Il Tirreno

RITA DEBLASIO ( 3081 ) - Foibe

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Le vittime di quella che è stata definita come la più complessa vicenda del confine orientale sono state tra le tre e le cinque mila, secondo altre fonti forse anche undici mila. Si tratta dei massacri delle foibe di cui ieri, 10 febbraio, si è celebrata la giornata del ricordo. L’importanza di apprendere il vero insegnamento dalla storia, di commemorare, di studiare, di informarsi per fare in modo che orrori del genere non accadano di nuovo, che il sacrificio delle popolazioni della Venezia Giulia, del Quarnano e della Dalmazia non sia vano. È stato questo il filo conduttore dell’incontro, tenutosi proprio ieri, presso il cinema “La Compagnia” con studenti e studentesse delle scuole superiori dal titolo “Per la storia di un confine difficile. L’alto Adriatico nel ‘900”. «Il programma di quinta superiore è complesso, per questo ho scelto di intraprendere un progetto che possa coinvolgere di più i ragazzi su questo tema, anche a partire dalle classi terze altrimenti il tempo è veramente poco», sostiene la professoressa di italiano e storia Elena Urbandino dell’istituto Saffi di Firenze, «Nei libri ci sono appena poche righe visto che è un argomento spinoso. Questo rovina il ricordo», conclude. Il progetto organizzato dalla docente prevedeva la lettura, durante l’estate, del libro “E allora le foibe” di Erich Gobetti. «Nel libro abbiamo trovato tutte le spiegazioni. Personalmente non conoscevamo benissimo questa vicenda visto che sia gli insegnanti delle elementari che quelli delle medie non hanno approfondito molto l’argomento», spiegano le alunne Renee Di Laudo e Sara Dell’Agnello. Anche l’istituto tecnico turistico Chino Chini ha optato per dei progetti: «Abbiamo realizzato un video. Solo grazie a questa iniziativa ho saputo della vicenda», afferma la studentessa Anna Landi. L’impressione, dunque, è che intorno a questa vicenda ci sia molta poca informazione e sensibilizzazione soprattutto se si confronta con le iniziative organizzate per la giornata in ricordo delle vittime della Shoah il 27 gennaio: «Basta considerare la poca affluenza in sala in quest’occasione», commentano amaramente i docenti. A ciò si aggiunge il problema che tramandare la storia è diventato sempre più difficile visto che le testimonianze dirette, a causa dell’inesorabile scorrere del tempo, vengono meno. Ma c’è anche chi, al contrario, può ancora godere di questa “fortuna”. Si tratta di Javier Tarunti, studente dell’istituto tecnico agrario, arrivato in Italia quando aveva appena cinque anni. La famiglia di Javier ha, infatti, origini istriane. «Da piccolo non sapevo che una parte della mia famiglia avesse vissuto questa storia. Purtroppo il mio bisnonno ha trovato la morte nelle foibe», racconta il giovane, «L’ho scoperto verso gli undici anni dalla mia bisnonna, ma faceva tanta fatica a parlarne perché l’orrore è stato davvero tanto». Ascoltando il suo racconto si comprende anche come sia importante andare personalmente in quei luoghi: «Tante volte sono stato a Pola, in Croazia. Lì la vicenda è molto sentita, in Italia di meno», conclude il ragazzo.

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