Il Tirreno

Musei. Il nodo dei contratti. «Serve un protocollo unico»

di Francesca Ferri
Musei. Il nodo dei contratti. «Serve un protocollo unico»<br>

La giungla delle gare d’appalto e la corsa al ribasso per le paghe

5 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. L’addetto alla biglietteria? La persona al banco delle audioguide? Il personale nelle sale che tiene a bada chi prova ad allungare le mani sui capolavori? Per contratto nei musei statali, regionali, provinciali e comunali, i lavoratori sono tutti, o quasi, inquadrati – dal punto di vista contrattuale, come addetti alle pulizie. Succede in Toscana, regione che conta centinaia di musei, a circa 3mila addetti (dati UILTucS aggiornati al 2020) che patiscono le storture di un sistema che non li vede assunti in pianta stabile, bensì esterni, assunti da cooperative o società che poi svolgono il servizio richiesto a seguito di gare d’appalto, con contratti vergati al solo scopo di far risparmiare gli enti pubblici a scapito dei diritti.

Il caso è scoppiato quest’estate, culminato nello sciopero che il 1° luglio ha visto scendere in piazza i lavoratori della Galleria degli Uffizi.

Una situazione che la UILTucS monitora da tempo. E per la quale il segretario generale per la Toscana, Marco Conficconi, ha una proposta per il presidente della Regione Eugenio Giani e per il sindaco di Firenze, Dario Nardella: «Fare della Toscana un modello che dica agli enti locali: “Chi lavora nei vostri musei deve avere il contratto del turismo o del terziario”».

Conficconi, come funzionano gli appalti nel settore museale?

«Nei musei pubblici lavorano non solo dipendenti dell’ente pubblico ma, per i servizi di secondo piano, anche altre persone. Queste sono assunte da cooperative o società esterne, le quali svolgono per i musei alcuni servizi, ad esempio biglietteria, bookshop, controllo in sala, amministrazione, guardaroba, e se li aggiudicano tramite gare d’appalto. Il punto è che ad oggi, in Toscana, ogni amministrazione fa un bando a sé e lì non garantisce quasi mai, se non mai, la corretta applicazione del contratto dei museali e spesso nemmeno tutela il rapporto di lavoro perché non prevede la clausola sociale».

Che contratto viene applicato?

«Il contratto previsto è quello del turismo o del terziario, e invece, tranne due grandi eccezioni, i musei applicano il contratto multiservizi, vale a dire quello del “pulimento”».

Insomma il bigliettaio può non essere un dipendente pubblico ed essere inquadrato con un contratto per altra funzione. Perché?

«Rispetto ai contratti del turismo e del terziario, nel multiservizi c’è un abbassamento di diritti e paga».

Qualche cifra?

«Ogni amministrazione decide, all’interno del proprio bando, le applicazioni minime. Ad esempio a Firenze tra il contratto del turismo e quello, ad esempio, applicato dal Comune, ci sono 2.200 euro di differenza all’anno su un totale, per il multiservizi, di 16-17mila euro per il full time».

I Comuni non hanno sufficienti risorse per il settore?

«Non è che i Comuni non hanno soldi. I Comuni, da questi bandi, cercano di guadagnarci il più possibile».

Altre differenze?

«Mi viene in mente Siena dove in alcuni casi l’appalto è stato vinto dalla Croce rossa italiana. Che non si capisce che c’entri con i servizi museali».

Per quale ragione un ente pubblico applica un contratto per addetti alle pulizie a chi si occupa di musei?

«Per il tentativo, o il vizio, di abbassare per forza il costo del bando rifacendosi solo su lavoratori e lavoratrici. Ed è un problema che sta sorgendo negli ultimi anni, molto sentito in Toscana perché qui c’è un’enormità di musei, la maggior parte dei quali gestiti da Comuni, grandi e piccoli».

Altre ragioni?

«Quando parli di turismo in un contratto intendi un mondo molto variegato; le aziende peggiori approfittano di questa definizione troppo larga».

Come si risolve il problema?

«Il problema sta nel fatto che spesso le amministrazioni non creano le condizioni per tutelare i diritti dei lavoratori ma si trincerano dietro una cosa oscena: non rispettano i diritti dei lavoratori. A nostro parere si potrebbe invece alzare il costo del biglietto».

Gli aumenti, però, non sono mai ben visti...

«In Italia in media il costo dei musei è più basso d’Europa. Al Louvre non pago quello che pago agli Uffizi. E il turista, se gli fai pagare uno o due euro in più, non storce certo il naso. Ma soprattutto non si può legare questo tema al discorso dei diritti dei lavoratori. È una scusa che non regge».

Cosa propone UILTucS?

«Non vogliamo creare un contratto specifico per la materia. Alla Regione, e al presidente Eugenio Giani in particolare, proponiamo di distinguersi, di dare una linea, perché la nostra è anche una terra di diritti. In Piemonte e in Lombardia il problema non è così grosso perché tutte le società sanno che, al momento del bando, saranno scelte solo quelle del settore. In Toscana invece c’è un problema politico. Chiediamo dunque a Giani un protocollo d’intesa regionale che delinei un perimetro chiaro, sicuro e trasparente in cui le amministrazioni possono agire nel comporre i bandi di gara e le assegnazioni dirette. Per farlo, chiediamo che si crei un tavolo di concertazione al quale, attraverso un protocollo d’intesa regionale, insieme ai sindacati, si delinei il problema e si dica chiaramente che i contratti devono contenere la clausola sociale. Non è un’idea rivoluzionaria, ma di serietà. Anche perché per le aziende è diventato business. Nei giorni scorsi abbiamo scritto una comunicazione ufficiale a Giani perché si faccia carico del problema. Ma mi rivolgo anche al Comune di Firenze».

Perché al Comune di Firenze?

«Perché può dare una spinta per tutti. Al sindaco Dario Nardella diciamo: vediamo se Firenze diventa più seria e tutela i diritti degli addetti museali. Su questo ci confronteremo con loro in vista delle prossime scadenze elettorali».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa