Il Tirreno

Italiamondo

Gigantesca Carrà

di Giorgio Billeri
La gigantografia a Times Square
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La gigantografia a Times Square

Raffa oggi avrebbe 80 anni: la sua foto sul grattacielo a Times Square. A Madrid il musical con le sue canzoni. Omaggio a un’icona planetaria

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Al centro del mondo adesso c’è la ragazzina di Bellaria, con quel sorriso troppo sorriso per non fermarsi a guardarlo. E quegli occhi, lucenti sotto il trucco anni 70 che abbracciano Times Square, precipitando letteralmente da decine di metri di altezza. Times Square, New York, crocevia della modernità, dove si incrociano le storie e i destini di milioni di uomini e donne, di ricchi e miserabili, newyorchesi e turisti. Qui, dove le luci non si spengono mai e hai l’impressione che il tempo sia sospeso, che non passi mai o passi troppo in fretta: qui, affacciata sul dorso di un grattacielo, c’è Raffaella Carrà.

“Iconic”, per dirla con gli americani, maestri nel cristallizzare una persona con un solo aggettivo. Icona di talento, di eleganza, di leggerezza. Ma anche bandiera che garrisce contro le discriminazioni di genere, per l’uguaglianza universale della persona. Una donna, un’artista che ha scritto un pezzetto di storia ballando, cantando, intrattenendo senza calcoli, ma pensando. Una che cantava “Luca”, ed era il 1978, e l’Italia perbenista storceva il naso perché la ragazza di Bellaria, crisalide diventata ormai farfalla, raccontava di un ragazzo con i capelli biondi come l’oro che preferiva l’amore di un altro uomo e tutte le ragazze che gli cadevano ai piedi. Sì, Raffa non aveva paura di celebrare il sesso, l’amore senza troppi vincoli, limiti e pensieri: com’è bello far l’amore da Trieste in giù (anche se ci siamo sempre chiesti cosa succedeva a nord del capoluogo giuliano) cos’altro era se non il manifesto dell’autodeterminazione sessuale, un inno di libertà? E non fu sempre la ragazza di Bellaria, all’alba dei torbidi ed inquieti anni Settanta, a far viaggiare la mente del maschio italico con il top del Tuca tuca, che fece vistosamente sbandare anche il controllatissimo e un po’bigotto Alberto Sordi?

Raffaella, oggi, avrebbe tagliato il traguardo degli 80 anni, con l’infinito caschetto biondo e quel sorriso largo, accogliente, romagnolo. Gli americani, amanti delle date-simbolo, le hanno riservato un ricordo da regina, con quella gigantografia nel cuore della Grande Mela. Già, perché anche dall’altra parte dell’Oceano Raffa era Raffa: per cinque settimane lo show di Raiuno Buonasera Raffaella andò in onda dalla sede Rai di New York, nel delirio della comunità italiana, e subito dopo fu ospite dello show di David Lettermann: se ti sedevi su quella poltrocina, con la tazza di caffè in mano, potevi dire di aver scollinato il successo mondiale. Ed era sempre lei, ragazzina di appena 22 anni, che sfuggiva agli occhi blu di Frank Sinatra, che la ricopriva di rose sul set del Colonnello Von Ryan, film del 1965. Chiunque avrebbe tremato davanti al carisma di The Voice, non la ragazza di Bellaria che lo liquidò così: «Per me non era un gran mito».

L’America celebra Raffa, oggi che avrebbe 80 anni. L’idea è stata lanciata da Spotify, colosso della musica digitale secondo cui «la Carrà è stata la prima artista ad essere scelta come Ambassador per il progetto Equal per aver portato con la sua musica chiari messaggi sulla discriminazione di genere, testimoniando così il suo lascito nella società mondiale». Oltre la cantante, oltre la ballerina, oltre l’attrice c’è la donna con la sua forza morale, i suoi messaggi leggeri eppure pesantissimi. Se n’è accorta anche la Spagna, altra terra che Raffaella ha ammaliato con la sua gioia di vivere, la sua esuberanza così latina. La scelta di cantare in lingua spagnola le regalò un clamoroso successo non solo nella penisola iberica, ma in tutta l’America Latina. Madrid in questi giorni accoglie la presentazione mondiale di “Bailo Bailo”, il musical dedicato alla Raffa nazionale che debutterà allo storico teatro Capitol sulla Gran Via il prossimo 2 novembre e che nel 2025 arriverà anche in Italia. Una storia che ha come filo conduttore i maggiori successi del caschetto d’oro di Bellaria, 80 minuti su 95 cantati dal vivo. Liberamente ispirato al film “Explota Explota” di Nacho Alvarez, dove Raffaella doveva recitare un cameo prima di ammalarsi, avrà la consulenza artistica di Sergio Japino, compagno di vita della Carrà. Le parole di Valeria Arzenton, produttrice del musical, sono la summa di quanto Raffa ha lasciato e di quanto manca oggi: «Ce l’abbiamo un po’tutti nel Dna, per quello che ha fatto, per la sua musica, per la sua storia». È così: fischiettando i suoi hit o guardando filmati col seppia, sorridendo o ballando, ci accorgiamo tutti che una come Raffaella resta da qualche parte, accovacciata nelle pieghe della nostra memoria. Perché ci ha risolto tanti sabato sera, ma non solo: ha detto tanto senza farlo pesare. E magari, se sei una così, finisce che il tuo sorriso, un giorno, può cadere giù da un grattacielo di Times Square.


 

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