintegrato giovedì sera nella collisione con un traghetto. Lui e un altri marinaio sono finiti in acqua. Lui è stato recuperato. L’altro marittimo no. Il mare per ora ha riportato a galla solo altre parti del motopesca Ale Max II. Col passare delle ore, sono sempre meno le probabilità di trovare vivo il marinaio, Mandi, 41 anni, senegalese, ancora disperso.

Per questa collisione - secondo l’Ansa - la Procura di Tempio Pausania avrebbe iscritto nel registro degli indagati tre persone: il ventottenne comandante del peschereccio affondato; il comandante del traghetto Tirrenia e un ufficiale della nave che, al momento dell’impatto, si sarebbe trovato sulla plancia.

Lo scontro

Sono circa le 23.15 di giovedì quando la guardia costiera di Olbia riceve la telefonata di due passeggeri della nave, partita da Olbia e diretta a Livorno, dove si riferisce della collisione col peschereccio. Dall’imbarcazione, travolta da poppa dal traghetto, distrutta e affondata, è riuscito a salvarsi il giovane comandante, aggrappandosi alla zattera di emergenza e sparando in aria il segnale di soccorso. Il marinaio è ancora disperso.

L’inchiesta continua

Dalla guardia costiera fanno sapere che le ricerche non sono terminate: proseguono a tappeto sullo specchio acqueo nei pressi di Capo Figari con più mezzi. Ma per ora sono stati ritrovati solo resti del peschereccio, in possesso dei militari per ulteriori accertamenti. Il fascicolo sulla collisione è finito sulla scrivania del procuratore Gregorio Capasso. La procura di Tempio Pausania valuta il reato di naufragio colposo, che col passare delle ore e il mancatoritrovamento del disperso diventerà omicidio colposo. A cui si potrebbe aggiungere l’omissione di soccorso. Sentiti dalla capitaneria di Livorno i passeggeri testimoni dell’impatto hanno confermato come tra l’allarme lanciato all’equipaggio fino e il dietrofront della nave siano passati 40 minuti. La Tirrenia era già arrivata all’altezza di Caprera quando è stato deciso di tornare indietro per verificare la situazione e poi riprendere la rotta verso Livorno. Per conto della procura di Tempio tra venerdì sera e ieri mattina la Capitaneria di Olbia ha sentito comandante, ufficiali e membri dell’equipaggio della Sharden .

Le parole

L’incidente è il convitato di pietra nella pescheria Cecilia. L’attività della famiglia Langiu è affacciata sul lungomare e sulla banchina. Tolto qualche turista ignaro, chi entra si presenta con parole di affetto per la madre di Mario. Il comandante non parla con nessuno, si è chiuso a casa, ma a distanza, e tramite i familiari, fa sapere di stare bene e di sentirsi «vivo per miracolo». Sulle dinamiche non aggiunge più di quanto riferito quando è stato tratto in salvo, e cioè che ha visto la nave «solo nell’istante in cui ci ha travolto». «Un enorme danno, sarà difficile riprendersi in tutti i sensi, anche lavorativo», dice un parente su un’imbarcazione in banchina, appena arrivato dall’allevamento di pesci vicino Figarolo dove lavora. Indica uno spazio vuoto tra i pescherecci, «è lì che stava il suo». Mario è «ancora sconvolto», ribadisce la madre. Starà ripercorrendo quei momenti in cui è riuscito a salvarsi. Resta però un compagno perso nel mare.


 

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