Il Tirreno

La testimonianza

Il derby di Claudio Bonaccorsi: «Match della livornesità. Un po’ rosico perché vorrei giocarlo anch’io»

di Claudio Bonaccorsi
Il derby di Claudio Bonaccorsi: «Match della livornesità. Un po’ rosico perché vorrei giocarlo anch’io»

L'ex play della PL: «È la vittoria della città. cambiano forse le modalità, ma i contenuti rimangono sempre i soliti, ben impressi nelle mente come un -39 o un dito medio alzato alla curva dei “nemici” storici»

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LIVORNO.  Ci sono momenti nella vita in cui ti rendi conto che certe cose che ti capitano non fanno parte di un progetto o una programmazione, semplicemente ti stai trovando al posto giusto al momento giusto. Come trovare la donna della tua vita quando meno te lo aspetti o lo desideri, o comprare un gratta e vinci fortunato, in chissà quale autostrada, preso come resto del caffè. Ma la fortuna non è quella se non hai poi la capacità di giocartela e sfruttarla come si deve.

Ecco, questo è trovarsi a disputare un derby, a Livorno appaiati, in testa alla classifica, in un palazzetto meraviglioso. La storia si ripete, così come nella vita tutto è ciclico, cambiano forse le modalità, ma i contenuti rimangono sempre i soliti, ben impressi nelle mente come un -39 o un dito medio alzato alla curva dei “nemici” storici.

Onestamente un po’rosico perché a questo tipo di derby 2. 0 a me manca, noi siamo sempre stati i “fratelli” poveri che se la giocavano col cuore e, spesso, con posizioni di classifica estremamente differenti.

Ricordo intere annate con situazioni di classifica deficitarie salvate a prescindere vincendo semplicemente la stracittadina. Quello di adesso è un derby i cui requisiti tendenzialmente si equivalgono dalla A alla Z, forse con un pizzico di prevalenza di tifo più caloroso e folkloristico, come del resto è sempre stato da parte della PL.

Ecco forse questa è l’unica nota ricorrente nel tempo, il tifo PL. Nell’era dei social poi questo contesto viene amplificato e vincere un derby significa avere almeno una settimana da vivere di rendita per i like che si sprecheranno da una parte o l’altra. Ai miei tempi vincerlo voleva dire farsi un paio di vasche a petto in fuori via Ricasoli -piazzs Attias e ritorno.

La componente della livornesità in campo non manca da Forti a Paoli, da Fantoni a Lenti, fino ad arrivare alla generazione Z (come Zen appunto) capitanata da tale Matteo Bonaccorsi che siede in panchina della Libertas dopo un passato vissuto in bianco azzurro.

Ma a differenza negli anni Ottanta i giocatori livornesi avevano fatto il loro percorso sempre con la squadra di appartenenza, dalle giovanili alla serie A e questo forse è un valore aggiunto in termini di emozioni. Esisteva pure il derby nei derby, anche se a contare, era il risultato e non lo scontro diretto col rivale libertassino (o piellino).

Non chiedetemi chi vincerà perché fare previsioni nei derby è davvero impossibile: troppe variabili concorrono al risultato finale, di certo e che i tempi sono maturi, la Livorno del basket ha rimesso benzina nel motore, le ali le ha sempre avute per (ri) spiccare il volo. E come sempre avrò l’onore e il piacere di dire: “Vada come vada, io c’ero”. Buon derby a tutti e vinca lo sport, Livorno ha già vinto!


 

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