Il Tirreno

Il piano

Pnrr, pasticcio enorme: a rischio l’intera politica economica

di Alessandro Volpi

3 MINUTI DI LETTURA





Forse non è ancora chiaro il pasticcio colossale del Pnrr. Può essere utile allora un breve riassunto a riguardo. L'Italia ha chiesto oltre 200 miliardi di euro, unico caso in Europa, e li ha ricevuti naturalmente con alcune condizioni perché l’Europa non regala nulla visto che deve finanziare il Piano con debito comune. Tra le condizioni ci sono il rispetto delle regole e dei tempi nella realizzazione degli interventi, verificato con controlli a campione, e le riforme. Dunque anche una cessione, sia pur parziale, di sovranità.

Dopo le prime verifiche è emerso che il nostro Paese non è in regola con tempi e con la tipologia di investimenti e, di conseguenza, l’Europa ha bloccato i pagamenti. Così opere già andate in gara, per cui Comuni, Regioni e altri soggetti hanno già speso, contabilizzando come entrata i fondi del Pnrr, non hanno più copertura. Così ha dichiarato, al di là delle rassicurazioni del governo, l’Ufficio studi della Camera: allo stato attuale, 16 miliardi di opere del Pnrr sono senza copertura, con possibili conseguenze pesanti per i bilanci degli enti pubblici.

Il ministro Fitto, a cui è stata affidata la cabina di regia del Pnrr, deve dunque da un lato trovare coperture che non ci sono per ciò che è già stato speso e per l’insieme dei progetti finanziati e dall’altro convincere l’Europa della bontà e dell’affidabilità dei lavori ancora da svolgere. Questo significa però, date le esplicite censure europee, riscrivere buona parte del piano in pochi giorni e trovare risorse che ora non ci sono. Un pasticcio enorme perché tutta la politica economica del governo Meloni è incentrata sul Pnrr avendo deciso di tagliare le tasse a tutti, ricchi compresi, e non potendo più contare sul debito pubblico i cui tassi sono diventati insostenibili.

Peraltro, il dimagrimento forzato del Pnrr, insieme ai possibili e in molti casi evidenti ritardi, potrebbe contribuire al raffreddamento del Pil già in atto come dimostrano gli ultimi dati dell’Istat. L’economia italiana è troppo dipendente dalla domanda estera; è sufficiente che Germania, Francia e altri Paesi verso cui esportiamo abbiano una flessione e la tanto celebrata ripresa si ferma.

Questo dovrebbe far capire che non tiene più la domanda interna, che i consumi degli italiani si stanno bruscamente contraendo perché i prezzi sono alti, le retribuzioni troppo basse e soprattutto la ricchezza e i redditi sono sempre più polarizzati. I consumi di pochi ricchi non sono in grado di compensare la caduta dei consumi della stragrande maggioranza del Paese. Se la politica non affronta questo tema, le difficoltà aumenteranno a dismisura: serve pertanto una vera politica dei redditi oppure vivremo, male, di export e turismo, dipendendo del tutto dai cicli mondiali. L’eventuale fallimento del Pnrr, proprio per il peso che gli ultimi governi gli hanno attribuito, non può che aggravare la situazione. È interessante rilevare che una delle obiezioni, forse la più netta, che la Commissione europea ha fatto all’Italia non riguarda i singoli interventi ma la delega fiscale in cui non sarebbero presenti elementi chiari di lotta all’evasione. In poche parole, come fa il governo Meloni a chiedere decine di miliardi se non cerca di recuperare il centinaio di miliardi evasi ogni anno ed anzi decide di “trattare” con gli evasori?

*Università di Pisa

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze